Crox, il complice confessa: «L’ho colpito per paura»

Il racconto dell’omicidio: «Mi ha detto, dagliele pure tu due botte, non volevo»
PESCARA. «Ci avviciniamo e Gianni (nome di fantasia per indicare il primo accoltellatore) mi guarda e intanto si era accesa la sigaretta, c’aveva la mano tutta sporca di sangue, quella che stava fumando la sigaretta, e mi punta il coltello e io l'ho guardato in faccia e lui... non lo so, io non l’avevo mai visto così. Aveva gli occhi... sembrava tipo in trance, sembrava un’altra persona proprio, che poteva fare qualunque cosa in quel momento. E io gli ho detto “che vuoi?” e lui mi ha detto “dagliele pure due botte che ho sentito il polmone che ha sfiatato”, proprio così mi ha detto e io gli detto “no, non me la sento, non voglio fare niente; lui mi ha detto “fallo sennò non ne risponde solo la tua incolumità”».
LA CONFESSIONE
È uno dei passaggi più cruenti e terribili dell’esecuzione di Christopher Thomas Luciani, per gli amici Crox, 16 anni, ucciso il 23 giugno scorso nel parco Baden Powell di via raffaello, a Pescara, con 25 coltellate da due coetanei ora in carcere. È la confessione del secondo accoltellatore, Michele (anche questo nome di fantasia), il figlio del carabiniere, che riferisce al procuratore dei minori David Mancini e alla sostituta, Angela D’Egidio, la sua versione di quel terrificante pomeriggio estivo: di quell’omicidio condiviso con l’amico che con Crox aveva un credito di 300 euro per questioni di droga. Assistito dai suoi legali (Vincenzo Di Girolamo e Marco Di Giulio), Michele racconta sin dall’inizio quella giornata.
LA SERA PRIMA DELL’OMICIDIO
La sera prima del delitto Gianni comunica ai suoi amici che il giorno dopo dovranno chiarire alcune cose con la vittima alla quale Gianni aveva dato 70 euro per del fumo mai avuto. «E allora, il giorno dopo siamo andati», racconta Michele, «e Gianni mi aveva detto di portare la pistola e un coltello e io non capivo il perché. Gli ho detto “perché?” e lui mi ha detto “portali e basta”. Solo dopo, quando siamo arrivati al parco ho capito il perché, perché Gianni aveva paura che potevano essere aggrediti dai nordafricani (amici di Luciani, almeno è questa la versione fornita ndr)».
LA SOFFIATA DELLA FIDANZATA
Ad indicare la presenza della vittima, che non aveva più risposto alle decine di telefonate fatte da Gianni in un bar davanti alla stazione sarebbe stata la fidanzata di Michele: «Oh, se gli volete andare a menare, andate. Perché non sta bene che si è fregato 70 euro a Gianni».
E quando i magistrati gli chiedono spiegazioni sul perché tutti volevano partecipare a quella spedizione punitiva pur non avendo conti in sospeso con la vittima, Michele risponde: «Per stare al gioco di Gianni, perché tutti noi avevamo paura di lui. Ho avuto paura per la mia incolumità e per quella della mia ragazza».
L’INCONTRO CON CROX
Dopo l'incontro con Luciani, Gianni prende sotto braccio la vittima e si avviano verso il parco. «E Luciani ha detto», racconta Michele, «”che ti sei portato dietro la scorta per risolvere.
Se vuoi ce la risolviamo solo io e te da uomini senza i tuoi cani”, che eravamo tutti noi. E lì Gianni ci fece cenno di restare un po’ dietro».
LA PISTOLA E IL COLTELLO
Qualche incertezza nel racconto riguarda la pistola e il coltello che Michele aveva inizialmente dentro lo zaino, ma che poi avrebbe fatto vedere anche agli amici, e la pistola (scarica a suo dire) fatta sentire a Gianni, anche se gli amici hanno raccontato di averla vista. Sta di fatto che quel coltello arriva nelle mani di Gianni nel momento in cui lui e la vittima entrano nel parco, seguiti a breve distanza da Michele e dal testimone oculare, anche lui figlio di un carabiniere.
«Mi è venuto davanti e mi ha detto», racconta sempre Michele , «”oh ma ce l'hai il coltello?” e io gli ho detto “perché, a che ti serve?” e lui mi ha fatto... “mi serve tu dammelo sennò ti spacco pure a te” e io glielo ho passato per paura».
