Cosmetici taroccati La Finanza sequestra 500 pezzi al mercato

18 Aprile 2018

Rossetti e smalti contraffatti su una bancarella di via Pepe Denunciato il titolare dell’attività, un 23enne campano

PESCARA. Una bancarella al mercato con prodotti cosmetici di marca. Di marca, però, solo all’apparenza, perché erano contraffatti, come ha scoperto la Guardia di finanza che ne ha sequestrato 500 confezioni, denunciando il titolare dell’attività, un 23enne di origini campane. Il blitz è avvenuto al mercato del lunedì di viale Pepe, allo Stadio, nel corso dei servizi di controllo del territorio coordinati dal comando provinciale e finalizzati proprio al contrasto dei traffici illeciti, per verificare la regolarità dei marchi dei prodotti venduti.
In particolare, i militari della Guardia di Finanza, a tutela del consumo e nel contrasto alla vendita delle “griffe” contraffatte, hanno scoperto che sulla bancarella molto frequentata dalla clientela femminile c’erano prodotti di cosmesi apparentemente dei più noti e lussuosi marchi di diversi produttori, notoriamente accomunati dalla stessa strategia di marketing che consiste nel distribuire la merce solo attraverso canali ufficiali. Proprio il fatto di trovare quei marchi sulla bancarella del mercato aveva richiamato tante ignare acquirenti, spinte dalla convenienza dei prezzi applicati ai prestigiosi marchi.
Quando i finanzieri si sono presentati, il commerciante non è stato in grado di esibire ai militari alcun documento fiscale per giustificare il possesso di quella merce apparsa contraffatta dal primo esame. Di qui il sequestro di circa 500 pezzi tra rossetti, matite, fard, smalti, creme e altri prodotti di bellezza che riproducevano tra gli altri, marchi prestigiosi come Channel, Kiko e Mac.
«Non è il primo caso in cui la Guardia di finanza di Pescara», si legge nella nota del comando provinciale, «nell’ambito del contrasto al fenomeno della contraffazione, segnala alle autorità competenti il comportamento scorretto di operatori regolari del commercio diversi dagli abusivi che, realizzando illeciti guadagni, mettono in vendita al cittadino ignaro prodotti di scarsa qualità, di dubbia provenienza e, non è da escludere, anche dannosi per la salute».
(e.r.)
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