Coppie troppo immature: annullati 70 matrimoni

Crescono le richieste di nullità al tribunale ecclesiastico di Pescara-Penne Tra le cause più frequenti la mancanza di responsabilità e i problemi psichici
PESCARA. Le più numerose sono le coppie immature, che si sono sposano spinte dal vento dell’innamoramento ma senza pensare alle responsabilità del matrimonio; poi ci sono quelle in cui uno dei coniugi, dopo l’inizio della convivenza, scopre i limiti psichici che l’altro ha tenuto nascosti fino alle nozze, come alcolismo, tossicodipendenza e noncuranza; e ci sono anche le coppie che sperimentano l’ebbrezza dell’infedeltà ma ne restano vittime. Sono 41 le cause di nullità matrimoniale introdotte nel 2020 al Tribunale ecclesiastico diocesano di Pescara-Penne. Sommate alle altre 29 cause pendenti del 2019, il totale arriva a 70 casi trattati in un anno. «E già in questi primi mesi stiamo lavorando su altri 21 casi», spiega don Maurizio Buzzelli, presidente del Ted.
I numeri sono la conferma che il matrimonio è sempre meno indissolubile e che la formula “finché morte non ci separi” si può rimettere in discussione. «Nonostante il periodo difficile della pandemia e le interruzioni richieste nel tempo del lockdown», dice don Buzzelli, «diverse persone si sono rivolte al nostro servizio. Ventisei cause sono state già definite con sentenza: 24 affermative, una negativa e una archiviata e i motivi di nullità riguardano per la maggior parte il grave difetto di discrezione di giudizio o l’incapacità per causa di natura psichica». Il sacerdote riflette sulle cause che portano alla rottura dei matrimoni: «Parlare del tribunale diocesano e delle richieste di nullità matrimoniale è sempre difficile, innanzitutto perché tante sentenze risultano affermative per immaturità ed incapacità ad assumere oneri e doveri da parte dei nubendi». Il sacerdote ragiona: «Questo ci interpella come Chiesa, ci interroga riguardo alla formazione al sacramento del matrimonio e alla verifica della validità dello stesso nell’istruzione prematrimoniale».
Da quando, nel 2018, le cause di annullamento dei matrimoni si istruiscono anche a Pescara-Penne i numeri sono saliti: circa il 25% in più rispetto al passato. Nel triennio 2015-2017, antecedente all’apertura del tribunale diocesano, le cause provenienti dalla diocesi di Pescara-Penne e incardinate al tribunale regionale abruzzese-molisano sono state in media 33. Con l’apertura della sede diocesana, si è registrato un incremento.
Tra le cause di nullità, oltre ai condizionamenti esterni o psicologici che influenzano la decisione matrimoniale e ne minano la consapevolezza, c’è anche l’esclusione della prole. Pochi i casi di infedeltà: in questo caso per arrivare alla nullità del matrimonio è necessario dimostrare che la relazione clandestina duri già da prima delle nozze.
«Circa la richiesta di nullità ci sono pregiudizi», dice don Buzzelli, «si crede che sia qualcosa “che si compra”, che sia un itinerario lunghissimo, o talvolta, non si vuole verificare lo stato del proprio matrimonio perché è, ovviamente, una ferita aperta. Il procedimento giuridico, che in genere si attua in un anno per il processo ordinario e in quattro mesi per la procedura breve, ha un costo, è vero, non altissimo per la verità, di 525 euro per le spese del Tribunale e di somme fissate da 1.600 a 3.000 euro per gli avvocati che, generalmente, sono sempre disponibili alle esigenze delle coppie. Dove fosse necessario si può richiedere il gratuito patrocinio come accaduto per 8 delle 31 sentenze pubblicate l’anno scorso. Contattare il tribunale per una consulenza e per la valutazione sull’opportunità di iniziare l’iter per la dichiarazione di nullità è sempre gratuito, ma direi necessario per una questione di coscienza, per poter partecipare in modo più sereno alla vita della Chiesa. Il tribunale ecclesiastico non giudica le persone, ma l’evento».
Don Buzzelli prosegue: «Il tribunale ecclesiastico di Pescara risponde dal 2018 all’invito di Papa Francesco, che nella lettera apostolica Mitis Iudex Dominus Iesus ha riformato il processo canonico con l’istituzione della procedura breve, e ha chiesto ai vescovi e alle comunità locali di interessarsi in prima persona delle famiglie ferite istituendo anche i tribunali nelle diocesi».

