Da 27 mesi “prigionieri” in hotel: gli sfollati ancora senza una casa

25 Ottobre 2019

La Protezione civile paga agli hotel 40 euro al giorno per vitto e alloggio, oltre 27mila euro al mese  Comune e Ater hanno proposto le abitazioni tolte agli abusivi a Rancitelli, ma la soluzione non piace

PESCARA. Ventisette mesi chiusi nelle stanze d’albergo ad attendere una casa, come quella abbandonata in fretta e in furia il 4 luglio 2017 per motivi di sicurezza. E quando arriva la chiamata del Comune, in questi giorni sempre più frequenti, la risposta degli ultimi 23 sfollati (in principio erano 236) di via Lago di Borgiano, ancora alloggiati all’hotel Holiday di Porta Nuova e al motel Amico di Città Sant’Angelo, è un secco “no”.
No a un alloggio fuori Pescara e no ad abitazioni al Ferro di cavallo, dove sono in corso gli sgomberi degli abusivi e la riassegnazione delle abitazioni svuotate che Comune e Ater vogliono destinare alle famiglie sfollate più di due anni fa dagli edifici ai civici 14, 18 e 22 di via Lago di Borgiano.
Intanto, la Protezione civile continua a pagare il salatissimo conto degli hotel passando i fondi al Comune di Pescara che li trasmette agli alberghi convenzionati. Quaranta euro al giorno per ogni ospite, tra vitto e alloggio. A far di conto spicciolo attualmente la struttura governativa invia al Comune un bonifico di 920 euro al giorno per ciascun ospite, per un totale di 27mila 600euro al mese.
Tanto costano a oggi gli sfollati rimasti in albergo che non hanno ancora un’abitazione perché rifiutata o non idonea alle esigenze personali. Dalla via Lago di Borgiano, nota anche per la presenza di un presidio dell’arma dei carabinieri, alle palazzine del ferro di cavallo in via Tavo, ci sono solo pochi metri di asfalto in linea d’aria. Il quartiere è lo stesso, ma l’atmosfera è più pesante nella centrale dello spaccio ormai conosciuta in tutta Italia dopo i recenti servizi televisivi dei cronisti di Rai2 e Striscia la Notizia. Per questa ragione, gli sfollati rimasti nei due alberghi non intendono accettare la proposta che ritengono «umiliante».
Enzo Petrella, 62 anni, profugo della Libia, sopravvive con lavoretti saltuari e col reddito di cittadinanza. Per 20 anni ha pagato 27 euro di affitto nell’alloggio di 86 metri quadrati in via Lago di Borgiano che divideva con mamma Edvige, papà Dino e la sorella Antonietta. Poi è rimasto solo e poi è arrivato lo sgombero e l’ospitalità del motel Amico dove sono alloggiate 23 persone, tra cui 2 bambini, un adolescente e due anziani.
«Negli ultimi sei mesi», rivela, «non ho mai ricevuto alcuna telefonata da Comune e Ater. Negli ultimi giorni si sono fatti vivi e mi hanno proposto di andare a mettere un materasso in una casa del ferro di cavallo che vogliono appiopparmi, ma io non voglio andarci. E neppure in via Rigopiano. Preferirei Zanni, ma dicono che lì una casa non c’è. Io non ci credo, nel frattempo sto bene in albergo». «Per noi, ormai, queste persone sono come di famiglia» li coccola il titolare dell’hotel, Luigi Monti.
Minaccia denunce e fa fatica a trattenere le lacrime Antonella Mancinelli, operatrice socio sanitaria, ospite dell’Holiday (8 persone rimaste) insieme alla madre Lucia D’Angelo, 86 anni e tanti acciacchi. L’estate scorsa comprò due bottiglie di spumante per festeggiare ironicamente il primo anno vissuto in albergo. Oggi, 27 mesi dopo l’ingresso in hotel, settima nella graduatoria delle assegnazioni delle case popolari, si mostra forte, ma poi crolla. Quelle lacrime raccontano «l’umiliazione, la paura, le ferite» di 27 mesi trascorsi «dentro una stanza d’albergo con tutte le spese extra che abbiamo dovuto affrontare» e fuori dalle mura di una casa «da cui siamo stati cacciati all’alba, in fretta e furia e che non è mai crollata», sbotta, «noi siamo in queste condizioni per colpa di chi ci ha voluto fuori dalle nostre case e ora vogliono riaffidarci alloggi peggiori di quelli che avevamo prima, costruiti negli stessi anni Settanta. Ma i nostri sono a rischio crollo e quelli del ferro di cavallo no?».
All’inquilina un alloggio al ferro di cavallo non è stato ancora offerto: «Ma è quello che temo», tira fuori l’orgoglio, «come si permettono di mortificarci, noi siamo persone perbene che hanno sempre pagato gli affitti, 46 euro al mese». In precedenza mamma e figlia hanno «rifiutato una casa a Montebello di Bertona, una a Torre de’ Passeri e un’altra senza ascensore, ora ci dicono che dobbiamo fare un sacrificio e accettare le condizioni che ci vengono offerte a Rancitelli per ripristinare la legalità. Lo facessero loro questo sacrificio», si sfoga con rabbia, «oppure ridateci una casa in via Lago di Borgiano, almeno quella zona la conosco bene dopo averci vissuto 30 anni. Oppure alle Gescal, in piazza Grue o via Trigno». Ha uno stipendio di 500 euro al mese la signora Mancinelli.
Si sente «in trappola e sotto scacco» perché non può permettersi di «decidere dove andare a vivere».