Consip, Renzi padre quattro ore in procura

Accusato di traffico di influenze. Si è difeso: «Hanno abusato del mio nome» «Non conosco Romeo né Verdini. Russo? Amici solo per motivi religiosi»
ROMA. Tiziano Renzi, papà dell’ex premier indagato per traffico di influenze dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti in Consip, interrogato ieri per quasi quattro ore ha negato di conoscere sia il senatore di Ala, Denis Verdini, sia l’imprenditore campano Alfredo Romeo, arrestato mercoledì per corruzione: ovvero i due personaggi che secondo la procura di Roma, attraverso il suo amico Carlo Russo, avrebbe cercato di aiutare per far loro ottenere appalti pubblici facendo pressione sull’ad della Centrale acquisti statali, Luigi Marroni, il manager che invece l’accusa. Non ha negato di conoscere Carlo Russo, ma solo per motivi “religiosi”. Con il giovane imprenditore farmaceutico, l’amico di famiglia descritto dagli inquirenti nel decreto di perquisizione che lo riguarda come il “facilitatore” per l’assegnazione degli appalti pubblici, Renzi senior si sarebbe legato grazie ai pellegrinaggi compiuti insieme a Medjugorje. Soldi? «Mai presi. Qualcuno ha abusato del mio nome».
Il rapporto personale tra Russo e Tiziano Renzi è centrale nel castello accusatorio delle procure di Roma e Napoli, che indagano sullo scandalo tangenti che ha coinvolto la Consip. Li hanno interrogati lo stesso giorno. Carlo Russo, 34 anni, amico della famiglia dell’ex premier è stato sentito in una caserma dei carabinieri a Firenze, mentre Tiziano Renzi, papà di Matteo, per quasi quattro ore è rimasto al palazzo di Giustizia di Roma. Entrambi sono indagati per traffico di influenze; ma Carlo Russo, che gli inquirenti descrivono come un faccendiere, è rimasto in silenzio. Davanti alle domande del procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo, Renzi senior non si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo l’accusa entrambi avrebbero commesso il reato di traffico di influenze facendo da “facilitatori” per l’assegnazione di appalti pubblici all’imprenditore campano Alfredo Romeo (arrestato mercoledì) grazie ai rapporti preferenziali vantati con Luigi Marroni, n.1 della Consip nominato dal governo Renzi.
Carlo Russo in silenzio. Entrato alle 13,41 Carlo Russo è uscito dalla procura alle 17. Alle 15 Tiziano Renzi si è seduto davanti ai pm di Roma. Ci resterà fino alle 19,30. «Mai preso soldi. Si è trattato di un evidente caso di abuso di cognome», si è difeso Tiziano Renzi a cui i pm hanno messo davanti quanto dichiarato il 20 dicembre scorso ai carabinieri dall’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni. L’ex direttore dell’Asl di Firenze voluto dal governo Renzi a Roma per guidare la prima stazione appaltante d’Italia quel giorno aveva fatto mettere a verbale di aver ricevuto pressioni da parte di Carlo Russo per favorire una ditta riconducibile a Denis Verdini e di aver incontrato personalmente Tiziano Renzi a Firenze il quale gli aveva chiesto di tenere in considerazione le richieste di Russo. «Le dichiarazioni di Marroni sono da valutare nella loro complessiva verosimiglianza», ha replicato il legale di Tiziano Renzi, l’avvocato Federico Bagattini.
«Mai conosciuto Verdini». Liquidata la scelta di Russo di non rispondere ai pm - «è un problema di Russo» - il legale ha aggiunto che il suo assistito, ha negato di aver «mai conosciuto né incontrato l’imprenditore Alfredo Romeo e di essere mai stato in Consip». Sì, perché nel decreto di perquisizione che riguarda Russo, i pm scrivono che sia lui che Renzi senior «si facevano promettere indebitamente utilità a contenuto economico consistenti nell’erogazione di somme di denaro mensili» affinché intercedessero per Romeo sempre con la stessa persona: l’amministratore delegato di Consip, Marroni. Stessa la richiesta: fargli ottenere un appalto a cui l’imprenditore campano puntava da tempo, un affare da 700 milioni. I carabinieri avrebbero trovato un appunto nello studio di Romeo con alcune iniziali con accanto delle cifre. Per gli inquirenti una di quelle iniziali si riferirebbe a Tiziano Renzi: accanto la cifra di 30mila euro. Ma Renzi ha negato di aver mai messo piede in Consip, di aver mai incontrato Romeo tantomeno di aver preso soldi. «Ha escluso anche di conoscere Denis Verdini», ha aggiunto l’avvocato.
Le dichiarazioni di Marroni. Eppure le dichiarazioni rese dall’ad di Consip, Marroni rappresentano per i pm romani il fulcro del filone dell’inchiesta sulle traffico illegale di influenze: «Nel marzo 2016 ho incontrato Tiziano Renzi a Firenze in piazza Santo Spirito e mi fu chiesto di accontentare le richieste di Russo perché persona di sua fiducia che voleva partecipare alle gare d’appalto in Consip». In realtà, dietro le richieste di Russo ci sarebbero gli interessi di Denis Verdini. Marroni lo dichiarerà esplicitamente ai carabinieri raccontando un secondo incontro a Roma in cui Russo lo avrebbe pressato per caldeggiare una certa ditta: «Mi disse in modo esplicito che questo affare non interessava solo lui, ma dietro la società che lui stava rappresentando vi erano gli interessi di Denis Verdini facendomi capire che io ricoprivo questo incarico grazie alla nomina che mi era stata concessa grazie a Matteo Renzi».

