«Così sono fuggita da Israele, ho passato notti nel bunker»: racconto choc di un’aquilana

Il dramma di Alessia Perilli: «Ho visto persone prese in ostaggio, un vero inferno» La donna rientrata in Italia con la famiglia dopo la mobilitazione della Farnesina
L’AQUILA. Una settimana in mezzo all’orrore della guerra. L’attacco di Hamas, gli ostaggi prelevati dai terroristi, i missili che precipitano dal cielo. E il bunker, un materasso a terra tra quattro pareti gelide, a tenerli al riparo dalla ferocia che tracima per le strade della città. È la storia di una donna aquilana in fuga da Tel Aviv, Israele, teatro del conflitto con le forze palestinesi di Hamas. Alessia Perilli, 36 anni, originaria di Roio, è atterrata da poco più di ventiquattro ore a Milano: un volo dall’inferno organizzato grazie all’interlocuzione del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, con la Farnesina. Alessia aveva provato a fuggire dalla guerra acquistando ogni giorno un biglietto aereo per l’Italia, ma tutti i voli internazionali sono stati cancellati. Poi, dopo il via libera del ministero degli Esteri, arriva la telefonata più importante della vita: «Quando l’Unità di crisi ci ha comunicato che avremmo potuto lasciare il Paese è stata una liberazione», racconta Alessia, in Israele insieme al marito Vladimir e ai due figli. La famiglia si trovava a nord di Tel Aviv, un centinaio di chilometri dalla Striscia di Gaza. Le scene sono orribili: «Abbiamo visto terroristi bussare casa per casa e portare via persone in ostaggio», ricorda, «io e la mia famiglia trascorrevamo tutto il giorno rinchiusi nel nostro appartamento, era troppo pericoloso uscire». La notte nel bunker: «In Israele quasi ogni abitazione ne ha uno, il nostro era piuttosto piccolo. C’entrava appena un materasso. Dormivamo lì per stare al sicuro». «La cosa più difficile è stata tranquillizzare i bambini, cercando di non fargli capire cosa stesse realmente accadendo: abbiamo tenuto la tv spenta per giorni per evitare che potessero vedere certe immagini».
i giovani al fronte
Il prossimo primo novembre Alessia avrebbe festeggiato i suoi primi cinque anni in Israele: aveva lasciato L’Aquila nel 2018 per studiare Fisica alla Tel Aviv University. Dottorato e post dottorato, poi il lavoro arriva in un’azienda hi-tech. Nel frattempo trova anche l’amore: è qui che conosce Vladimir. L’uomo vive ore di angoscia per i suoi familiari costretti ancora a restare nell’inferno. Ma sono giorni di paura per molti: «I figli di un mio collega, 20 e 19 anni, sono partiti pochi giorni fa per il fronte in attesa della controffensiva via terra, mentre un amico di mio marito», spiega ancora Alessia, «è tenuto in ostaggio da Hamas. È una situazione drammatica, le guerre le pagano sempre i civili e soprattutto i più giovani. Coloro che non hanno colpe».
il ritorno in italia
Erano giorni che la famiglia di Alessia provava a fuggire dalla guerra. Corsa al biglietto, voli cancellati. Poi la salvezza: «Due miei amici, Daniela Scipioni e Fabrizio Iannini, hanno allertato il sindaco Biondi, che si è messo in contatto con la Farnesina per preparare un volo di emergenza».
Domenica l’aereo da Tel Aviv a Milano. «La notte siamo stati ospitati da una ragazza milanese, anche lei atterrata da Israele. Poi il giorno seguente (domenica, ndr) siamo rientrati all’Aquila in treno». Un biglietto di sola andata: «Per un po’ di tempo staremo qui, fortunatamente posso lavorare anche in remoto. Spero che tutto questo possa finire al più presto, Israele è un Paese speciale, bellissimo».
la guerra all’improvviso
L’offensiva di Hamas di sabato 14 ottobre ha colto di sorpresa il mondo intero, mentre ora è Gaza a finire soffocata nell’orrore. «Nessuno se lo aspettava, anche se di tensione ce n’è sempre stata». Da quelle parti, ci si abitua anche ai missili: «Spesso risuonavano le sirene ed eravamo costretti a rifugiarci nei bunker, ma tutto finiva dopo una ventina di minuti. Stavolta è tutto diverso, è una guerra. Nessuno se lo aspettava: c’era tanto panico tra le persone, i negozi e gli uffici erano chiusi, tutta la città è come se si fosse paralizzata. Eravamo tutti sotto choc».
Poi una frase che riecheggia ancora: «Ci sentivamo al sicuro ma la guerra mette tutto in discussione».
È per questo che Alessia ha deciso di tornare in Italia e fuggire dalle armi e dall’odio. Dalla morte.
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