Cordoglio a Bussi per Luigi Necco, concittadino onorario

14 Marzo 2018

BUSSI SUL TIRINO . La scomparsa del giornalista Luigi Necco ha colpito al cuore anche i cittadini di Bussi. Il paese, qualche anno fa, premiò il popolare giornalista sportivo campano con la...

BUSSI SUL TIRINO . La scomparsa del giornalista Luigi Necco ha colpito al cuore anche i cittadini di Bussi. Il paese, qualche anno fa, premiò il popolare giornalista sportivo campano con la cittadinanza onoraria, per aver scritto un libro su un bussese, eroe della Resistenza, Sirio Riccioni, medaglia d'argento al Valor Militare. Appresa la notizia della moprte di Necco, ieri, il sindaco Salvatore Lagatta ha fatto giungere alla famiglia il cordoglio del paese.
Necco era stato nominato cittadino onorario del Comune di Bussi con la delibera consiliare numero 22 del 7 settembre 2014. Il libro del giornalista scomparso all’età di 84 anni, è “Operazione Teseo”.
Un volume che ha fatto conoscere a Bussi e all'Italia, le imprese di Sirio Riccioni, che nel 1945, a Creta, mentre era al comando di una piccola brigata, riuscì a salvare 272 soldati italiani che stavano per essere fucilati dai tedeschi.
A Bussi, il sottotenente Riccioni, laureato in filosofia, viene celebrato con un monumento in ricordo dei Caduti di della guerra di Liberazione. L’opera è stata realizzata su un basamento, con scala anteriore, su cui si erge una iscrizione in memoria del partigiano Sirio Riccioni e un cappello d'alpino inciso; al di sopra si eleva un pilastro centrale, decorato da un ramo di palma sovrastato da due braccia a tutto tondo, con iscrizione dedicata al capitano Trieste Del Grosso (ucciso il 3 dicembre 1943) e agli altri partigiani fucilati a Bussi il 14 dicembre 1943, i cui nomi sono riportati su due steli.
«La storia di Riccioni è riemersa grazie alle memorie di un vecchio partigiano greco» scrive il giornalista, Nando Marino, «che raccontò a Necco le gesta eroiche di un italiano senza nome. Siro Riccioni si faceva chiamare Georgos Sfendilakis e così lo ricordano in Grecia, come un leggendario combattente della Resistenza tra boschi e montagne, una vera mina vagante per le truppe tedesche. Quando tornò in Italia, Riccioni - Sfendilakis, prese la medaglia dal re e la mise in un cassetto. Decise di non raccontare la sua storia, pensava fosse meglio dimenticarla. Morì il 10 luglio 1956 in un incidente durante un'esercitazione sulle Alpi: aveva 36 anni». (w.te.)
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