Così la polvere deteriorata aumenta il rischio di esplosioni

CASALBORDINO . Mancano pochi minuti alle due del pomeriggio, il turno di lavoro è quasi terminato quando Carlo Spinelli, Paolo Pepe e Nicola Colameo stanno movimentando razzi di segnalazione per...
CASALBORDINO . Mancano pochi minuti alle due del pomeriggio, il turno di lavoro è quasi terminato quando Carlo Spinelli, Paolo Pepe e Nicola Colameo stanno movimentando razzi di segnalazione per barche, ossia esplosivo leggero da smaltire. I tre non sono impegnati, quindi, in un processo produttivo, però qualcosa nelle operazioni va storto. Ed in un attimo si scatena l’inferno.
Ma da cosa sono composti i razzi per le barche? La materia prima è la polvere nera: i razzi nautici sono classificati come materiale esplosivo o pirotecnico e quindi la loro conservazione, il loro uso, il loro smaltimento prevedono un’apposita legislazione ed altrettanto apposite procedure. Secondo quanto stabilito i razzi nautici, una volta scaduti, devono essere smaltiti: è previsto che il cliente li porti dove li ha comprati e che il negoziante li stocchi in appositi depositi (sottoposti a legislazione serrata) prima che il produttore o l’importatore li prelevi e li trasporti nei depositi atti al loro brillamento o smaltimento.
Sui siti specializzati, però, viene anche specificato che la polvere pirica è soggetta a deterioramento col tempo, e la chimica e le reazioni di ossidoriduzione che sono alla base della deflagrazione, possono innescarsi a sorpresa. Tornando alla tragedia di lunedì, dopo lo scoppio i soccorsi sono stati immediati. Per i tre operai appare subito chiaro che non c’è niente da fare, mentre non ci sono altri feriti. Un inferno per cui ora bisognerà accertarne le cause con l’inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dal sostituto procuratore Gabriella De Lucia.

