Criminalità organizzata in città «Attività commerciali a rischio»

7 Maggio 2023

Per Pettinari (M5S) è allarme dopo l’inchiesta su Ballone, uomo di fiducia delle cosche in Abruzzo «Non possiamo lasciare che il tessuto economico sia infiltrato da proventi illeciti, serve una risposta» 

PESCARA. L'ultima inchiesta è quella della Dda di Reggio Calabria nell'ambito della quale mercoledì scorso è stato nuovamente arrestato Massimo Ballone, il bandito scrittore di 61 anni. Per i magistrati della Direzione distrettuale antimafia era l’uomo di fiducia delle cosche in Abruzzo. A Pescara, avrebbe «detenuto, trasportato e venduto», tra il 2020 e il 2022, quasi 20 chili di cocaina per un giro d’affari stimato in 400mila euro. Con Ballone, già in carcere da novembre per lo stesso motivo, sono finite in manette oltre 100 persone, molte delle quali ritenute elementi di spicco delle famiglie Nirta-Strangio di San Luca e Morabito di Africo.
Questa e altre indagini delle direzioni investigative antimafia e della procura di Pescara, per il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari del M5S, «mostrano un quadro di vera emergenza», di fronte al quale c'è bisogno che politica si faccia sentire «prima che sia troppo tardi». «La criminalità in Abruzzo ha fatto un salto di qualità», sottolinea Pettinari, «oggi la presenza delle mafie, come ci dicono le cronache e le numerose operazioni delle forze dell'ordine, è conclamata. Non si può più fare finta di niente. Bisogna parlarne». Per l'esponente del M5S, «la preoccupazione più grande è che i proventi illeciti, e purtroppo alcune inchieste ce lo dicono già, possano essere reinvestiti in quella che apparentemente sembra l'economia legale. Vediamo sempre più spesso sul nostro territorio aprire da parte di sconosciuti bar, ristoranti e catene di attività commerciali di gran lusso e allo stesso tempo chiudere le attività storiche e le botteghe perché non riescono ad andare avanti. L'Abruzzo sta cambiando in peggio ed è dovere delle istituzioni porre un freno a questa escalation. Le istituzioni e tutti gli organi preposti hanno il dovere di tutelare i nostri commercianti e l’economia sana della regione. Non possono essere lasciate sole attività imprenditoriali attanagliate dalla concorrenza sleale di chi infiltra proventi illeciti nell'economia legale. Non bisogna permetterlo».
Per Pettinari, a combattere le mafie non devono essere soltanto le forze dell'ordine e la magistratura, «anche la politica deve fare la sua parte» e cioè «deve parlare, fare consigli straordinari sulla mafia e sulle organizzazioni criminali. È necessario accendere dei fari, monitorare, stare al fianco delle prefetture e verificare quante attività aprono e se sono lecite. La politica deve soprattutto legiferare e dare strumenti necessari alla magistratura per operare. Le intercettazioni vanno aumentate e non tagliate. Quello è il sale della nostra giustizia e democrazia».
Il vice presidente del consiglio regionale propone, inoltre, dei riconoscimenti alle vittime delle organizzazioni criminali. «Per la prima volta, qualche settimana fa, in una inchiesta è stata contestata a personaggi che gravitano a Rancitelli l'associazione di stampo mafioso. In quel quartiere e nel complesso del Ferro di cavallo ci sono state persone perbene che per anni sono state minacciate, aggredite, a cui è stata bruciata l'auto. E questo perché non hanno mai abbassato la testa. A loro andrebbero dati degli encomi solenni. Sarebbe un grande segnale, un punto da cui ripartire».
Per Pettinari, ai cittadini si deve dimostrare concretamente che lo Stato c'è. «In questo modo», dice, «si sentiranno sicuri nel denunciare atti illeciti e le eventuali estorsioni subite. La criminalità organizzata, la mafia, la ndrangheta, la camorra proliferanno lì dove le istituzioni sono lontane dai problemi delle persone».