«Costretti a svendere la terra al gasdotto»

Ragion di Stato o ragion di cuore? A Sulmona l’ora delle scelte
SULMONA. «Mi piange ancora il cuore quando penso alla terra svenduta». Era il 2005 quando il tabaccaio Antonio Tirimacco ha venduto il terreno di 11mila e 500 metri quadrati alla Snam, ma a distanza di quasi dieci anni si commuove ancora a ricordare quei momenti. La società del gas ha avviato una decina di anni fa le pratiche di acquisto dei terreni di Case Pente, alle spalle del cimitero sulmonese, per realizzare la centrale del gas.
«Da anni la mia famiglia aveva quei terreni dove avevo piantato cento piante di mele annurca originali e le varietà locali di zitella e limoncella», racconta Tirimacco, «gli alberi, però, non sono stati affatto valutati nella vendita del terreno». Le terre, in quella zona e in quegli anni, sono state valutate dai 6 ai 7 euro a metro quadrato, dopo una lunga contrattazione con la Snam. Nessun indennizzo o particolare trattamento previsto, se non una maggiore valutazione per gli imprenditori agricoli che sono riusciti a dimostrare che la loro professione era legata a quei terreni. In quel caso l'importo è salito. «Per tre o quattro anni dopo la vendita ci hanno consentito di continuare a coltivare i terreni», aggiunge Tirimacco, «poi ci è arrivata una lettera che ci avvertiva del fatto che non potevamo più farlo. I varchi, infatti, sono stati chiusi con delle reti e i perimetri recintati. Per noi è stato un dolore, dopo tutte quelle cure e attenzioni, ora vedere tutto abbandonato è terribile. Non posso più passare lì davanti perché mi piange il cuore, ma nello stesso tempo non si può più entrare perché sarebbe una violazione di proprietà privata».
Sono stati circa 18 i proprietari di terreni a Case Pente – per un totale di 14 ettari – che hanno venduto circa dieci anni fa alla Snam per paura di successivi espropri o svalutazioni, che non gli avrebbero garantito un guadagno congruo al valore di mercato di quelle terre. Fra i venditori ci sono molte persone anziane o che si erano trasferite all’estero e che quindi hanno preferito vendere delle proprietà che sarebbero rimaste inutilizzate. Dopo i primi contatti avviati nel 2004 con gli agricoltori, i rappresentanti della Snam, acquisiti i terreni per la centrale dal 2005, stanno ora ripartendo per formalizzare le vendite o le cessioni delle aree per il gasdotto. Molti i proprietari contattati già quattro o cinque anni fa per una cessione volontaria della proprietà, con la possibilità di continuare a coltivare, perdendo però la titolarità del lotto e concedendo alla società il diritto di passaggio ad ogni necessità. Sono state rintracciate decine di persone da Bagnaturo a Case Pente, in un tragitto di 6 chilometri in linea d’aria, che dopo i primi contatti non hanno più avuto notizie.
«Io ho un terreno di 5mila metri quadri», spiega Camillo Centofanti, che risiede alla Marane, « ma mi avevano proposto prima 6mila euro per venderglielo e poi addirittura 3mila. Chiaramente non ho accettato e non ho ricevuto più offerte». La svalutazione dei terreni è un elemento lamentato da più proprietari. «Ci avevano proposto appena 70 centesimi a metro quadrato», aggiunge Antonio Centofanti, «e noi non abbiamo accettato. Sarebbe stato da pazzi».
«In alcuni casi la Snam è arrivata a proporre 50 centesimi», aggiunge Bruno Rosso, imprenditore agricolo e già presidente della Coldiretti, «ci hanno contattati quattro o cinque anni fa proponendoci la formula della cessione volontaria, con perdita della titolarità dei terreni. Quasi nessuno ha accettato a queste condizioni, anche perché per il metanodotto, oltre ai 5 metri per lo scavo, si devono considerare venti metri di pertinenza su entrambi i lati, su cui non si può fare nulla». Al di là della svalutazione dei terreni, secondo Salvatore D’Angelo, ex consigliere comunale, si comprometterebbe la possibilità stessa di irrigare. «I nostri terreni sono in pendenza», fa notare il proprietario terriero, «e la nostra è un’irrigazione a scorrimento. Ma come si fa ad irrigare su un terreno dove ci passano i mezzi della Snam o dove è stato tutto livellato per i tubi e la centrale? Le colture sarebbero compromesse e i terreni rovinati per sempre. In due ore l’acqua percorre 200 metri con la pendenza che abbiamo, ma con le tracce dei tubi è tutto destinato a concentrarsi solo in alcune zone».
LE PROTESTE. I contadini sono stati fra i primi a guidare la protesta contro la Snam, firmando in 200 una petizione contraria al progetto. Secondo loro sarebbero a rischio l’aglio rosso di Sulmona con la metà della produzione annua (80mila quintali), le pesche “giallone” premiate dalla regina Elisabetta d’Inghilterra, l'olio col 3% della produzione regionale e 2mila e cinquecento capi di bestiame, fra cui mille e cinquecento suini. Agli agricoltori si sono subito aggiunti i Comitati cittadini per l'ambiente, guidati da Mario Pizzola.
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