Da garage ad alloggi: adesso si può fare

31 Dicembre 2018

La Consulta dà il via libera alla Legge Urbanistica voluta da Di Matteo quando era assessore. Si sbloccano migliaia di casi

PESCARA. La legge urbanistica regionale sul recupero dei seminterrati non crea consumo di suolo e modifiche di sagoma. Il via libera al riutilizzo di garage e scantinati arriva dalla Corte costituzionale che ha dato torto alla presidenza del consiglio dei ministri sulla questione di legittimità sollevata contro la Regione Abruzzo. La sentenza sblocca così migliaia di casi. La legge regionale 40/2017, proposta dal consigliere regionale Donato Di Matteo durante il suo mandato da assessore all’Urbanistica, incentiva infatti il recupero del patrimonio edilizio esistente, permettendo di trasformare locali seminterrati in alloggi. Non si tratta di un condono ma di un cambio di destinazione d’uso che permette di risolvere l’emergenza abitativa in tutti quei piccoli e grandi centri d’Abruzzo dove non è possibile costruire nuovi immobili. Si dubitava però che l’utilizzo dei seminterrati, di edifici esistenti o collegati direttamente ad essi, per uso residenziale, direzionale, commerciale o artigianale, sconvolgesse i piani urbanistici locali e le norme sull’ambiente. Ma la Consulta ha promosso la legge abruzzese escludendo che il diverso utilizzo dei locali interrati potesse risultare di tale peso da rendere necessaria una valutazione ambientale strategica (Vas). In altre parole, l’uso degli interrati non incide sulla pianificazione territoriale, purché non siano abusivi e siano serviti da opere di urbanizzazione primaria, strade e fogne.
La parte più interessante della sentenza della Corte riguarda l’affermazione secondo la quale il recupero dei locali interrati non implica consumo di suolo con nuova edificazione, ma solo il recupero di superfici accessorie e di vani già presenti nel tessuto edilizio, con esclusione di opere che comportino modifiche delle altezze esterne del fabbricato esistente e della sagoma delle costruzioni.
Quindi, anche nelle zone sprovviste di strumenti urbanistici, il riutilizzo degli interrati è riconducibile alla manutenzione straordinaria e al restauro e risanamento conservativo. Tutto legittimo purché si versino gli oneri previsti che rappresentano entrate per le casse degli enti pubblici. Rimane oltretutto l’obbligo di rispettare, nel recupero, le prescrizioni igienico-sanitario vigenti (parametri di aeroilluminazione, grazie ad appositi impianti e attrezzature tecnologiche). Tra i Comuni abruzzesi che più degli altri avevano dati subito il via a questa legge regionale c’è Chieti, una città tipicamente interessata al recupero di vani per uso abitativo vista la scarsa attività edilizia per realizzare nuovi immobile. Lo stesso discorso vale del resto per decine di piccoli e gradi centri dell’Abruzzo interno e montano. Secondo Bruno Celupica, il dirigente “anima” della legge urbanistica abruzzese, grazie a questa norma il governo regionale potrà vantare in cassa 3 milioni di euro per il 2019 e 2 milioni per il 2020. Cifre che quindi saranno inserite in bilancio. Lo stesso esperto regionale specifica che sono esclusi i luoghi di culto che essendo standard di piano non possono essere trasformati, così come restano fuori le aree a rischio esondazione (Psda).
«Ribadiamo», afferma soddisfatto Di Matteo, «che il provvedimento legislativo ha tutti i requisiti per dare la possibilità alle famiglie di adeguare la propria abitazione, trasformando i locali accessori in residenziali. Un’opportunità enorme per le amministrazioni comunali e per i privati cittadini che possono utilizzare correttamente tali spazi abitativi». «La normativa», aggiunge, «non determina sanatoria, ma permette di trasformare locali di servizio in abitabili ed evitare ulteriore consumo del suolo. Le strutture potranno essere recuperate come aree per attività artigianali, commerciali o destinate al settore turistico oltre all’uso abitativo. I proventi, dati dai recuperi abitativi, sono destinati ad opere di urbanizzazione dei Comuni che hanno difficoltà ad avere al proprio interno spazi verdi, parcheggi e servizi per la collettività. La legge», conclude l’ex assessore regionale, «favorisce nuove utilità di abitazione per chi deve realizzare dimore per i propri figli impedendo così nuove edificabilità».