L’OMICIDIO
Poi si arriva alla sequenza del delitto. «Allora giriamo l'angolo», dice Michele che si accompagnava con l’altro amico testimone, «e vediamo Luciani per terra e Gianni in piedi con il coltello sporco di sangue: ci avviciniamo e vediamo il sangue che usciva da Luciani. I colpi iniziali non li ho visti».
«ORA COLPISCI TU»
E arriva la scena clou quando Gianni, che aveva già colpito Christopher, intima a Michele di proseguire la mattanza. «Lui mi dà il coltello. Io sono rimasto un attimo, sono rimasto fermo, pietrificato non ci ho capito niente. E siccome non avevo l’intento di fare quello che è successo, ho cercato di coprire il più possibile la lama con il coltello e ho cercato solo di far vedere che... di far vedere il minimo, solo quello che serviva, perché io avevo paura che se non lo facevo mi avrebbe accoltellato a me». Michele afferma poi che, pur essendo mancino, ha colpito con la mano destra: «Gliele ho sferrate con la mano destra con la lama al contrario. L’ho fatto solo perché avevo paura di Gianni».
IL CALCIO
Ma dal terribile racconto di Michele arriva un altro inedito: «Dopo che gli ho dato io i colpi, ho ridato a lui il coltello e Gianni ha continuato a colpire». E mentre il povero Christopher rantolava a terra, ecco lo sfregio dei due assassini su quel corpo martoriato. «Il calcio glielo ha dato Gianni, non io: ha fatto prima una esclamazione tipo “bam trauma cranico” e poi gli ha dato un calcio in faccia».
LO SPUTO E LA SIGARETTA
E sullo sputo, Michele appare prima reticente poi ammette di averlo fatto lui. E quando il pm gli chiede il perché, lui risponde: «Sempre per assecondare Gianni». E la sigaretta chi l’ha spenta su Christopher? «È stato Gianni».
«ORA TUTTI ZITTI AL MARE»
Quando si rivedono tutti dopo il delitto, Gianni esce per ultimo da quel cespuglio e, come racconta Michele, dice: «Ora tutti zitti al mare. Nel frattempo», continua il complice, «ha cominciato a fare delle battute su Luciani che ha continuato a fare pure al mare, noi comunque ridevamo per stare al gioco». E Michele aggiunge: «Non l'avevamo mai visto perdere il controllo. Più che altro me l’avevano raccontato».
LE BATTUTE SU CROX
E la confessione prosegue: «Arriviamo al mare e stiamo un po’ a parlare, lui comunque continua a fare battute su Luciani, noi continuiamo a ridere per assecondarlo. E dopo ci prende, al gruppo che era stato al parco, e ci dice: “non fate volare una mosca, questo rimane tra di noi”. E sono andati a fare il bagno mentre io sono rimasto sotto l’ombrellone e quando ritornano mi dicono che il coltello lo avevano buttato».
«CANCELLATE I MESSAGGI»
«Gianni ci disse anche che doveva rimanere tutto fra noi e dovevamo cancellare tutti i messaggi. Ce lo ha detto al mare: ci ha preso e ci ha detto, “zitti, questa cosa rimane fra noi”». E quando i magistrati gli fanno presente che quei messaggi sono facilmente recuperabili, Michele riferisce quello che contenevano: «Allora, c’eravamo messi d’accordo per incontrarci il giorno dopo davanti a Centrale. Perché Gianni doveva parlare con Christopher e dopo mi aveva detto di portare il coltello e la pistola (arma che il padre custodiva in cassaforte e che lui portò via da casa conoscendo il nascondiglio della chiave ndr). Ci scrivevamo su un gruppo, “La Gangia dietro le quinte”, così si chiamava. Ci facevamo parte in quattro».
IL PENTIMENTO
E poi chiude l'interrogatorio-confessione con una sorta di pentimento: «Che comunque... questo fatto, non me lo sarei mai immaginato. Mai avrei pensato di farlo. Infatti, ogni sera mi sveglio, c’ho il fatto in mente. E non riesco a dormire».
RITO ABBREVIATO
Adesso sia Gianni sia Michele hanno presentato istanza di rito abbreviato davanti al gup e Gianni condizionato ad una perizia psichiatrica. Ora il giudice minorile dovrà fissare una nuova data diversa da quella del 12 febbraio fissata per il giudizio immediato ormai cancellato.

