Coumadin, l’imputato è malato: il pm fa intervenire i carabinieri

Ennesimo colpo di scena all’udienza a carico di Daniela Lo Russo e del figlio Michele: l’uomo fa sapere di avere la febbre, la procura invia i militari alla Guardia medica di Montesilvano per controllare
PESCARA. Niente discussione e quindi niente sentenza ieri pomeriggio in tribunale per il processo a carico di Daniela Lo Russo, ormai nota come Lady Coumadin, e suo figlio Michele Gruosso, accusati del tentato omicidio del secondo marito della donna, a cui avrebbero somministrato dosi massicce di Coumadin, un farmaco che impedisce la coagulazione del sangue.
Alle richieste di rinvii a sorpresa in questo processo, i giudici del tribunale sono ormai abituati (una volta l'imputata cadde in casa la mattina del processo e si fece ricoverare, mentre all'udienza successiva venne investita da un'auto mentre si recava in tribunale e venne ricoverata per pochi giorni).
Ma questa volta protagonista non è stata la Lo Russo, che pure ha lasciato traccia anche in questa udienza cambiando il sesto avvocato: a costringere il tribunale a rinviare l'udienza, anche se di una sola settimana, è stato invece un improvviso problema legato alle condizioni di salute di Gruosso, rese note al collegio proprio in apertura di udienza dal suo legale, Fabio Abbruzzese. «Il mio assistito mi ha comunicato che non si è sentito bene e stata andando alla guardia medica di Montesilvano per farsi visitare: farà arrivare il certificato».
La notizia fa subito presumere che questo imprevisto bloccherà la discussione in programma. Il tribunale invita allora il pm Rosangela Di Stefano a verificare le condizioni dell’imputato: è il magistrato che la mattina del 9 settembre scorso, giorno della precedente udienza, venne fatto oggetto di gravi minacce che si presume (le indagini sono ancora in corso) arrivino proprio dall'imputata Lo Russo, ufficialmente indagata a Campobasso per procurato allarme (i pacchi bomba sistemati davanti a 4 palazzi delle istituzioni e al portone di casa della Di Stefano non contenevano esplosivo), minacce aggravate (al pm con un volantino attaccato ai pacchi) e interruzione di pubblico servizio (per alcune ore la città è stata bloccata per la verifica dei pacchi bomba).
Ma torniamo al processo Coumadin: il pm manda i carabinieri alla guardia medica per accertare la questione e intanto il collegio sospende l'udienza. Mezz'ora più tardi tornano i militari in aula: «Alla guardia medica non c'è alcun Gruosso», riferisce il maresciallo. L'avvocato si giustifica dicendo che così gli aveva detto l'imputato e il tribunale chiede ulteriori accertamenti ai militari, che in poco tempo riescono a rintracciare Gruosso: «È dal suo medico curante, il dottor Pasquale Cordoma: lo sta visitando. I colleghi ci invieranno il certificato».
E così avviene qualche minuto dopo. Il collegio legge il certificato che assegna 7 giorni di prognosi per faringite febbrile. Il pm sostiene che la certificazione è troppo generica. Il tribunale concorda sulla genericità e sul fatto che non è sufficiente per determinare il legittimo impedimento chiesto dalla difesa, ma «ritenendo che in relazione alla pandemia in atto», afferma il presidente Maria Michela Di Fine, «lo stato febbrile certificato non avrebbe comunque consentito l'ingresso di Gruosso in tribunale, rinvia l'udienza al 28 ottobre prossimo per discutere il processo».
Disponendo anche l'accompagnamento con i carabinieri per l'ultimo teste della difesa che ieri non si è presentato: Antonio Micozzi, amico della Lo Russo, che secondo il suo nuovo avvocato, Paolo Cacciagrano, «avrebbe assistito alla somministrazione del farmaco in alcune occasioni». Circostanza mai emersa in dibattimento, né fatta presente dalla Lo Russo in sede di interrogatorio, e neppure citata dallo stesso teste sentito durante le indagini, come sostengono in aula pm e collegio.
Per tornare al cambio del legale, è stato lo stesso Domenico Travaglini, il quinto avvocato in ordine di tempo che assunse nel novembre scorso la difesa d'ufficio dell'imputata quando quest'ultima revocò l'incarico ad Abbruzzese (che oggi assiste solo il figlio), a comunicarlo al collegio. «Ho ricevuto ieri pomeriggio alle 17,30 la mail dalla signora senza alcuna spiegazione», ha detto Travaglini. L'avvocato Cacciagrano, quindi, entra a giochi fatti, senza aver potuto seguire alcuna udienza, e alla vigilia della discussione.
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