Coniugi morti nell’Orta, le famiglie vogliono i danni anche dal Parco

PESCARA. La prima udienza davanti al gup per la morte dei coniugi di Scerni Giuseppe Pirocchi e Silvia D'Ercole, deceduti il primo maggio del 2017 dopo essere scivolati nel fiume Orta, si è chiusa in...
PESCARA. La prima udienza davanti al gup per la morte dei coniugi di Scerni Giuseppe Pirocchi e Silvia D'Ercole, deceduti il primo maggio del 2017 dopo essere scivolati nel fiume Orta, si è chiusa in tempi brevi con la costituzione di parte civile da parte dei legali delle famiglie delle due vittime: gli avvocati Giuliano Milia, Arnaldo e Francesco Tascione. I legali avevano anche chiesto al giudice la chiamata in causa, come responsabili civili, del Comune di Caramanico e dell'Ente Parco della Maiella: ma su questa richiesta il giudice Colantonio si è riservato la decisione che verrà resa nota nella prossima udienza del 30 maggio. A rischiare il processo, con l'accusa di concorso in omicidio colposo, sono il sindaco di Caramanico, Simone Angelucci, e il direttore del Parco Nazionale della Maiella, Oremo Di Nino.
Secondo il capo di imputazione la morte dei giovanissimi coniugi (32 anni), poteva essere evitata. Non ci sarebbe stata alcuna tragica fatalità, ma delle precise responsabilità che la procura di Pescara ha individuato appunto a carico dei due imputati. Quel giorno la coppia era con i loro due figli di 8 e 5 anni: una tranquilla gita del primo maggio che però si trasformò in tragedia.
La donna scivola su un sasso in una zona dove il corso d'acqua forma una sorta di piccole rapide e, nel tentativo di salvarla, anche il marito muore annegato. Secondo l'accusa i due imputati avrebbero «omesso di adottare le misure idonee a garantire la fruizione, in condizioni di sicurezza, dei sentieri e della zona denominata Marmitte dei Giganti, note anche come rapide di Santa Lucia, all'interno del Parco Nazionale della Maiella che prescriveva, tra le azioni da compiere a tutela della incolumità pubblica, la sistemazione dei tratti di sentieri segnalati per migliorare le condizioni funzionali e di sicurezza della rete, la progettazione di specifica segnaletica per l'intera rete del Parco, indicativa e illustrativa».
Ci sarebbe stata dunque una omessa opera di analisi dei rischi da parte degli imputati, che avrebbero dovuto evidenziare, a mezzo di apposita segnaletica, la pericolosità della zona, impedendo l'accesso all'area immediatamente a ridosso delle rapide.
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