Consorti: è un piano per allargare i confini

15 Luglio 2018

La docente di Economia: la nostra non è una gestione ordinaria, sì a una forte politica di sviluppo

PESCARA. «La nuova denominazione ribadisce con forza il radicamento nel territorio, Chieti-Pescara, valorizza la tradizione, d’Annunzio, e proietta l’università e il suo territorio in uno scenario più ampio. Non è l’università che migra verso fantasmagorici nuovi lidi ma è l’università che rilancia se stessa e il suo territorio in contesti più ampi». Augusta Consorti, prorettore e ordinario di Economia aziendale della d’Annunzio, promuove così la proposta del rettore Sergio Caputi: il nuovo nome dell’ateneo con un riferimento all’Adriatico, dice Consorti, mira a un «forte sviluppo dell’ateneo».
«La comunità della d’Annunzio», spiega, «ha sempre dimostrato che perseguire e raggiungere obiettivi ambiziosi è importante non solo per l’ateneo in se, ma per tutto il territorio in cui opera e siamo come sempre orgogliosi di lavorare per questo territorio». E Consorti parla di «obiettivi raggiunti» come «il numero degli iscritti che è tornato a crescere con una incidenza di quelli provenienti da fuori regione pari al 45% del totale», «un miglioramento dei parametri di qualità nella valutazione dei nostri dottorati», «la classifica Censis che finalmente mostra una risalita». «E in una organizzazione così complessa», dice Consorti, «dall’inizio del mandato, il rettore ha affrontato e risolto una serie di problemi che ne paralizzavano le attività: è stata restituita l’indennità aggiuntiva agli stipendi del personale amministrativo, si è chiuso il contenzioso Villaggio del Mediterraneo, si sta risolvendo il contenzioso Cus, è partita la riorganizzazione della struttura amministrativa anche con l’avvio di procedure concorsuali. Il rettore, e con lui gli organi di governo, hanno scelto una politica non di mera gestione ordinaria». E proprio in questa azione ci sono le radici del nuovo nome che mira ad allargare i bacini d’utenza dell’università: «Sviluppare Chieti, sviluppare Pescara e l’ateneo di Chieti-Pescara, significa far crescere culturalmente e, perché no, anche economicamente Chieti e Pescara. D’altronde», riflette il prorettore, «è inimmaginabile qualsiasi forma di “slittamento” ; basta visitare le nostre sedi per toccare con mano la consistenza di investimenti in strutture, laboratori, biblioteche, aule, eccetera, il cui valore è tale da rendere risibile qualsiasi ipotetico spostamento. Il vero nodo da sciogliere, e che richiede la collaborazione di tutti gli attori del territorio, è rappresentato dalla piena valorizzazione della grande risorsa che è il nostro ateneo, il riferimento va al trasferimento tecnologico, al rapporto con il sistema economico, alla creazione di un ambiente culturale fertile e cosmopolita, e tanto altro ancora, perché la risorsa rappresentata dal nostro ateneo non consiste solo nel concentrare circa 27mila studenti con l’indotto che producono, non è solo generare annualmente risorse di bilancio che superano i 180 milioni complessivi, ma consiste soprattutto nella valorizzazione della nuova conoscenza che quotidianamente viene creata in ateneo con le sue eccellenze presenti in tanti settori scientifico-disciplinari». Consorti chiede alla politica di superare le polemiche: «Su queste argomentazioni sarebbe auspicabile avviare un dibattito coinvolgendo tutte quelle forze che in questi giorni ben si stanno interessando dell’università, perché insieme potremmo irrobustire le radici dell’ateneo in Chieti e Pescara e proiettare la comunità teaternina nel mondo». Quella disegnata dalla docente è un’università proiettata in uno scenario che si allarga ma che ha un punto fermo: gli studenti. «A coloro che, in totale buona fede, lamentano la nostra attenzione alla cura dell’immagine dell’ateneo contrapponiamo la sostanza delle scelte, a partire da un fondo di solidarietà per gli studenti che possano trovarsi in difficoltà».
Consorti continua la sua analisi: «L’impegno del rettore e di tutti noi che condividiamo le sue linee programmatiche, è rivolto a risolvere importanti questioni sostanziali, con la consapevolezza che solo da grandi risultati emerge una reputazione in grado di accrescere il prestigio dell’ateneo da cui attingere energia per affrontare sfide sempre più impegnative. Tutti noi, attualmente impegnati in questa appassionata discussione, dovremmo tener presente che il ritmo del cambiamento è sempre più accelerato e attardarsi in dispute nominalistiche è un lusso che non possiamo più permetterci perché il mondo non ci aspetta».