Così la Sabino ha riaperto dopo le prime tre disgrazie

16 Settembre 2023

Pubblichiamo il documento che permise all’azienda di riprendere la sua attività È al primo posto in Abruzzo nell’elenco di aziende sottoposte alla legge Seveso

CASALBORDINO. Il 25 novembre del 2021, undici mesi dopo la prima strage alla Sabino Esplodenti, il Comitato Via della Regione Abruzzo scrive su un atto che pubblichiamo in basso: «Giudizio favorevole all’esclusione dalla procedura di Valutazione di impatto ambientale con la seguente prescrizione». Che era: «Al riavvio delle attività dovrà essere eseguito un monitoraggio sul camino E-1/2, da concordare nelle modalità con il distretto Arta territorialmente competente, nel quale dovranno essere ricercati tutti i contaminanti (...). Nel caso in cui dalle attività di monitoraggio si dovesse determinare la variazione del quadro emissivo di cui al presente giudizio, lo studio di ricaduta degli inquinanti in atmosfera dovrà essere sottoposto nuovamente alle procedure di Valutazione ambientale».
Finora non c’è stata alcuna nuova valutazione del Comitato che si occupa esclusivamente delle ricadute ambientali. Ma il passaggio chiave del documento è un altro. E si riferisce all’organismo che ha permesso alla Sabino Esplodenti di riprendere, dopo i tre morti dicembre 2020, la sua complessa e delicata attività industriale di smaltimento di materiale bellico. «Occorre considerare che la Commissione tecnica regionale (Ctr) per la prevenzione incendi sulla base delle verifiche effettuate ha rilasciato un parere positivo per la ripartenza dell’impianto», si legge poche righe prima.
Al parere del Crt, un organismo che fa capo ai Vigili del fuoco, seguì un provvedimento dell’ex prefetto di Chieti che permise all’azienda di riprendere l’attività produttiva. Atti, questi, finiti tra le carte dell’inchiesta della procura vastese.
La legge che stabilisce le regole di questo tipo di autorizzazione è la 105 del 2015, meglio conosciuta come norma Seveso che individua in Italia circa mille aziende da attenzionare, suddividendole i due macro categorie: a bassa soglia di rischio o di soglia superiore. La fabbrica di Casalbordino, dove hanno trovato la morte sei operai in tre anni, è nella seconda fascia. E con la Sabino Esplodenti, che occupa il primo posto dell’elenco riferito alla Regione Abruzzo, ci sono altri nove importanti siti non solo industriali.
Le legge Seveso fissa dunque i quantitativi limite di detenzione di sostanze pericolose, superati i quali il gestore di uno stabilimento è tenuto ad adempiere a determinati obblighi, per ridurre il rischio che un incidente si verifichi e limitare gli effetti di un eventuale incidente. L’appartenenza all'uno o all'altro gruppo è determinata dal superamento di due distinti valori di soglia di sostanze pericolose detenute (un valore minore e l'altro maggiore). Negli stabilimenti del secondo elenco sono presenti quantità maggiori di sostanze pericolose e per questo sono sottoposti ad una normativa più rigorosa.
Su due parole, inoltre, la legge Seveso basa la differenza tra i due elenchi: «incidente rilevante», cioè, «un evento quale un'emissione, un incendio o un'esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l'attività di uno stabilimento soggetto alla legge e che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l'ambiente, all'esterno o anche solo all'interno dello stabilimento ed in cui intervengano una o più sostanze pericolose».
«L'incidente si è verificato durante la normale fase di lavorazione di munizionamento nonostante l'adozione delle cautele e l’applicazione più severe previste dalla normativa sulla prevenzione degli infortuni». Questo ha dichiarato l’azienda dopo l’ultima strage.