Crollo casa dello studente: 13 anni in attesa di giustizia

5 Aprile 2022

La Procura ha aperto oltre 200 inchieste per accertare eventuali responsabilità Dopo la fase penale conclusa con alcune condanne è la volta dei processi civili

L’AQUILA. Alla fine del 2009, quando nell’aria c’era ancora la polvere delle macerie, sulla stampa locale si scrisse che la Procura dell’Aquila aveva aperto, sulle presunte responsabilità per le morti del 6 aprile 2009, più di 200 inchieste (a cui negli anni successivi se ne sono aggiunte decine sui “furbetti” del terremoto). A processo sono arrivati pochissimi procedimenti e le condanne si contano sulle dita di una mano. Fra di esse c’è quella sulla cosiddetta commissione “Grandi Rischi”: l’unico condannato in Cassazione è stato l’ex vice capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, scelto come capro espiatorio per aver “rassicurato” la popolazione aquilana nel corso di una breve intervista televisiva fatta prima della riunione della Commissione.
CASA DELLO STUDENTE
Altro processo penale di cui si è parlato molto è stato quello per il crollo della Casa dello studente in via XX Settembre. «Nel processo per il crollo della Casa dello studente», dice l’avvocato Wania Della Vigna che ha rappresentato molte parti civili, «la Cassazione penale ha confermato, in via definitiva, l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica dell’Aquila – sostenuta in particolare dal pubblico ministero Fabio Picuti – pronunciando condanne passate in giudicato – per i reati di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, disastro colposo e crollo di edificio – a carico dei quattro tecnici che procedettero alla ristrutturazione dell’ex palazzo Angelini, trasformato in studentato. La Cassazione ha riconosciuto la responsabilità umana escludendo la natura eccezionale del terremoto, pur avvenuto in una zona acclarata sismica. Concluso il filone penale ho iniziato il processo civile», continua il legale, «volto al risarcimento dei danni a carico della Regione Abruzzo e dell’Azienda regionale per il diritto allo studio. C’è stata già una sentenza di condanna del Tribunale civile e ora si attende il giudizio della Corte di Appello. Nella prima sentenza si ravvisa una pesante responsabilità dello Stato, attraverso l’ente territoriale Regione che, all’epoca dei fatti, era proprietaria dell’edificio Casa dello studente, destinato ad accogliere i ragazzi meritevoli ma bisognosi, ossia privi di mezzi e una corresponsabilità dell’Adsu ente gestore. Non posso non ricordare il motore indiscusso dei processi, la mia amica Antonietta Centofanti, sempre presente in tutte le udienze non solo dell’adorato nipote Davide ma di tutte le vittime».
«E io», sottolinea Wania Della Vigna, «continuerò negli anni a venire, anche nel suo nome, a essere nelle aule giudiziarie fino a quando non avremo Verità e Giustizia proprio in memoria di tutte le vittime della vulnerabilità degli edifici che in realtà sono le vittime della responsabilità umana, della superficialità, della negligenza, della imperizia e dell’imprudenza degli uomini – specie dei professionisti e degli enti pubblici – non certamente del sisma”.
I FAMILIARI
Per i familiari delle vittime della Casa dello Studente «è fondamentale non solo che i processi si concludano con una sentenza giusta, ma che questa arrivi in tempi rispettosi del dolore privato – che invece purtroppo deve continuare ad essere esibito nelle aule di tribunale – e della vita che faticosamente va avanti. Sono stati 13 anni durante i quali si è oscillato pericolosamente tra il rischio del condono giudiziario con il processo breve e quello della prescrizione. Dopo tutto questo tempo, è ancora più evidente lo stato di latitanza delle figure giuridiche che per dovere di civiltà avrebbero l’obbligo di rispondere a noi privati cittadini di quanto accaduto e che invece – a fronte di responsabilità evidentemente accertate – sono reticenti a pronunciarsi. Laddove la normalità ha ceduto il passo alla sopravvivenza, è più che mai necessario arrivare al termine dei processi in tempi congrui ai fatti, al fine di restituire a noi familiari una vita dignitosa. Queste erano anche le istanze di Verità e Giustizia, che Antonietta Centofanti, insieme con noi tutti, portava avanti e per le quali continueremo a batterci. Per un futuro civile che sia di tutti».
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