Cuzzi, anche il questore Misiti tenuto all’oscuro dei concerti

15 Luglio 2020

Oggi seconda tornata di interrogatori davanti al gip, l’ex assessore al turismo chiamato a difendersi Una funzionaria comunale rivelò di aver appreso solo dai social dello spettacolo di fine anno di J-Ax

PESCARA. Seconda tornata di interrogatori oggi in tribunale, per l’inchiesta Grandi Eventi. Oggi sarà la volta del principale protagonista dell’inchiesta, l’ex assessore al turismo e grandi eventi nella precedente giunta di centrosinistra, Giacomo Cuzzi. E sempre oggi, davanti al gip Elio Bongrazio, che ha firmato le cinque misure cautelari, verrà ascoltata anche l’ex assessore Simona Di Carlo. Le accuse a vario titolo contestate ai cinque finiti agli arresti domiciliari (lunedì scorso davanti al gip sono sfilati Moreno Di Pietrantonio, ex segretario cittadino del Pd, e i due impresari dello spettacolo coinvolti, Cristian Summa e Andrea Cipolla) sono di turbativa d’asta, corruzione e finanziamento illecito.
Qualora Cuzzi dovesse decidere di rispondere alle domande del giudice (finora, tutti gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere) dovrà spiegare innanzitutto perché, durante il suo assessorato, e quindi dal 2014 al 2019, affidò praticamente in maniera esclusiva alle società di Cipolla l’organizzazione di 21 concerti, fra i più importanti, per un totale di 1 milione e 200mila euro. Contro Cuzzi e Di Carlo c’è una montagna di carte che formano il corposo fascicolo nelle mani del pm Luca Sciarretta, che è titolare dell’inchiesta.
Si superano i 13mila atti, circostanza che finora è stata il motivo principale per cui gli altri tre coindagati hanno preferito non rispondere al gip: prima occorre, stando alle tesi difensive, approfondire la conoscenza di quelle carte d’accusa e poi, semmai, si potrà pensare ad un interrogatorio o magari alla presentazione di una memoria difensiva.
Contro Cuzzi hanno remato anche alcuni funzionari del suo settore che hanno riferito alla procura come l’ex assessore gestiva l’affidamento di quegli incarichi. In maniera diretta e senza consultare magari qualche altro promoter che avrebbe potuto far risparmiare un po’ di soldi al Comune. Ma anche su questo aspetto, naturalmente una volta entrati nel merito, ci sarà da discutere per capire fino in fondo se fossero davvero irregolari quelle scelte operate da Cuzzi per arrivare all’artista prescelto. La funzionaria del settore, Alessandra Di Zio, non è stata molto tenera nelle sue dichiarazioni, arrivando a riferire al magistrato che «anche in occasione del primo tavolo convocato in questura, relativamente al concerto di fine anno 2018 tenuto dall’artista J-Ax, su lamentela del questore Misiti circa la mancanza di informazioni da parte del Comune circa l’organizzazione dell’evento», riferì Di Zio, «ho risposto testualmente che avevo avuto contezza di tale evento la sera prima esclusivamente dai social network e che nessuna documentazione era pervenuta al mio ufficio».
La funzionaria dichiarò anche di aver informato delle lamentele del questore anche Cuzzi, «il quale non si curò delle stesse. Anche in questo caso dovetti procedere alla redazione di tutti i provvedimenti necessari arrivando molto a ridosso dell’evento». Riunione in questura dove peraltro era presente anche un incaricato della Best Event (una delle società di Cipolla), Luciano Verna, «la qual cosa», aggiunge la Di Zio, «era per me abbastanza irrituale non essendoci, a tale data, proposta protocollata per la realizzazione degli eventi, né atti deliberativi già assunti dalla giunta comunale».
La Di Carlo, invece, qualora decidesse di rispondere, dovrà chiarire sia gli incarichi per i 10 progetti dati alle società di Cristian Summa, per i quali incarichi è chiamato a rispondere anche Di Pietrantonio, sia le questioni legate alla sua assunzione a tempo determinato alla Asl in qualità di “collaboratore amministrativo- area legale”, nomina che secondo l’accusa sarebbe stata pilotata da Di Pietrantonio. Sulla Di Carlo c’è poi anche un inedito piuttosto curioso, legato ad una delle delibere che avrebbero favorito Summa, che non arrivava a conclusione. Per questo la Di Carlo si sarebbe recata nell’ufficio di Giovanni Caruso, funzionario del Comune, mentre nella stanza di quest’ultimo, guarda caso, c’erano dei sottufficiali della guardia di finanza. La loro presenza non era legata all’inchiesta, ma i militari si trovavano in compagnia di colleghi della Dia di Napoli per una serie di accertamenti legati a controlli antimafia preventivi nelle attività a rischio: nel caso specifico riguardanti l’appalto per la sostituzione delle lastre di rivestimento esterno di Palazzo di giustizia. Ebbene, la Di Carlo, «totalmente incurante della presenza degli operanti», scrisse poi nella sua relazione il sottufficiale, «si rivolgeva adirata al funzionario, qualificandolo come persona maleducata e bugiarda per non aver rispettato le incombenze a lui demandate, ma senza specificarne l’oggetto». E nonostante l’invito delle fiamme gialle a soprassedere, la Di Carlo «in maniera infastidita asseriva che la guardia di finanza non era meno importante della sua figura e precisava di essere un avvocato e di conoscere i propri diritti». E oggi dovrà spiegare al giudice i suoi comportamenti.