Covid, la paura spegne la movida: I gestori: «Così moriamo tutti»

L’impennata dei contagi e le misure più restrittive spingono i cittadini a evitare le uscite serali Tavoli vuoti a Pescara Vecchia, incassi ridotti a piazza Muzii. I titolari: meglio chiudere, ma con i sussidi
PESCARA. La paura fa più danni del Covid. È racchiusa in questa frase emblematica, che ieri rimbalzava fra i commenti espliciti e i non detti dei titolari delle attività di ristorazione, messi alla berlina dalla chiusura a mezzanotte e dall’annuncio di nuovi provvedimenti restrittivi in caso di inosservanza dei protocolli anti contagio anche per strada, il bilancio del primo venerdì sera dopo la stretta sui controlli e l’annuncio di una possibile movida a numero chiuso.
Pochissima gente a passeggio, tanti tavoli liberi e aree del divertimento messe sotto torchio da carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili urbani incaricati di vigilare sul rispetto delle misure di sicurezza. E se il calo dei clienti è stato considerevole a piazza Muzii, in via Cesare Battisti e nelle strade del quadrilatero centrale, ancora più drammatica è apparsa la situazione nel centro storico, tra corso Manthoné, via delle Caserme e nelle vie limitrofe. Qui alcuni locali, come il ristorante “Julius”, non hanno ospitato nemmeno una persona a cena, mentre il disco bar “Piano terra” ha incassato appena 15 euro in tutta la serata. «C’è poco da controllare», sospira Diana, che ha rilevato il ristorante “Julius” in via delle Caserme nel luglio scorso, «ieri (venerdì n.d.r.) non c’era nessuno: è venuta solo una persona a prendere gli arrosticini da asporto. Le prenotazioni sono a zero perché nessuno esce di casa. È un disastro, di questo passo chiudiamo e basta». Anche Massimiliano Maccarone con il suo “Piano terra” a corso Manthoné racconta di aver riportato «l’incasso più basso di sempre», motivando così le perdite: «Il mio locale è frequentato dagli over 25, la fascia di popolazione che più di tutte ha smesso di uscire per divertirsi. Per strada si vedono soltanto ragazzini dai 16 ai 25 anni al massimo che non hanno paura né del virus e né di essere richiamati se si fermano all’ingresso delle attività per fumare o chiacchierare senza mascherina. Per tutto settembre e all’inizio di ottobre abbiamo lavoricchiato, ma adesso il mercato è crollato».
Anche in posti che continuano a registrare il pienone, come il lounge bar di corso Manthoné “Anyma” gestito da Alessandro Acquaviva, si respira in realtà rassegnazione per le sorti del comparto, arrivando a paventare «un nuovo lockdown, se serve per salvaguardare la salute pubblica, ma con aiuti economici certi e veloci per la categoria». «Il lavoro che prima si spalmava in tre ore», spiega Acquaviva, che ha anche il ruolo di direttore artistico degli eventi culturali di Pescara Vecchia, «adesso dobbiamo condensarlo in un’ora. Per sicurezza ho ridotto la capienza dei tavoli da 6 a 5 commensali. Devo dire che gli adulti sono rigorosi nel rispettare le norme, solo i giovani si ribellano. Mi piace anche l’idea del sindaco Masci di una movida solo su prenotazione, con ingressi limitati, sarebbe meglio di una chiusura senza sussidi».
Non va meglio per i locali del centro, come rimarca tra gli altri Daniele Giannascoli, titolare della birreria e cocktail bar “White Cliff” in via Battisti. «Il terrore generale alimentato anche dai media», dice, «ha spinto le persone a non uscire di casa. I locali sono aperti, ma di fatto è come se fossimo in lockdown senza ricevere alcun ristoro dallo Stato. Continuo a pagare 1.100 euro di affitto, poi le tasse e gli stipendi ai dipendenti, ma senza guadagnare granché. Le forze dell’ordine sono state attentissime, non si sono fatte scappare nemmeno una mascherina. Ma non siamo noi che spargiamo il Covid, non possono vederci sempre come untori. I locali sono aperti dal 25 maggio, evidentemente se la crescita dei contagi è avvenuta adesso vuol dire che non dipende da noi, che è in relazione ad altro, come per esempio la riapertura delle scuole». Riguardo agli ingressi nelle strade della movida limitati alle sole persone con prenotazione, Giannascoli evidenzia che «Pescara Viva l’ha chiesta al Comune già a giugno, mostrandosi disponibile a controllare gli ingressi anche con l’aiuto della sicurezza privata». «Il clima è carico di tensione», avverte Stefano Cardelli, ex assessore al commercio e titolare di “Nettuno beach club”, «avevo programmato diverse cose per l’inverno, con il karaoke e la cena, senza discoteca, ma sto ricevendo solo disdette e credo che non farò più nulla. In queste condizioni sarebbe meglio chiudere tutto. Quest’estate un po’ abbiamo lavorato, ma rispetto al 2019 il calo è stato del 50 per cento. Un’intera filiera, quella del divertimento, è in agonia, e ancora peggio stanno messi i dipendenti». Infine Giancarlo Di Nezza, titolare dell’osteria ed enoteca “Visaggio” in via de Cesaris, sottolinea come «i clienti in meno sono collegati anche al freddo» e che «i controlli delle forze dell’ordine ci sono già da un mese ed è giusto che sia così, anche perché la gente così ha imparato che bisogna proteggersi naso e bocca e mantenere sempre le distanze».
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