COSÌ IL NUOVO ZAR MARCIA TRA LE NEBBIE DEL MONDO

21 Dicembre 2016

Negli stessi momenti in cui il suo ambasciatore ad Ankara Karkov veniva ucciso da un terrorista, Vladimir Putin si stava recando a teatro per vedere una pièce su Alexander Groboedov,ambasciatore...

Negli stessi momenti in cui il suo ambasciatore ad Ankara Karkov veniva ucciso da un terrorista, Vladimir Putin si stava recando a teatro per vedere una pièce su Alexander Groboedov,ambasciatore russo in Iran ucciso nel 1829. Diplomazia, terrorismo, servizi segreti, ambizioni nazionaliste: lo sfondo più adatto per il vertice tenutosi ieri a Mosca fra i ministri degli esteri russo Lavrov, il suo collega turco Cavusoglu e l’omologo iraniano Zarif.

Obiettivo dichiarato: facilitare il raggiungimento di una pace in Siria con il loro imprimatur. Obiettivo non dichiarato: creare le basi per un nuovo assetto medio-orientale, più consono ai desiderata dell’uomo che più di ogni altro ha imposto con la violenza e con l’astuzia le proprie leggi, Vladimir Putin. Era a lui che lunedì sera il terrorista turco sparava oltre che a Erdogan,per aver consentito il massacro di Aleppo. Non a torto. Quel massacro Putin l’ha compiuto nella tragica indifferenza del mondo per potersi dichiarare vincitore della campagna di Siria, unico padrone dei destini di Bashar el Assad.

In parole povere il nuovo zar s’è allocato più che stabilmente nel cuore di una parte di mondo dove, fino a ieri, era soltanto un comprimario. Il Medio-Oriente è necessario per realizzare la strategia euro-asiatiche a suo giudizio è la mission del Cremlino per essere ancora una grande potenza. Il gioco di Putin è chiaro. Ma quello degli altri? Dopo avergli abbattuto un aereo e riempito di contumelie, Erdogan sembrava deciso a ridimensionare le ambizioni del nuovo zar. Poi, invece, è scoppiata la pace, anzi l’amicizia. Come si spiega? Per capirlo bisogna tornare al fallito golpe dell’estate scorsa. Il presidente turco s’è convinto definitivamente che il suo rivale Fetullah Gulen e la sua organizzazione siano in realtà uno strumento di cui la Cia si serve allo scopo di farlo fuori. Da qui, la repressione forsennata e una svolta sul campo di battaglia.

Nell’attacco ad Aleppo, ma più ancora in quello a Raqqa, i suoi soldati hanno combattuto gomito a gomito con i russi, i quali a loro volta combattevano gomito a gomito con gli sciiti iraniani. Teheran non ha fatto mai mistero di voler contare al tavolo della pace e di volersi assumere, come la Turchia, dimensioni da potenza regionale. E poi è entrato in gioco il fattore Trump. Il neo-presidente americano s’è scelto un ministro della Difesa che vorrebbe distruggere il nucleare iraniano, e ha designato per Israele un ambasciatore considerato un falco perfino da Netanyahu. Come fidarsi di Donald? Si terrà davvero, come ha promesso, fuori dal pantano medio-orientale? Nessuno può dirlo, ma nell’attesa la protezione di Putin si fa preziosa.

C’è poi la questione curda. Il Cremlino ha promesso che aiuterà Ankara anche su questo fronte, che resta quello più incandescente. E Assad s’è preso l’impegno di contrastare con ogni mezzo i curdi della regione del Rojava, una specie di zona libera e plurirazziale che rappresenta quanto di più simile a una democrazia esista in quel la parte del mondo. Erdogan teme il Rojava più degli attentati del Pkk perché, in prospettiva, è quello di maggior respiro.

Ma intanto deve avere le spalle coperte contro i peshmerga che combattono ai suoi confini, esportando armi fornite dagli Occidentali che un giorno potrebbero rivolgersi contro di lui. Di questa “normalisazja” conosceremo presto altri particolari, via via più indecorosi. Indecorosi perché destinati a soffocare nel sangue o nel costringere all’esilio i tantissimi giovani siriani che hanno combattuto in buona fede contro Assad fidandosi dell’Occidente, senza sapere che l’Occidente non esiste più. Non esiste perché l’America, prima dominata da un tormentato isolazionista, è ora appannaggio di uno che non intendde battersi per conto di nessuno. Non esiste più perché, fra le macerie di Aleppo, si aggira come un fantasma l’Europa Unita. Non esiste più perché l’unico leader tanto lucido quanto cinico nel perseguire i suoi scopi non viene dall’Occidente e si chiama Vladimir Putin.

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