Da noi la vita è diventata meno costosa

Ecco i nuovi dati dell’Istat sull’inflazione e gli effetti: la nostra regione è tra le più virtuose d’Italia con aumenti contenuti
PESCARA. Il costo della vita cresce e colpisce il Nord ma grazia l’Abruzzo che risulta una regione virtuosa al terzultimo posto in Italia in una classifica dove chi è primo sta peggio.
A dirlo è l'Istat che, oltre a confermare i dati medi preliminari dell'inflazione di luglio, e il rialzo dei prezzi dal +1,3% di giugno a +1,5%, calcola anche le conseguenze negative che si abbattono sui budget familiari.
«Purtroppo è confermata l'impennata dei prezzi, che triplicano in appena 3 mesi, dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Preoccupa, in particolare, la risalita del carrello della spesa, che incide su chi è più in difficoltà», afferma al Centro Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. In termini pratici questi numeri percentuali si traducono così: «Per una coppia con due figli, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 533 euro, 386 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto, 196 euro se ne vanno per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani. Mentre per la famiglia media, la stangata è di 422 euro su base annua, 286 per i prodotti acquistati più frequentemente, 146 per le compere di tutti i giorni», sottolinea Dona.
E Abruzzo con le sue principali città? L’Istat ha reso noto, ieri, l'inflazione delle regioni e quella dei capoluoghi di regione, province autonome e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l'Unione Nazionale Consumatori ha stilato una classifica delle regioni (vedi la tabella in alto) più e meno care d'Italia, in termini di aumento del costo della vita. E quelli sono i prodotti che rincarano (tabella a destra). La buona notizia è che l’Abruzzo sta meglio delle altre regioni. Da noi l’inflazione si contiene all’1,2 per cento con un rincaro annuo per le famiglie che supera di poco i 230 euro (nella tabella manca il dato del Molise, in fase di monitoraggio). Secondo lo studio dell'associazione di consumatori, in testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, c’è il Trentino Alto Adige, dove l'inflazione dell'1,9% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Segue la Lombardia, dove l'incremento dei prezzi pari all'1,7% implica un'impennata del costo della vita pari a 485 euro, terza l'Emilia Romagna, dove l'inflazione dell'1,6% genera una spesa annua supplementare di 435 euro.
In testa alla graduatoria dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, in termini di maggior spesa, si conferma Bolzano, che, pur non avendo l'inflazione più alta, 2,1% contro il picco di Ravenna di +2,3%, ha la maggior spesa supplementare, che per una famiglia tipo equivale a 698 euro su base annua. Al secondo posto Ravenna, dove il rialzo dei prezzi del 2,3% determina un aumento del costo della vita, per una famiglia tipo, pari a 645 euro, terza Reggio Emilia, dove l'inflazione del 2,2% comporta un aggravio annuo di spesa di 617 euro. Per quanto riguarda invece i capoluoghi di provincia abruzzesi c’è da dire che mancano L’Aquila e Chieti, mentre a Teramo l’inflazione all’1% significa una maggior spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 203 euro su base annua. E a Pescara l’aumento dei prezzi dell’1,5%, equivale ad un crescita del costo della vita di 304 euro su base annua.
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