Crolla un pino in zona aeroporto: è il terzo albero caduto in 3 giorni

21 Novembre 2021

Giovedì e venerdì erano stati registrati due sradicamenti dal suolo in via Monte Bove e via Panaro L’esperto agronomo Colarossi: «Quelle piante sono cadute perché non adatte ai terreni umidi» 

PESCARA. Dopo via Monte Bove e via Panaro, un terzo albero è crollato ieri mattina sulla Tiburtina, in aree private della zona aeroporto. «I pini non sono adatti per Pescara. Lungo i marciapiedi e sulle strade cittadine, bisognerebbe sostituire, gradualmente, questi alberi a rischio crolli, con le latifoglie come aceri, peri, nespoli che non raggiungono altezze enormi e si adattano a più ampi spazi grazie a radici più fittonanti che assicurano profondi ancoraggi e stabilità alla pianta. Oltre al fatto che sono alberi termoregolatori dell’aria e dell’inquinamento». Nella Giornata nazionale degli alberi, che si celebra oggi, e all’indomani delle tragedie sfiorate in città con due pini domestici caduti nell’arco di 24 ore, giovedì in via Monte Bove e venerdì in via Panaro, entrambi rimossi da Ambiente spa, interviene Matteo Colarossi, responsabile provinciale e delegato nazionale al Verde dell’Ordine degli agronomi e forestali, che bacchetta l’amministrazione comunale: «Più volte abbiamo sollecitato l’eliminazione graduale dei pini, che non sono adatti laddove sono presenti le falde acquifere perché hanno bisogno di terreni asciutti e sono soggetti a pericolo crollo durante le piogge o i lavori di scavo. Se le radici, che sono superficiali in questo tipo di alberatura, vengono tranciate, il pino si stacca dal suolo e cade. Anche nel caso di via Monte Bove siamo intervenuti più volte per segnalare al Comune la situazione precaria, rischiosa per i cittadini». Per Colarossi, la «potatura e il monitoraggio devono esserci» ma «non risolvono definitivamente il problema». La soluzione, per l’agronomo pescarese, è la piantumazione delle latifoglie, come il nespolo e l’azzeruolo rosa che oggi alle 11.30 saranno collocati dai professionisti dell’Ordine con l’associazione Torre dei Venti, in piazza Caduti del Mare. . Per una città come Pescara, «sono più adatte le latifoglie di terza grandezza, che non superano i 30 metri, come peri da fiore, aceri campestri, prunus che hanno una crescita contenuta e radici ben inserite nel terreno che non ribaltano la pianta. E, oltre ad essere ornamentali, producono anche frutti per aumentare la biodiversità». Colarossi rivela che a Pescara ci sono tanti pini domestici (ma anche d’aleppo) perché «gli ex vivai forestali del secolo scorso hanno prodotto pini in quantità industriale destinati al rimboschimento di gran parte d’Italia». Mentre in provincia, a Lettomanoppello, ieri mattina, sono stati ripiantumati dall’amministrazione comunale 38 alberi, tanti quanti sono i bambini nati nel 2020 e 2021.