D’Amico: cinque anni di opposizione ferma, la faremo tutti insieme

L’ex rettore cambia i modi della politica: «Abbiamo perso, la responsabilità è mia. Ma il Patto per l’Abruzzo va avanti»
PESCARA. Saranno cinque anni di «opposizione elegante», ma anche «molto ferma e molto seria» perché le questioni che interessano agli abruzzesi – «lavoro e sanità» – devono essere trattate «nelle sedi opportune e istituzionali». Luciano D’Amico, il professore, parla con il sorriso e guarda al futuro perché, ormai, il passato non si può cambiare: le elezioni regionali di domenica scorsa sono finite 53,50% a 46,50%, una differenza di 42.912 voti. «Il risultato è chiaro», dice, «ma i punti di differenza sono pochi».
Con i dati definitivi, ieri D’Amico ha telefonato a Marco Marsilio, presidente riconfermato di Fratelli d’Italia: «Mi sono congratulato con lui. Gli ho augurato buon lavoro assicurando che faremo un’opposizione che possa essere d’aiuto per realizzare progetti e programmi». La parola d’ordine è responsabilità per portare avanti il progetto del campo largo, a partire da Pescara città, dove la coalizione del centrosinistra allargato ha fatto breccia fino al 52,29%, e dalla provincia di Teramo con il 50,18%. «Lo stato d’animo», dice D’Amico, «è quello di aver fatto un primo passo e di avere di fronte una lunga marcia».
Poi l’ex rettore dell’università di Teramo fa la sua prima analisi del voto, declinata all’opposizione che verrà: «Un abruzzese su quattro ha votato la coalizione Marsilio, uno su quattro ha votato la nostra coalizione. Ma due abruzzesi su quattro non hanno votato. Questa è la sconfitta più bruciante al di là dei risultati delle coalizioni. Per questo ci impegneremo molto nei prossimi cinque anni».
A D’Amico sono mancati i voti del M5S, che si è fermato al 7,01%, meno della civica Abruzzo Insieme (7,66). Ma l’ex rettore non fa processi, salva tutti e ragiona al plurale: «Non siamo riusciti, e me ne assumo la responsabilità, a convincere gli abruzzesi che l’ente Regione impatta sulla vita di tutti i giorni e a convincere i giovani che il loro futuro può essere determinato anche dalle scelte che l’ente Regione fa. Cercheremo di essere propulsivi, di essere di stimolo per far sì che la Regione Abruzzo possa raggiungere dei buoni risultati». Un non politico tra i politici sulla scena da decenni: «Mi sono trovato ottimamente», dice D’Amico, «abbiamo discusso di come offrire soluzioni ai problemi dell’Abruzzo. In fondo, tutti siamo politici, forse io non ho la professionalità giusta ma ciascuno di noi, nella vita quotidiana, fa sempre scelte politiche ed è stato un piacere confrontarmi con i politici locali che, avendo le tecnicalità, riescono a fornire soluzioni a problemi complessi».
Non sarà l’opposizione di uno ma del Patto per l’Abruzzo: «Con tutti siamo d’accordo di non lasciare che questa esperienza in Abruzzo termini con il risultato elettorale. Continueremo a lavorare qui in Abruzzo con tutte le forze politiche della coalizione». Il candidato del centrosinistra è sicuro: «Abbiamo dimostrato, primo, che è possibile trovare un’ampia convergenza su linee programmatiche fondamentali; secondo, che dialogando con gli abruzzesi tutte le forze della coalizione sono riuscite a creare un programma straordinario; terzo, l’avere messo in campo un gruppo di candidati che credibilmente può aspirare ad essere classe dirigente di questa regione».
A chi gli chiede cosa si rimproveri, D’Amico risponde così: «Forse non aver insistito molto nello stimolare tutti i candidati a parlare del programma e di quello che avremmo voluto fare per l’Abruzzo». Davanti al circo mediatico della stampa italiana che si interroga sul mancato effetto Sardegna, D’Amico dice: «Ogni regione fa una storia a sé ed era impensabile trapiantare in Abruzzo l’effetto Sardegna. Se però per effetto Sardegna intendiamo pure una sinistra che voglia essere alternativa e pronta al governo, credo che questo ci sia stato. Abbiamo perso le elezioni, non c’è alcun dubbio, ma il modo in cui le abbiamo perse vuol dire che c’è un’alternativa a questa destra». E allora, conclude, «non vedo effetti negativi, se non ovviamente il risultato elettorale, ma vedo effetti positivi come linea di tendenza verso cui procedere senza nessuno indugio e con un impegno decisamente rafforzato alla luce dell’esperienza felicissima che il Patto per l’Abruzzo ha rappresentato per noi».

