Cultura, trovato l’accordo sulla legge anti-favoritismi

È la norma che dopo anni dà regole certe per distribuire i fondi. Il 21 in aula
L’AQUILA. Maggioranza e opposizione trovato l’accordo sul Testo unico della cultura: la prima vera legge abruzzese che dà regole certe anche per distribuire i fondi, con criteri e modalità di concessione ed erogazione dei contributi non più lottizzati dalla politica.
Domani il testo, di cento pagine e settanta articoli, farà il suo ultimo passaggio in Commissione cultura. Sette giorni dopo, il 21 marzo, approderà in Consiglio regionale.
IN SINTESI. Il riordino di tutte le leggi vigenti in materia culturale passa attraverso il Programma triennale della cultura (articolo 8), i Tavoli tecnici (art.10-bis), l’Istituto regionale culturale d’Abruzzo (art. 15), l’Osservatorio regionale culturale d’Abruzzo (art. 15-bis), il patrimonio linguistico (art. 21-bis), il Centro regionale per i Beni Culturali (art. 23-bis), i programmi Unesco, i cammini, la promozione del libro (art. 40), la Film commission (art. 58) e, non per ultimo, il riordino del sistema bibliotecario. Testo alla mano, sveliamo in anteprima la legge.
NON PIÙ CENERENTOLA. L’articolo 1 detta subito la linea: «La Regione riconosce e considera la cultura, in tutti i suoi aspetti, generi e manifestazioni, come valore essenziale e strumento fondamentale di crescita umana, di libera espressione, mezzo di promozione ed educazione, di comunicazione, di insostituibile valore sociale e formativo, di coesione e inclusione, e quale fattore di sviluppo economico del territorio e delle comunità che lo abitano».
L’articolo 4, subito dopo, traccia la regola principale sui finanziamenti, non più decisi a tavolino da questo o quel politico, ma su precisi accordi con gli enti locali: «La Regione esercita la funzione di programmazione, indirizzo e sostegno della conservazione e di valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, digitale e del paesaggio nonché delle attività culturali e dello spettacolo, anche attraverso l’armonizzazione ed il coordinamento di risorse, programmi e progetti con i differenti livelli istituzionali, previa intesa o accordo».
LE NOVITÀ DELL’ULTIM’ORA.
Tra le correzioni inserite ne troviamo alcune molto interessanti, come la seguente che porta la firma della consigliera Antonietta La Porta: «Promuovere e valorizzare i siti di archeologia industriale», e tra questi compare il patrimonio, ora in rovina, dei siti minerari ed estrattivi dismessi.
A dare poi alla nuova legge un potere non estemporaneo ma strutturale, che permetterà ai beneficiari dei fondi di programmare in tempo gli eventi, è l’articolo che introduce “Il programma triennale”, ovvero «uno strumento di programmazione che stabilisce gli indirizzi strategici della politica culturale regionale (...), per l’organizzazione delle attività e la realizzazione delle iniziative». Così come esordiscono “I piani integrati di valorizzazione e gestione”, che devono indicare «gli ambiti territoriali interessati e i beni culturali pubblici ed eventualmente privati coinvolti», e soprattutto «le risorse finanziarie, con la ripartizione delle stesse», oltre che «gli strumenti di monitoraggio e valutazione».
COME SI STRUTTURA.
Nascono i “Tavoli tecnici della cultura”, intesi come «sede di consultazione e confronto e approfondimento tecnico-scientifico territoriale e tematico, con i soggetti pubblici e privati, singoli, associati o loro rappresentanze, operanti nel comparto culturale».
Gli ambiti tematici dei tavoli saranno: biblioteche, archivi, centri di documentazione, istituti culturali; musei, aree e parchi archeologici, ville e dimore storiche; arte contemporanea, cinema, fotografia; patrimonio immateriale e demoetnoantropologico e programmi Unesco; itinerari e parchi culturali; e infine spettacolo dal vivo.
ECCO I FONDI.
Per raggiungere gli obiettivi finora citati, la Regione garantirà il proprio sostegno «attraverso l’assegnazione di contributi a favore dell’ente terzo organizzatore e realizzatore, anche in forma di associazione di rappresentanza di categorie di soggetti culturali; e alle imprese culturali, attraverso l’assegnazione di contributi in conto capitale e di contributi in conto interessi, l’attivazione di fondi di garanzia, di fondi rotativi, di altri strumenti di ingegneria finanziaria». Almeno sulla carta, la cultura non sarà più una torta da affettare.
PARTNER PUBBLICI.
I Comuni avranno un compito importante perché «in forma associata, possono costituire consulte locali per la cultura, formate da esperti in materia e da membri delle associazioni di volontariato del settore». Inoltre è istituito, «presso la struttura della Giunta regionale competente in materia, un Istituto regionale d’Abruzzo, con funzione consultiva e propositiva nei confronti dell’esecutivo».
Oltre che dall’assessore alla Cultura, l’organismo sarà composto da un rappresentante per ciascuna delle Università abruzzesi; delle organizzazioni di categoria di musei, archivi e biblioteche; della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio; della Sovrintendenza archivistica e bibliografica dell’Abruzzo e del Molise; della direzione regionale Musei d’Abruzzo; delle Fondazioni bancarie; dell’Anci e dal dirigente regionale della Cultura.
L’ORCA D’ABRUZZO.
C’è anche di più, visto che la nuova legge prevede che in Abruzzo nasca l’Orca: l’Osservatorio regionale culturale d’Abruzzo, che ha un compito vastissimo di monitoraggio di tutto ciò che ha a che vedere con la parola cultura, compresi cinema e spettacoli dal vivo.
LA NOSTRA LINGUA.
Anche il dialetto abruzzese dovrà essere salvaguardato e promosso, così come nasce il Centro regionale per i beni culturali, per il quale saranno stanziati 250mila euro come somma di partenza. E poi, tra decine di novità, spunta il capitolo ampio dedicato sia al sostegno dell’editoria locale sia al recupero delle biblioteche, attraverso la creazione della prima, vera rete regionale, così come ha chiesto con un emendamento il consigliere del Pd, Antonio Blasioli.
BANDE E FICTION.
Spettacoli dal vivo di danza, musica, teatro o di strada, comprese bande, festival ed il circo contemporaneo, trovano spazio nella legge che, vogliamo infine sottolineare, è lo strumento che, dopo tanto parlarsi addosso, doterà l’Abruzzo di una vera Film commission, attraverso la creazione di una Fondazione composta da Province, Comuni capoluogo e a vocazione turistica, e Camere di Commercio, per «attrarre nel territorio regionale produzioni cinematografiche e audiovisive, nazionali ed estere». Accade ovunque, da Spoleto a Matera, da Bari a Napoli e in Val Pusteria, limitandoci alle fiction più recenti. Ma in Abruzzo lo spettacolo non è ancora cominciato.
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