Cordoma: si è chiusa una pagina amara Ora si può ripartire

9 Giugno 2016

L’ex sindaco ha chiuso la parentesi giudiziaria e si sfoga: «Mi sono sentito abbandonato, anche dal centrodestra»

MONTESILVANO. «Si è conclusa una pagina amara della mia vita». Con queste parole l’ex sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma, commenta la propria assoluzione nell’ambito dell’inchiesta Ato sul cosiddetto “partito dell’acqua” che lo ha visto indagato per una serie di reati in concorso tra cui abuso d’ufficio, peculato, falso in atto pubblico, falsità ideologica. La fine del procedimento è l’ultimo atto di un percorso giudiziario lungo 9 anni che ha visto Cordoma coinvolto in 7 diversi processi, conclusi nella maggior parte dei casi con l’assoluzione e solo in alcuni con la prescrizione. L’ex amministratore, che dice di non aver mai perso fiducia nella giustizia e nelle istituzioni, ricostruisce questi anni e confessa di essere pronto a tornare in politica.

Anche quest’ultimo processo si è concluso per lei con l’assoluzione.

Per alcuni reati c’è stata l’assoluzione piena, per altri la prescrizione, ma non so dire quali perché non ero presente al momento della sentenza.

Ha sempre dichiarato la sua estraneità ai fatti.

«Sì, in realtà quest’accusa è stata più che altro un atto dovuto dell’inchiesta, perché facevo parte del cda dell’Ato. Ero però in quota opposizione, e ho partecipato solo a due sedute in cui più si parlò di ordinaria amministrazione. Ma so che quando si sta in questi ambienti, purtroppo, si fa di tutta l’erba un fascio.

Questo era il suo settimo processo?

Sì, dalla Ecoemme ai concorsi, passando per l’inquinamento del fiume e il licenziamento di alcuni dipendenti. In tutti i casi sono stato assolto, a volte con formula piena anche in appello, due volte è scattata la prescrizione, alla quale non ho rinunciato non per paura ma perché sono una persona che non lancia le sfide.

Ha detto che senza questi processi la storia di Montesilvano sarebbe stata diversa. Cosa intende?

La mia ricandidatura non fu ottenuta anche a causa delle vicende giudiziarie. Se non ci fossero state forse oggi sarei ancora sindaco.

Cosa avrebbe fatto nel suo secondo mandato?

Ho lasciato alle amministrazioni successive 10 milioni di opere pubbliche, molte delle quali appaltate e avviate, come le scuole di legno, i cui cantieri sono abbandonati, o la bonifica della rete fognaria.

Come ha vissuto questi anni?

Da persona per bene. Vedere il proprio nome accostato al brutto della politica fa male per sé e per i propri cari. Ma l’avevo messo in conto quando ho scelto di fare il sindaco.

Con il senno di poi, c’è qualcosa che non rifarebbe?

L’esperienza di quegli anni mi è servita, non mi rimprovero particolari errori.

Si è sentito abbandonato dal suo ambiente politico?

Un po’ sì, ma non da tutti. La vittoria del 2007 fu una svolta per il centrodestra che aprì la strada alle vittorie in Regione, Provincia, Comune di Pescara. Fui al centro di tante attenzioni politiche. Quando si è spenta la luce della ribalta mi sono chiuso nella mia attività di medico e il mondo politico non mi è stato vicino.

Crede sia ora di riprendere quel percorso?

Chi fa politica con passione, non perde l’interesse, anche davanti alle delusioni. Ho ancora voglia di darmi da fare per questa città.

Quindi si ricandiderà?

Può darsi. Sicuramente non abbandonerò la politica e ci sarò, anche se non so in quale veste.

A quale partito si sente più vicino?

Sono e resto di centrodestra, anche se non c'è unità né un leader carismatico.

Come giudica l’operato del sindaco Maragno?

Esprimere giudizi su un collega è difficile e scorretto. So che ci sono difficoltà, le finanze sono sempre più scarse, amministrare è difficile. Mi auguro che trovi il coraggio di osare, di fare scelte che vanno oltre l’ordinario.

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