D’Amario: per fine maggio il virus sarà sotto controllo

29 Marzo 2021

Il capo dipartimento Salute: «Avremo più abruzzesi protetti e situazioni gestibili» Appello in vista della Pasqua: «Fondamentali le precauzioni anche tra parenti»

Prestare attenzione ora che i contagi sono in calo (fatta eccezione per l’Aquilano) per non sciupare i sacrifici fatti dagli abruzzesi in queste settimane e permettere di iniziare a pensare a una graduale ripartenza. Nella settimana che porta alle festività pasquali è l’appello che il direttore del dipartimento Salute della Regione, Claudio D’Amario, lancia attraverso il Centro. L’esperto detta i tempi della pandemia anche in previsione dell’estate: «Dal punto di vista epidemiologico sarà simile a quella dello scorso anno, avremo pochi casi, ma anche gente più protetta grazie al vaccino». Questo però non dovrà significare abbassare la guardia perché «dovremo convivere con il virus fino alla primavera 2022».
Qual è l’attuale situazione in Abruzzo?
«Siamo nella terza settimana con Rt stabilmente sotto l’1. C’è una situazione epidemiologica di stabilità e questo è già un buon segno dopo l’elevata trasmissione dovuta alla variante che adesso sta circolando anche nel resto dell’Italia. L’Abruzzo tiene molto bene, c’è stata grande attenzione ad imporre restrizioni in modo più selettivo. Questo ha permesso di isolare in maniera puntuale quelle aree che dimostravano dei casi in aumento rispetto alla prevalenza generale. In questo momento l’Abruzzo ha un assetto di rischio moderato, una situazione di rischio di evoluzione non alta, quindi di impatto solamente ospedaliero che comunque si mantiene stabile. Sono pochissimi i casi che stanno aumentando, c’è un buon numero di guariti. L’impatto assistenziale, seppur ancora alto, è pertanto stabile, i nuovi casi che si stanno evidenziando, sono per lo più paucisintomatici. Questa situazione che si sta verificando ci lascia ben sperare. Ma ci sono anche altri fattori che ci portano ad essere ottimisti».
Quali?
«L’acquisto di numerosi tipi di monoclonali che sono stati validati da aziende farmaceutiche ci permetterà, soprattutto per quelle persone che già per categoria clinica sono a rischio, di trattarli precocemente e quindi evitare l’evoluzione che purtroppo può essere drammatica per questa tipologia di pazienti che presentano problemi».
E sulla campagna vaccinale si può sperare in una ulteriore accelerazione?
«La campagna vaccinale procede con numeri importanti. Sulle forniture abbiamo avuto rassicurazioni che dopo Pasqua ce ne saranno di importanti, quindi questo ci permetterà di accelerare. Ormai in Abruzzo sono presenti oltre 110 punti vaccinali tra hub, spoke e strutture cosiddette temporanee. Anche l’accordo con i medici di famiglia è stato di fatto definito, seppur non tutti abbiano aderito. Abbiamo avuto un rallentamento per la gestione di quei sospetti casi di reazione avverse imputabili ad AstraZeneca. È stato poi dimostrato che c’era solo un nesso di causalità temporale e non un nesso di causalità di carattere fisio-patologico. Nelle vaccinazione di massa noi abbiamo raccomandato ai nostri somministratori, attraverso il coordinatore della campagna, una attenta raccolta anamnestica. In Abruzzo non abbiamo avuto alcun caso avverso, quindi vuol dire che i medici somministratori stanno lavorando molto bene anche sotto questo punto di vista».
Teme si possa verificare un “effetto Pasqua” qualora il prossimo weekend si vengano a creare situazioni poco consone ai rischi di contagio?
«È inutile che ce lo neghiamo, è probabile che si organizzeranno degli incontri in famiglia per le feste di Pasqua. La mobilità comunque sarà ridotta per via delle restrizioni che sono previste. È importante però che ci sia il mantenimento di quelle precauzioni che abbiamo sempre ripetuto».
Non vanno quindi vanificati gli sforzi fatti finora...
«Se continuiamo su questo trend avremo delle possibilità per delle riaperture selettive, anche se bisognerà capire la situazione a livello nazionale, perché in altre parti d’Italia si sta vivendo quello che da noi è già accaduto. L’obiettivo della vaccinazione di massa a breve-medio termine è la riduzione significativa della letalità del virus. Secondo le previsioni del dipartimento, questo avverrà per fine maggio, cioè per quando avremo vaccinato e immunizzato gli ultraottantenni e i fragili. È un obiettivo fondamentale, perché significa ridare agli ospedali la possibilità di riprendere quelle attività cliniche diverse dal Covid ma che incidono in modo significativo nei percorsi diagnostici assistenziali».
Dal 7 aprile scatterà il nuovo decreto che sembra incentrato ancora sulla linea della prudenza. È d’accordo?
«Il sistema dei colori funziona e quindi è giusto continuare ad applicarlo in base ai rischi e alla situazione epidemiologica. Ovviamente prima si riesce a ripartire e meglio è. Non penso che si possa ristorare all’infinito, non è possibile né sostenibile dal punto di vista economico. Quindi il miglior ristoro è quello di lasciare alle attività produttive la possibilità di riprendere, ma questo ovviamente deve avvenire con i dati che lo permettono».
L’Abruzzo è pronto a far tornare gli studenti a scuola?
«L’Abruzzo già da gennaio, dopo le vacanze natalizie, ha dimostrato di essere pronto a questo tipo di riapertura che ha un grande valore sociale ed educativo. Poi la circolazione del virus, con le mutazioni genetiche e purtroppo la trasmissione bidirezionale, famiglia-scuola e scuola-famiglia, ha portato alla misura drastica della chiusura. Oggi la scelta della didattica a distanza può avere ancora una funzione soprattutto per gli adolescenti con più di 15 anni. Quindi si può pensare al ritorno a scuola per gli alunni di elementari e medie, mantenendo una quota degli adolescenti ancora in Dad. Però questo è ancora oggetto di valutazione».
E in estate cosa dovremo aspettarci?
«Sarà una stagione sicuramente sovrapponibile a quella dell’anno scorso dal punto di vista epidemiologico. Avremo pochi casi ma anche più gente protetta. Però questo non significa che potremo fare a meno delle misure precauzionali. Attraverso il distanziamento sociale e l’igiene personale, insieme all’immunizzazione che avrà raggiunto livelli più importanti, dovremo mantenere le giuste cautele. In autunno potrebbero esserci poi rischi di nuovi casi e focolai in aree della nostra realtà nazionale, che ci accompagneranno fino alla prossima primavera. Ma saranno situazioni molto più gestibili. Ci sarà una convivenza con la patologia».
Quindi quando potremo pensare a un ritorno alla normalità?
«Sono fermamente convinto che per il 31 maggio avremo coperto quella che è la popolazione fragile e a rischio per mansioni – come gli operatori sanitari –, gli ultraottantenni e anche la prima fascia della popolazione tra 70 e 80 anni. La vaccinazione ci permetterà di avere una drastica riduzione della circolazione del virus, ma soprattutto una drastica riduzione della letalità che è il problema principale. Perché se questa patologia respiratoria rientrerà in una trasmissione con sintomi non impegnativi dal punto di vista assistenziale, che si possono trattare a livello domiciliare o comunque senza ricorrere a terapie intensive, avremo fatto un grande passo in avanti».
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