Cristiano De André: «Non è facile essere figlio di un genio»

13 Giugno 2016

di STEFANIA SANDROLINI «Mio padre era un genio e la sua opera merita di essere resa nota anche a chi, per motivi anagrafici, non conosce il mondo della canzone d'autore». Tra le tante ragioni che...

di STEFANIA SANDROLINI

«Mio padre era un genio e la sua opera merita di essere resa nota anche a chi, per motivi anagrafici, non conosce il mondo della canzone d'autore». Tra le tante ragioni che hanno spinto Cristiano De André a proporre lo spettacolo “De André canta De André” questa è sicuramente la principale, ma non è l'unica. «Durante l'ultima tournée di mio padre, “Anime Salve” - racconta il musicista - lui mi chiese di avere un ruolo fondamentale nella rilettura dei suoi brani. Ancora nessuno sapeva che di lì a poco sarebbe scomparso e che affidandomi la preparazione del concerto mi passava una sorta di testimone. Dopo la sua morte ciò che aveva scritto rischiava di andare perduto e quando Dori (Ghezzi, la compagna di Fabrizio De André, ndr) mi chiese se avevo voglia di andare da Fabio Fazio in televisione e cantare “Creuza de mä” e io accettai. Preparare quel brano fu un'esperienza artistica stimolante e da lì nacque la voglia di continuare. Anche perchè fin dalle prime date, a vedere il concerto, oltre agli affezionati sono arrivati un sacco di ragazzini curiosi di scoprire il repertorio di Faber». Quella attuale è la terza parte del tour "De André canta De André" ed è uno spettacolo completamente nuovo rispetto ai due precedenti. «La scaletta è stata del tutto rimaneggiata e con i miei collaboratori abbiamo messo mano a nuovi brani di papà - anticipa Cristiano - Fra questi c'è anche “Canzone per l'estate” pezzo al quale tengo moltissimo: non solo credo sia stata la traccia più bistrattata dell'album scritto con Francesco De Gregori, ma è anche di una attualità impressionante. Il rischio di omologazione che si temeva negli anni Settanta , adesso, è realtà e sfuggirne non è facile».

Non è facile neppure chiamarsi De André e fare musica. Non lo fu per Faber e non lo è per suo figlio Cristiano. Che, solo dopo aver passato il mezzo secolo di vita, finendo anche sulle cronache per storie di droga e altre peripezie, ha deciso di scrivere la sua autobiografia dal titolo “La versione di C.” pubblicata da Mondadori. «Con questo libro ho voluto fare chiarezza - spiega - di me si è scritto e detto molto. A volte raccontando cose vere, più spesso dando fiato a un sacco di sciocchezze. C'è perfino chi incontrandomi mi dice: « Si vede che sei il figlio di Dori!». Avendo l'opportunità di farlo ho voluto dire anche la mia. Raccontare della mia famiglia e della mia vita così come sono senza alcuna pretesa nè di giustificarmi nè di essere giustificato. Andando alla ricerca di ricordi, poi, ho trovato tanti episodii che avevo rimosso e questo credo che mi sarà utile. Solo guardandomi senza pudori, per esempio, mi sono reso conto di aver fatto con i miei figli gli stessi errori che mio padre ha fatto con me». Nel libro Cristiano De Andrè parla anche della sua dipendenza dall'eroina. Una droga che, in questi ultimi anni, sembra tornata a far breccia tra i giovanissimi. «La droga è stata il modo per bloccare il fermento che animava le giovani generazioni negli anni 70 prima che potessero davvero avverarsi. Una vera guerra alle idee di giustizia e libertà che ha lasciato dietro di sè una scia infinita di morti. Io spero che i ragazzi non si facciano più fregare: quando ti avvicini all'eroina hai già perso perchè da qual momento in poi sarà solo lei a gestire la tua vita». Una sconfitta che l'artista ha provato sulla sua pelle nonostante sia nato baciato dagli dei: bello, intelligente, ricco e con una capacità unica di comunicare emozioni attraverso la musica. «Non sempre è tutto oro quel che luccica - dice - Pur avendo tutto non mi sono mai sentito all'altezza di mio padre. Non è facile essere figli di un genio».