«Così le micro aziende falliranno»
L’effetto file sull’A14, lo sfogo di Facchinetti (Cna) e Lucente (Casartigiani)
PESCARA. «Dobbiamo far parlare i fatti, basarci sui numeri» così esordisce William Facchinetti di Fita Cna intervenendo sul caos per i cantieri in A14.
«Lunedì un autotrasportatore, nel tempo impiegato normalmente da Pescara a Bologna, è riuscito ad arrivare solo a Pesaro, cioè ha percorso 180 chilometri in meno. La conseguenza? Si è dovuto fermare avendo finito le ore a propria disposizione poiché gli autotrasportatori devono rispettare delle regole di viaggio e riposo. Questi sono i fatti».
Tre cose chiede Facchinetti: «È necessario che la categoria degli autotrasportatori sia ascoltata nei tavoli istituzionali: possiamo dare consigli e informazioni utili; chiediamo che il problema "tratto abruzzese dell'A14" diventi un caso nazionale perché essendo un'arteria viaria principale le difficoltà interessano tutta l’Italia; in questa fase non bisogna aprire cantieri sulla Statale Adriatica visto che molti autotrasportatori si riversano già sulla Nazionale con pesanti ripercussioni. Si parla di ripresa economica», aggiunge, «ma se l'approvvigionamento delle merci è problematico a causa delle infrastrutture non ci sarà alcuna ripartenza».
Dino Lucente di Casartigiani, lancia un grido d’allarme: «Altri sei mesi in questo stato potrebbero causare la chiusura di moltissime micro imprese, una forte riduzione di dipendenti e un aumento di ammortizzatori sociali». Le difficoltà di circolazione incidono sul sistema economico soprattutto se, spiega Lucente: «Da sempre e solo in Italia, l’80 per cento delle merci viaggia su gomma. Ma con queste code i grossisti non realizzeranno magazzini di scorte e i rappresentanti di commercio, nei loro contratti di vendita, dovranno inserire la clausola “non prima di 40 giorni”. In altre parole si può già dire che la debacle economica sarà servita su un piatto d’argento».
Secondo Lucente: «Le micro imprese, da zero a nove dipendenti, pari al 92% delle attività presenti in Abruzzo, rischiano davvero di mandare in cassa integrazione non solo i propri lavoratori ma anche le ultime speranze di ripresa». (m.d.n.)

