D’Alfonso: «Piena fiducia nell’azione dei magistrati»

Il governatore in consiglio regionale: «Le indagini certificheranno il lavoro svolto» Contento per la proroga delle indagini, così ci sarà un ulteriore approfondimento
di Ylenia Gifuni
PESCARA
N. essun dibattito in aula, zero accuse dai banchi dell’opposizione e toni fin troppo concilianti nel lungo monologo del presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso. Il suo primo discorso pubblico sull’inchiesta della Procura dell’Aquila per una serie di appalti finiti nel mirino dei magistrati del capoluogo, è andato avanti ininterrottamente per oltre venti minuti, senza alcuno strascico polemico.
Benedette toghe. Ieri mattina in consiglio regionale, convocato in via eccezionale a Pescara, a Palazzo di Città, D’Alfonso è apparso sereno, collaborativo, al punto da lodare più volte «l’esperienza, la professionalità e l’imparzialità» dei magistrati, fino a dirsi «contento» per la proroga delle indagini che determina un ulteriore approfondimento sulle sue attività politiche. «Mi auguro che si verifichi al più presto un confronto», ha rimarcato il governatore durante quella che lui stesso ha definito «una essenziale descrizione» dei fatti che lo riguardano. «Non c’è sfida, non c’è partita né antagonismo», ha aggiunto parlando a una platea insolitamente numerosa, citando articoli del codice di procedura penale. Incoraggiato probabilmente anche dallo studio della giurisprudenza che, secondo i suoi piani, lo porterà a laurearsi nel giugno prossimo. «Questa è soltanto la normale attività di un ufficio della pubblica amministrazione, con ruolo costituzionale, che sta lavorando per capire se alcune denunce che ci sono state abbiano o meno radicamento. Personalmente mi sono fatto un’opinione su ognuna di esse e ho notato anche alcune coincidenze interessanti».
Ipotesi di reato. La prima è la data delle perquisizioni: il 16 febbraio, stesso giorno in cui, a Pescara, si frantumò lo Huge Wine Glass di Toyo Ito a piazza Salotto a 46 giorni dall’inaugurazione. Il racconto di D’Alfonso in aula muove dalla descrizione dettagliata dei quattro diversi filoni d’inchiesta nei quali si ritrova oggi coinvolto. Per cominciare, la vendita a un privato di un fondaco di proprietà del Comune di Penne (l’accusa è di corruzione). Poi c’è la manutenzione straordinaria di 202 appartamenti di proprietà dell’Ater di Pescara situati in via Salara vecchia e in via Caduti per servizio (l’indagine è per «atti propedeutici per la turbativa di libertà d’incanto», ossia per presunte condotte di turbativa prima della pubblicazione del bando di gara). Si prosegue con la realizzazione del parco didattico del Lavino (il reato ipotizzato è lo stesso degli alloggi popolari) e, infine, il progetto di riqualificazione del parco pubblico Villa delle Rose, a Lanciano.
Tutto registrato. «C’è una delibera di giunta regionale del 3 giugno, questo è un investimento di riqualificazione strategica che restituisce una porzione di vivibilità a Lanciano, peraltro sede della Sangritana», ha evidenziato D’Alfonso precisando di essere «certo e sicuro» di riuscire a provare la sua estraneità anche in considerazione che «tutto il lavoro fatto in Regione è videoregistrato». La fiducia incondizionata nell’attività dei magistrati si somma, insiste il governatore a un ringraziamento alla «delicatezza, costumazione e misura» dimostrata dai carabinieri che il 16 febbraio scorso hanno effettuato il blitz in Regione e, secondo il presidente della giunta, si sono distinti per «la non partecipazione sorridente a quel dolore che si stava comunicando».
Piena collaborazione. Un riferimento neppure troppo velato al suo precedente processo, chiuso con l’assoluzione. «Dopo duemila giorni di indagine», scandisce il governatore durante il suo intervento. Anche perché, «non mi aspetto», ha dichiarato D’Alfonso, «che l’attività di rilettura dell’autorità giudiziaria sia invalidante, ma piuttosto certifichi il lavoro svolto. Da parte mia non c’è solo una condotta collaborativa, ma anche un apprezzamento di tipo istituzionale». Infine la precisazione che la sua attività politica è indirizzata «sempre al prevalere dell’interesse pubblico».

