Costi fissi troppo alti e norme poco chiare I nodi della categoria

Confesercenti: «Discriminato chi non ha uno spazio esterno» Salce: ristori e controlli. Pisani: stop alle tasse fino al 2022
PESCARA. Ripartenza sì, ma con molte incognite e tanti problemi che restano irrisolti. Per Confesercenti, Cna e Confartigianato il nuovo capitolo che si aprirà lunedì porta con sé una serie di nodi da sciogliere e la grande incognita sul futuro, perché non è detto che tutte le attività ce la faranno a sopravvivere, ad andare avanti, considerato l’anno appena passato e le prospettive future.
«Ci sono molte domande che, ad oggi, sono ancora senza risposta», fa presente Gianni Taucci della Confesercenti. «Ad esempio: i ristoranti che non hanno uno spazio esterno per allestire i tavoli, possono riaprire? Se non fosse possibile, ci troveremmo di fronte a locali di serie A e locali di serie B. E poi, un’altra cosa strana, è la previsione di un maggiore distanziamento interno tra i tavoli. Questo cosa vuol dire? Che possono esserci tavoli all’interno? C’è confusione, eppure dovrebbe essere tutto molto chiaro e chiunque dovrebbe essere nelle condizioni di capire se conviene riaprire o meno», commenta Taucci che, a sua volta, non riesce a fornire risposte chiare agli operatori.
Poi c’è la questione degli orari perché «lavorare fino alle 22 è fortemente limitativo e impone di effettuare un turno serale unico. Insomma, si attende il provvedimento, per capire». Un altro problema riguarda «i costi fissi, a partire dagli affitti, che non sono stati rimborsati dallo Stato, e che hanno inciso sulle disponibilità degli operatori. Ci auguriamo che nei prossimi ristori se ne tenga conto perché non ci si può chiedere limitare a chiedere agli operatori quanto hanno perso nei guadagni. Bisogna sapere anche quanto hanno speso. Ora ci aspettiamo che si ricominci a lavorare ma è fondamentale stare attenti: un messaggio che vale per gli operatori e per l’utenza perché con questa apertura ci giochiamo l’estate». Il grande punto interrogativo di questa fase è legato al «margine economico perché, se non c’è, non conviene riprendere. Noi crediamo che chi saprà lavorare in un certo modo potrà recuperare».
Massimiliano Pisani, presidente della categoria Commercio di Confartigianato Pescara, immagina di vedere «solo macerie nella zona centrale della città, essendo venuti meno i turisti. Si lavorerà solo al 10-20% delle potenzialità per cui c’è il rischio che le attività chiudano nel giro di poche settimane, quando capiranno che ci è stata concessa solo un’apertura blanda».
Anche Pisani parla dei costi fissi «che abbiamo continuato a sostenere, anche con i locali chiusi, così come abbiamo dovuto sostenere le spese per la manutenzione. E questo vuol dire che si riapre con il fiato corto, tanto più che i sostegni previsti riguardano il 50% delle perdite di un mese». E il delivery? «È servito a fare ricche le multinazionali che garantiscono il servizio. Lo Stato dovrebbe pensare a dei rimborsi, così come andranno cancellate le tasse locali fino al 2022», continua Pisani pensando a quegli operatori «che hanno dovuto scegliere se fare la spesa o pagare le spese fisse dei locali». La prospettiva è nera: «Tre attività commerciali su cinque chiuderanno entro la fine dell'anno, compresi i ristoranti, anche qui, immagino».
Dalla Cna Carmine Salce lancia una serie di messaggi, che sono richieste precise. «Il problema principale, in questa fase, è la mancanza di liquidità che speriamo si possa colmare con la ripresa. Speriamo da tempo nella velocizzazione dei tempi da parte della Regione che ha stilato le graduatorie per gli aiuti, ma qui i soldi non si vedono. Molti potrebbero non farcela a ripartire, e gli studi prevedono proprio questo, specie nei territori dove le spese fisse sono più alte, ed è il nostro caso. Ma si cerca di tenere duro, si confida nei ristori prima di mollare. Di certo le chiusure non sono più sostenibili». Alle imprese, fa presente Salce, «servono certezze, prima tra tutte quella di riaprire senza dover chiudere di nuovo. Sperando nella zona gialla confidiamo in un’azione di presidio del territorio, per evitare assembramenti».

