Da “Di Muzio” 60 anni tra vip e prelibatezze

Lo storico alimentari di via Carducci festeggia con Enrico e Marco, figli del fondatore Giustino
PESCARA. Moira Orfei ordinava agli alimentari Di Muzio le bottiglie del latte Stella per allattare i cuccioli quando, negli Anni Sessanta, il circo si fermava a piazza Salotto. L'attore Remo Girone, in città per un tour teatrale, usciva dall’Esplanade e piombava a sorpresa nella bottega al civico 95 di via Carducci, in compagnia del vignaiolo Marcello Zaccagnini, per acquistare zafferano e salumi aquilani. A Papa Giovanni Paolo II fu fatto recapitare in Vaticano il Lupacchioli, un dolce molisano di mais e cioccolato fondente, ricoperto di mandorle, dono di Enrico e Marco Di Muzio, 47 e 61 anni, figli di Giustino, scomparso dieci anni fa, e di Maria Donata Zuccarini, 86 anni. Fondatori, il 21 marzo 1958, dell’omonima salumeria che quest’anno celebra 60 anni di attività.
Tanti nomi del jet set, da Irene Papas a Michele Placido, Mario Soldati, Paola Gassman, Massimo Lopez, sono passati in quel paradiso di specialità alimentari prevalentemente abruzzesi, ma anche di fuori regione. Ogni giorno, da oltre mezzo secolo, una clientela dal palato sopraffino acquista e degusta prodotti ricercati come il lardo di Colonnata, i biscotti "cappuccini di Giotto" preparati dai detenuti padovani, il ciauscolo di Macerata, la carne salada del Trentino, le uova di quaglia, le pallotte cace e ove di Atessa, la ventricina vastese del presidio Slow Food.
Una storia familiare e professionale immortalata in decine di riconoscimenti e recensioni sulle maggiori riviste italiane. In una di queste, il critico Luigi Veronelli scrive che «i prodotti consigliati da Giustino e Marco Di Muzio sono anche i “coglioni di mulo” di Poggio Cancelli e l’olio aromatizzato ai limoni verdi nel negozio trasformato da pizzicheria a raffinato negozio di specialità alimentari».
In questi giorni, per festeggiare il compleanno dell’elegante bottega di legno e marmo (con un ascensore per salire in magazzino all’avanguardia dei tempi quando fu installato 35 anni fa), un banchetto con spumante e un vassoio di dolci accoglie la storica clientela di Enrico e Marco che, più di trenta anni fa hanno raccolto l’eredità di famiglia.
Gli altri due fratelli, Antonio, 65 anni, medico legale e Gioia, bancaria, hanno scelto strade diverse ma la grande famiglia arricchita dai sei nipoti (Stefano e Matteo, 6 e 2 anni figli di Enrico e Paola, e Maria Donata, Flavia, Giulio e Guglielmo di Antonio e Maria Rita) resta unita sulla scia del grande amore generato dai capostipiti di origini teatine. A Chieti papà Giustino inizialmente faceva il panettiere in via Arniense (il fratello Luigi aprì l’attività a Pescara in via Dante).
Con Maria Donata, figlia di marmisti, Giustino si sposò nel 1953, alla chiesa Santissima Trinità di Chieti, dove vivevano. Ma un giorno della fine del 1957 mastro Giustino si recò a Pescara «per pagare una partita di farina», raccontano i titolari della bottega di via Carducci, «e giunto in via Mazzini, all’angolo di via Regina Margherita 24, fu folgorato da un cartello: vendesi attività. Tornò a casa e convinse mamma Maria Donata a trasferirsi in città».
Pochi mesi dopo, il 21 marzo 1958, si inauguravano gli alimentari Di Muzio, 28 metri quadrati di raffinate prelibatezze, a due passi da piazza della Rinascita, che all’epoca era «un campetto di fango dove andavo a giocare al luna park», ricorda Marco.
