Crac Le Naiadi, in aula lo scontro tra gli ex soci finiti sotto accusa

Serraiocco: «Tutte scelte condivise». E D’Orazio, che aveva scelto il silenzio, chiede di parlare: «Quando scoprii che non aveva mai sentito il curatore fallimentare, feci un esposto all’Ordine»
PESCARA. L’udienza di ieri del processo per il crac delle Naiadi di Pescara e, nello specifico, sulla bancarotta fraudolenta da 7 milioni di euro della società Progetto Sport (che gestiva lo storico impianto pescarese), fa segnare un punto a favore dell’accusa.
L’esame di due degli imputati è diventato uno scontro a tutto campo tra il commercialista Vincenzo Serraiocco (uno dei protagonisti della delicata vicenda giudiziaria) e uno dei soci della stessa Progetto Sport, Daniele D’Orazio, anche lui sotto processo insieme a Paolo Colaneri (altro socio) e Livio Di Bartolomeo.
Nel suo esame, Serraiocco aveva disegnato la sua figura come quella di un integerrimo amministratore che cercava di salvare la società, condividendo tutte le sue scelte con gli altri soci. Ed è stato a questo punto che D’Orazio, pur avendo rinunciato all’esame, ha deciso di fare dietro-front e di spiegare al collegio come effettivamente erano andate le cose. «Non ho mai operato, gestito o amministrato la Progetto Sport», ha detto D’Orazio. «Faceva tutto lui. Tutto quello che veniva fatto sapevo, però, che veniva concordato con la Mariani (Claudia Mariani, commissario giudiziario nominato dal tribunale per seguire la procedura di concordato preventivo in atto ndr), ma così non era, ma lo seppi soltanto dopo».
L’imputato spiega il perché del suo ingresso nella società e quelli che dovevano essere gli obiettivi da raggiungere per far crescere Le Naiadi. Poi l’idillio con Serraiocco si ruppe all'improvviso. «In una riunione di settembre 2017 con la Mariani, c’erano anche Serraiocco e Colaneri: fu sottolineato che doveva esistere da parte della Mariani e degli altri una maggiore collaborazione per raggiungere i nostri obiettivi, compresa la proroga della gestione da chiedere alla Regione. Poi, a dicembre dello stesso anno, tutto è cambiato perché Serraiocco ha cambiato atteggiamento dentro la struttura».
E anche sulle dimissioni che Serraiocco dice di aver notificato con una pec alla società, D’Orazio è fermo nella sua risposta: «Io non ero a conoscenza delle sue dimissioni, tanto che convocai l’assemblea per mandare via Serraiocco, perché venni a sapere propria da lui che non aveva mai sentito la Mariani. Arrivai anche a fare un esposto all’Ordine dei Commercialisti perché lui non rispondeva alle mie sollecitazioni. Dopo quella discussione con Serraiocco, misi in vendita tutte le mie quote perché non volevo più avere a che fare con quella gestione».
E qui si inserisce anche uno dei punti caldi del processo, e cioè i 750mila euro che la Regione versò alla società: passaggio importantissimo che non sarebbe mai stato reso noto al commissario giudiziario e che l'accusa (rappresentata dal pm Andrea Papalia) sostiene siano stati distratti dagli imputati. E sul punto Serraiocco aveva appena spiegato che «quei soldi entrarono a marzo del 2018 e lo stesso giorno pagai il legale che ne aveva curato il recupero e decisi di tenerli in cassa per evitare che potessero essere aggrediti dai creditori. Feci tre assegni che tutti potevano incassare. Quando si dovevano pagare gli stipendi e i fornitori, ne prendevo uno, lo versavo nella società, e poi con quello che restava facevo un altro assegno, sempre per evitare che i creditori ci mettessero le mani».
Soldi che vennero anche utilizzati per partecipare alla gara per la gestione della piscina di Francavilla al Mare. E quando il pm gli chiede come arrivò alla presidenza del cda della società, Serraiocco risponde: «Non faccio il gelataio, faccio il commercialista e loro hanno pensato che io potevo gestire quella società». Ma D’Orazio precisa: «Fu Colaneri che presentò Serraiocco, io non lo conoscevo neppure». Si torna in aula per la discussione l'11 aprile prossimo.

