D’Amario: da domenica 31 torneremo in fascia gialla

24 Gennaio 2021

Il direttore regionale della Sanità anticipa al Centro le disposizioni sulla base degli ultimi dati «Dopo anziani e persone fragili, toccherà a forze dell’ordine e insegnanti essere vaccinati» 

PESCARA. «Dal 31 gennaio saremo in zona gialla». È la previsione, anzi quasi una certezza, quella di Claudio D’Amario, direttore del Dipartimento Salute della Regione Abruzzo, alla luce degli ultimi dati del report della Cabina di regia. «Se viaggiamo ancora su questi numeri e se non succedono cose straordinarie, dal 31 saremo gialli», dice D’Amario che in una lunga intervista al Centro affronta anche altri temi legati alla pandemia Covid-19.
Dal rischio focolai («quelli che riusciamo subito a circoscrivere, come ad esempio nel caso di Pizzoferrato, sono i meno pericolosi») alla campagna vaccinale che va avanti, nonostante il razionamento delle dosi: «Dopo gli anziani, sarà il turno di insegnanti e forze dell’ordine. Ma non abbiamo date certe, dipenderà dai rifornimenti di dosi che avremo».
E poi il tema dei contagi nelle scuole e la possibile riapertura degli impianti sciistici dal 16 febbraio. Infine, un accenno all’indagine della Procura di Bergamo sul mancato aggiornamento del Piano pandemico nazionale, con D’Amario, ex direttore della Prevenzione del ministero, interrogato come persona informata sui fatti.
D’Amario, alla luce dell’ultimo report della Cabina di regia che ha confermato l’Abruzzo in zona arancione, nonostante un miglioramento dei dati, cosa ci aspetta nei prossimi giorni?
«Il report è buono e ci classifica già come una regione a rischio basso. L’indice Rt, che indica a quante persone in media un infetto può trasmettere il virus, è sceso da 1,18 a 1,05. Questo è il valore mediale. Il nuovo intervallo di confidenza va da 0,99 a 1,12, quindi saremmo già da zona gialla. Va ricordato che la regola dice che per due settimane devi restare nella stessa fascia.
Se viaggiamo su questi dati, però, e se non succedono cose straordinarie, venerdì nel prossimo report dovremmo ricevere l’assegnazione della fascia gialla. L’ordinanza entra in vigore la domenica, quindi, se tutto va bene, dal 31 gennaio l’Abruzzo tornerà giallo».
I focolai locali, come ad esempio quello esploso a Pizzoferrato dopo la tradizionale festa dell’uccisione del maiale, rappresentano un rischio? Come vanno affrontati?
«I focolai più pericolosi sono quelli di origine sconosciuta e non legati a catene di trasmissione. I focolai che, invece, vengono subito individuati e per i quali si ha la capacità di avere subito il rintracciamento, pur se sono importanti come numeri che fanno alzare l’indice Rt, sono comunque meno pericolosi perché vengono circoscritti sia con i tamponi molecolari sia con le dovute misure di isolamento.
Se si agisce prontamente e si riesce a circoscriverli, soprattutto se sono focolai legati a gruppi di persone che si sono limitate a stare in un determinato contesto, come accaduto a Pizzoferrato in occasione della festa tradizionale dell’uccisione del maiale, riusciamo a evitare grosse conseguenze».
Capitolo scuole. In Abruzzo aumentano i contagi nelle aule e alcune scuole sono state chiuse, con studenti e professori messi in isolamento. Come si affronta il rischio contagio nelle scuole?
«È un tema molto dibattuto anche a livello nazionale. Da una parte c’è il diritto allo studio e dall’altro il diritto alla salute. È un continuo bilanciamento tra i due diritti. C’è una grande sensibilità per garantire il diritto allo studio, ma sappiamo anche che la scuola facilita i contagi e resta un luogo a rischio.
I protocolli sono buoni, ma resto dell’idea che la scuola può veicolare il contagio per tutte le dinamiche che le ruotano attorno. Ad esempio, la mobilità e la socialità tra i ragazzi. Ripeto, avremo di fronte un continuo bilanciamento tra i due diritti. L’alternativa non c’è, o meglio, sarebbe chiudere tutto e tornare al lockdown. Ma il problema non è solo nelle scuole».
Cosa vuole dire?
«Prendiamo il caso dei focolai cosiddetti ospedalieri. Non è che il focolaio negli ospedali nasce dai malati, talvolta nasce dagli operatori sanitari che al di fuori hanno una loro vita, una loro socialità e si infettano, riportando il virus nei reparti. L’immunità del personale sanitario è importante proprio per questo, perché così avremo ospedali con operatori Covid free».
Come procede la campagna vaccinale?
«Stiamo razionando le dosi perché la Pfizer ha avuto difficoltà nella produzione. All’inizio ci era stato detto che dovevamo andare avanti con tutte le dosi che ci erano state consegnate, poi, di fronte a un ridimensionamento delle forniture, abbiamo iniziato a fare la scorta, accantonando circa il 30% per effettuare i richiami su circa 20mila persone che sono iniziati ieri. Ora proseguiremo le vaccinazioni con le dosi di Moderna. In settimana ne arriveranno altre 1.400».
Sono oltre 60mila gli anziani e le persone fragili che si sono prenotati sulla piattaforma telematica regionale per essere vaccinati. Quando sarà il loro turno?
«Non abbiamo date certe perché non abbiamo ancora certezze sui rifornimenti, altrimenti avremmo già fatto la programmazione vaccinale da qui ai prossimi tre mesi. Man mano che apriremo le finestre sulla piattaforma, vedremo il numero delle prenotazioni e il calendario delle forniture e ci regoleremo».
Dopo gli over 80 e le persone con disabilità, chi potrà prenotarsi per il vaccino?
«Secondo le linee guida nazionali, toccherà a coloro che sono addetti a lavori di pubblica utilità, quindi forze dell’ordine e insegnanti e a coloro che garantiscono servizi essenziali: gli addetti agli sportelli e tutti quelli che hanno in qualche modo scambi col pubblico».
Il turismo invernale è in ginocchio e i danni economici sono enormi. Gli impianti sciistici resteranno chiusi almeno fino al 15 febbraio. Lei è favorevole alla riapertura?
«Non si tratta di essere favorevoli o meno. Se si riescono a fare procedure che scongiurano l’assembramento, non vedo controindicazioni per la riapertura. In montagna i luoghi di assembramento sono le biglietterie e le seggiovie. Se si definisce un sistema per evitare questo, come hanno fatto negli Stati Uniti, gli impianti sciistici possono riaprire».
Qualche giorno fa lei è stato interrogato dalla Procura di Bergamo come persona informata sui fatti (D’Amario è stato direttore del Dipartimento nazionale di Prevenzione) in merito all’inchiesta sul mancato aggiornamento del Piano pandemico nazionale rispetto alle ultime linee guida inviate dall’Oms. L’inchiesta è partita con l’apertura di un fascicolo sulla mancata zona rossa di Alzano Lombardo.
«C’è un’indagine che riguarda gli ospedali lombardi. Gli inquirenti vogliono capire bene come sono state emanate certe disposizioni per avere elementi utili per l’indagine».
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