La famiglia, fino a quel momento pendolare tra Chieti e Pescara con le autolinee La Majella, trovò casa in via Nicola Fabrizi, angolo via Parini, quando lì c’era ancora la farmacia Franci. Così i coniugi teatini iniziarono la loro nuova vita pescarese, nella botteguccia dove i bambini crescevano e lavorano con mamma e papà «dalle 7 alle 10 del mattino, prima di ottenere il permesso di andare al mare».
La signora Silvana, ultrasettantenne, figlia del costruttore Croce D’Amico è stata una delle prime clienti di Giustino e Maria Donata: «Erano simpatici e cortesi», rivela la signora in cerca di un mirto di Sardegna, «in quel piccolo negozio trovavo sempre tutto».
Tra gli alimenti, persino gustosità orientali, una rarità a quel tempo, «che venivano conservati», rivelano i fratelli Di Muzio cresciuti nell’asilo delle suore di Sant’Anna in via Carducci, «con i blocchi di ghiaccio che arrivavano dal porto».
Tra i ricordi di bambini «la Nutella che si vendeva al cucchiaio così come la conserva di pomodoro, le pastine erano rinchiuse nei cassetti e si prendevano con la paletta, l’olio si distribuiva nelle taniche. Papà e mamma, alla sera, nella casa trasformata in laboratorio di cucina, preparavano i bomboloni freschi alla crema e le crostate di ricotta e sceglievano con cura maniacale le spezie. La cannella doveva essere grattata all’istante».
Quali altri ricordi nella prima bottega di via Mazzini?
«La strada era viva. La città era sempre affollata di turisti che scendevano dall’interno per andare al mare con l’ombrellone sotto braccio. Dalla strada venivano richiamati dai profumi del cibo e si fermavano, come accade ancora oggi, a farsi preparare la rosetta con la mortadella e la pizza col prosciutto. I nostri genitori ci hanno lasciato in eredità anche il modo familiare di trattare con i clienti che ci mandano anche i bambini piccoli a fare acquisti. Qualcuno, nei temi scolastici, ha descritto la squisitezza dei panini di Giustino parlando di lui come un omone grande e buono. Abbiamo visto crescere diverse generazioni, qui», vanno avanti i due fratelli. «Nonna Maria Di Muzio diceva sempre che “la putec è cinem e teatr” a indicare che tra gestori e clientela si instaura un rapporto di fiducia stretta tale da vivere anche gioie e tragedie. Un giorno papà si arrabbiò con un cliente che acquistava prodotti Plasmon e voleva la maglietta per il cane. Mamma, invece, scambiava le ricette di cucina con le signore.
Come è cambiata Pescara?
Un tempo era una città elegante e raffinata. Negli Anni Cinquanta, quando ancora non c'era il mercato di piazza Muzii, le bancarelle sostavano davanti all’attuale museo Paparella -Treccia e anche all’epoca si avvertiva la concorrenza. Negli Anni Novanta papà, col passato da bersagliere a Caserta, organizzava le manifestazioni di Bicincittà e preparava panini per tutti. Nel giorno del suo funerale, la chiesa del Sacro Cuore era strapiena, una folla immensa gli disse addio. Indimenticabili gli strusci e le vasche dei pescaresi che si davano appuntamento la sera sotto i portici di piazza Salotto».
E ancora: «Nel settembre 1977, con l’arrivo di Paolo VI, la città scoppiava. I bar erano costretti ad abbassare le saracinesche perché non avevano più cibo e caffè. Era una città affollata, effervescente. Oggi il commercio langue, mancano i parcheggi, la concorrenza dei centri commerciali ci uccide lentamente. Per 25 anni restammo nella bottega di via Mazzini, poi i proprietari ci richiesero i locali e, a malincuore, ci spostammo in via Carducci 35 anni fa. Nel 1983 qui c’era un antico mobilificio».
Tra i vip che hanno degustato i prodotti Di Muzio?
All’attore Remo Girone regalammo dolci, emozionanti anche gli incontri con Michele Placido, Massimo Lopez e Paola Gassman. Irene Papas era bellissima.
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