D’Alfonso: «Ora Mattoscio abbandoni il suo incarico»

18 Gennaio 2022

Le richieste del senatore Pd al presidente della Fondazione: limite dei 2 mandati, modifica dello statuto e il 10% dei guadagni da dedicare ai poveri della pandemia

«Immaginate se il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al termine del suo mandato di sette anni, si scambiasse il posto con il segretario generale del Quirinale…» Luciano D’Alfonso esordisce con un paradosso per porre l’accento sulla continuità di ruolo di Nicola Mattoscio, ai vertici della Fondazione Pescarabruzzo da 25 anni. Il senatore Dem definisce «rotatorie», ma anche «raggiri» (poi smussando la dichiarazione), i meccanismi che hanno spinto Mattoscio a scambiarsi di ruolo con il segretario della sua fondazione pur di restarne ai vertici. Il messaggio è chiaro: no agli incarichi senza fine per la Fondazione Pescarabruzzo.
È il succo dalla conferenza stampa del senatore Dem, organizzata ieri mattina nella sala Figlia di Jorio della Provincia di Pescara, dopo che Mattoscio gli aveva negato lo spazio conferenze della fondazione, per presunti motivi di inagibilità, e poi anche le sale dell’Isia Pescara Designer, istituto direttamente collegato alla Fondazione. D’Alfonso porta con sé “La Regola” di San Benedetto da Norcia «Poi vi dirò perché», dice sorridendo. Parlerà per quaranta minuti e alla fine restano sul piatto tre richieste che Mattoscio riceverà per iscritto.
POLTRONA A TERMINE Dopo due mandati di seguito al servizio della fondazione, non è più possibile prolungare gli incarichi: è la prima richiesta in calce di D’Alfonso che invita a rivedere il protocollo d’intesa, siglato nel 2015, tra l’Acri (che comprende 83 fondazioni bancarie italiane) e il Mef. «Le fondazioni bancarie devono evitare la coincidenza tra persona fisica e giuridica», sottolinea D’Alfonso. Il motivo lo spiega proprio San Benedetto: «È lui a dirci che, se coincidono per troppo tempo, c’è il rischio di commettere atti impuri e la fondazione perde la sua autonomia». D’Alfonso scomoda altri tre santi che hanno operato in Abruzzo: Giovanni da Capestrano, Bernardino da Siena e Giacomo della Marca: «Già nel 1500 ci spiegarono che gli incarichi devono essere a termine, perché quando non accade nascono dei mostri, come Frankenstein e Mr Hyde».
LO SGUARDO AI POVERILa seconda richiesta tocca nel profondo gli scopi sociali della fondazione. «Il 10% dei proventi, generati dagli investimenti della fondazione, deve andare ai nuovi poveri generati dalla pandemia: ne sono 6mila solo a Pescara». Per spiegare questa richiesta, D’Alfonso attinge al passato e illumina i motivi della frattura con Mattoscio. Nel 1993, fu proprio l’ex presidente della Provincia di Pescara, scendendo le scale dello stesso Palazzo in cui oggi ne chiede le dimissioni, a nominarlo nel Cda della nascente Fondazione Pescarabruzzo. Dopo 25 anni Mattoscio è ancora lì, ma con D’Alfonso si è creata una spaccatura su due episodi: «Ha negato gli aiuti per la rinascita dell’ex Filanda di Pescara, simbolo della storia del lavoro femminile, che mi erano stati richiesti da 23 fondazioni. Secondo lui “Non valeva”». L’altro nodo della discordia è la negazione degli aiuti per il Ceis, comunità che ha salvato decine di tossicodipendenti e ora rischia di chiudere perché non riesce a pagare gli stipendi. «Non si possono rubricare questioni simili all’interno di domande da poche migliaia di euro», prosegue D’Alfonso, che poi mette da parte santi e romanzi e prende in prestito cartoni animati e fumetti per spiegare quale dovrebbe essere l’atteggiamento di una fondazione bancaria: «Deve essere espressione della società e lo stabilisce anche la Corte Costituzionale con due sentenze (la 300 e la 301 del 2003, ndr). Io le traduco con un parallelismo: la fondazione deve avere la precisione di Eta Beta (il marziano del fumetto “Topolino”) nella gestione dei conti, e il candore accogliente di Biancaneve verso le richieste dei più poveri». Il mirino di D’Alfonso non si posa sulle responsabilità della fondazione, neppure quando alcune iniziative naufragarono nell’insuccesso. Il senatore ricorda quando Pescarabruzzo finanziò la Blow Car (2011): una macchina gonfiabile, ideata dall’architetto Dario Di Camillo che avrebbe dovuto resistere agli incidenti, e presto finita nel dimenticatoio. Ma anche il supporto a Serfina Bank (con Mattoscio nel cda). «Non giudico le iniziative», dice D’Alfonso, «perché può capitare l’errore, ma sono stati tentativi di sostegno alle idee del territorio, come la nascita dell’Imago Museum, inaugurato dal presidente Mattarella a settembre».
LO STATUTO E I POTERI L’ultima richiesta di D’Alfonso a Mattoscio scende nei meandri dello statuto della fondazione. Ma è in realtà il passaggio chiave. «C’è da risolvere l’anomalia dell’Articolo 16, che toglie autonomia e indipendenza». Il testo di questo articolo, al comma 12, recita “Periodicamente, la Fondazione verifica che i soggetti designanti siano rappresentativi del territorio e degli interessi sociali sottesi all’attività istituzionale della Fondazione”. Per D’Alfonso è un articolo che «nega la sensibilità liberale e sembra scritto dall’automatismo di un robot». In sintesi, questa voce dello statuto permette all’organo verificatore, cioè alla fondazione e a Mattoscio stesso, di sindacare sui “designatori”, cioè le istituzioni del territorio che nominano gli organi della fondazione Pescarabruzzo e dovrebbero deciderne le sorti. Per D’Alfonso «non ci può essere un verificatore sui designatori, perché così si crea un altro mostro e un’atmosfera ostile per il lavoro della fondazione». La chiosa della conferenza è uno sguardo verso il futuro e D’Alfonso ricorda le parole di Alessandro Profumo, presidente dell’Acri, ascoltato poco prima di Mattoscio durante la commissione d’inchiesta sulle attività della Fondazione. «Tocca alle fondazioni», disse Profumo, «aiutare i piccoli Comuni a impiegare i fondi del Pnrr che arriveranno dall’Europa». Sulla scorta di questo obiettivo, D’Alfonso si congeda con un avvertimento neanche troppo velato a Mattoscio. «Sono sicuro che riusciremo a discutere senza che mio figlio abbia bisogno di raccogliere firme a tutela della mia causa». Lo scontro tra i due sembra appena cominciato.