Covid, il pronto soccorso è pieno E i letti finiscono nel corridoio

19 Luglio 2022

I pazienti in attesa dell’esito del tampone sistemati coi paraventi nell’atrio, tra il passaggio della gente La Asl li toglie nel pomeriggio: «È quasi tutto pieno, riaperto il vecchio reparto». Ma ora è polemica

PESCARA. È stata una giornata all’insegna dell’emergenza, un lunedì nero. L’area dell’ospedale destinata a pronto soccorso Covid, che accoglie i pazienti in osservazione prima di un eventuale ricovero, era piena, con ambulanze che continuavano ad arrivare: c’erano circa trenta persone, alcune in trattamento da sei giorni, e gli spazi non erano sufficienti per tutti.
PAZIENTI NELL’ATRIO Per isolare i “grigi”, cioè i pazienti in attesa di risposta dopo il tampone, si è deciso di sistemarli nell’atrio che si trova subito dopo l’accettazione, limitando la zona con dei paraventi. Le polemiche sono state immediate, per il trattamento a cui sono stati riservati i pazienti ma anche per il possibile rischio di contagio di chiunque passasse di lì e per il mancato utilizzo dell’ospedale Covid. E poi c’è l’esasperazione del personale, costretto a un periodo di superlavoro. La Asl è corsa ai ripari, nel pomeriggio, aprendo il vecchio pronto soccorso per cui stata smantellata l’area di emergenza nell’atrio e sono spariti i paraventi.
LA POLEMICA Il consigliere regionale del Pd Antonio Blasioli ha denunciato la presenza, al pronto soccorso Covid, di «sei letti attaccati: o meglio, sei brandine, dato che non hanno i cuscini. Il locale è sprovvisto di bagno, per usufruirne è necessario attraversare un altro reparto. Manca il ricambio di aria e non c'è aria condizionata né alcuna apparecchiatura per chiamare medici e infermieri», e il personale «costretto a fare gli straordinari». Dall’ospedale il segretario della Uil Fpl Francesco Marcucci ha manifestato il suo disappunto. «I reparti sono pieni, non ci sono più posti per il Covid, e il personale non sa dove sbattere la testa, lavora in condizioni disumane», ha commentato. Se tutto questo accade perché l’emergenza è finita e i contagiati non gravi vanno trattati nei reparti di pertinenza e non nell’ospedale Covid, come ha chiarito sabato la Asl rispondendo al vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari, per Marcucci bisogna cercare una soluzione.
«L’emergenza è finita solo sulla carta, non nella realtà, anzi sta peggiorando. E qualcuno se ne deve fare carico», dice il sindacalista. «Non possiamo abbandonare i pazienti e il personale. È necessario garantire assistenza alle persone: non possono stare buttate in un corridoio perché tutti gli spazi dell’area medica sono occupati». Il sindacalista si aspetta risposte dalla Asl nella riunione già convocata per oggi per parlare, tra l’altro, del rinnovo dei contratti a termine. «Spero che vengano a dirci che i 351 contratti in scadenza il 31 luglio saranno rinnovati e che l’organico sarà aumentato, se le cose peggiorano».
LA REPLICA DELLA ASL Partendo dal presupposto che «è quasi tutto pieno», la Asl spiega: «C’è stato un aumento degli accessi e abbiamo sistemato nell’atrio i casi dubbi, i “grigi”, per isolarli rispetto ai positivi. Intanto abbiamo riaperto il vecchio pronto soccorso, per ampliare le aree a disposizione». L’azienda sanitaria risponde poi a chi chiede di usare l’ospedale Covid. «Quella struttura, nata durante la pandemia, dopo la fine dell’emergenza viene usata anche per malati non Covid», dicono dalla direzione sanitaria specificando che nell’edificio ci sono «30 degenti, nelle aree Covid» e sono quelli con «un quadro clinico conclamato». Sempre in quel palazzo vengono seguiti «i pazienti Covid curati in day hospital (40 al giorno), e c’è una zona per il long Covid». L’ultimo piano viene usato dalla terapia intensiva non Covid, per consentire i lavori in Rianimazione, in ospedale, mentre la terapia sub intensiva è oggetto di lavori: ma questi «sono spazi non necessari, per l’andamento della malattia». Nel palazzo rosso ci sono anche Infettivi e Pneumologia, «con area Covid e area pulita».