Da Pescara a Harvard: l’economia ultra tecnologica di Raffaele Mauro

7 Gennaio 2021

PESCARA. Bocconi, Harvard, Nasa. È puntellato dei luoghi di formazione per eccellenza, il percorso di Raffaele Mauro. Quarant’anni da poco compiuti, cresciuto e formatosi a Pescara, figlio di...

PESCARA. Bocconi, Harvard, Nasa. È puntellato dei luoghi di formazione per eccellenza, il percorso di Raffaele Mauro. Quarant’anni da poco compiuti, cresciuto e formatosi a Pescara, figlio di Giuseppe Mauro, docente di Politica economica all’università d’Annunzio, ha trovato la sua strada professionale in un’economia in versione ultra tecnologica. Dopo la laurea all'università d'Annunzio, Raffaele Mauro, che oggi vive a Milano, ha proseguito la sua formazione prima alla Bocconi, poi con un corso di tecnologia esponenziale alla Nasa Ames e infine con un master a Harvard.
Da anni è nel mondo del venture capital, «quell'area della finanza che si occupa di investire nelle imprese ad alta tecnologia e ad alta crescita», spiega. «Il mio è stato un percorso che ha seguito il fil rouge dell'interazione tra tecnologia, finanza e aspetti sistemici». In passato managing director di Endeavor Italia, organizzazione che supporta le imprese ad alta crescita su scala internazionale, prima ancora si è occupato di investimenti high tech e imprenditorialità innovativa.
Oggi è co-fondatore e general partner di Primo Space, fondo di venture capital specializzato nella new space economy e nelle tecnologie correlate, che ha debuttato con una dotazione di 58 milioni di euro.
Lei ha vissuto moltissime esperienze in Italia e all'estero. C'è una in particolare che ha segnato più delle altre il suo percorso professionale?
«Più che una singola esperienza, per me è stato molto importante fare e ricevere attività di mentorship. Spesso, nelle prime fasi di carriera non si ha un orientamento chiaro di dove si dirige il mondo e avere qualcuno che può fornire dei punti di riferimento o essere in prima persona a darne agli altri credo sia molto arricchente».
Qual è un consiglio che si sente di dare a giovani che entrano nel mondo imprenditoriale o vogliono far crescere in termini di innovazione le proprie realtà?
«Innanzitutto, investire sulle competenze. So che può sembrare una banalità, però il livello di competizione che c'è oggi nel mondo ti impone per tutta la vita di continuare a imparare. Quindi, coltivare la propria curiosità e investire sulle competenze sono due fattori che devono valere come il mantra dell'epoca storica in cui viviamo. La seconda cosa è legata a ciò che dicevo prima sulla mentorship: chiedere aiuto. Spesso chi fa impresa si sente come un cavaliere solitario che combatte contro tutto e tutti, mentre in realtà esistono reti di imprese innovative. Un terzo elemento è il cosiddetto give back. Per avere successo, bisogna restituire. Ricordarsi di far parte di qualcosa di più grande».
Secondo lei, all'Abruzzo manca qualcosa a livello imprenditoriale? Se sì, su che cosa dovrebbe puntare?
«L'Italia e il mondo sono pieni di abruzzesi che si fanno valere, quindi ritengo che l'Abruzzo dovrebbe sfruttare la propria diaspora, non perché tutti debbano rientrare, ma per creare delle reti che possano essere efficaci nel tempo. Paesi come Israele e la Corea del Sud, ad esempio, hanno sfruttato le tante persone con un grande attaccamento emotivo alla propria terra, fisicamente localizzate altrove. Persone che possono portare idee, contatti, capitali e reinvestire sul territorio».
Ha mai pensato di rientrare qui a Pescara?
«Con il tipo di lavoro che ora svolgo sarebbe impossibile, perché devo essere vicino fisicamente al centro della finanza e dello sviluppo tecnologico in Italia. Ma ciò che vorrei fare è costruire ponti con quello che accade nella nostra regione».
Il 2021 è appena iniziato. Un suo obiettivo per questo nuovo anno.
«Sul piano professionale sto lanciando Primo Space, un fondo di Venture capital sulla space economy, un settore di frontiera affascinante e bello. L'Italia ha un ruolo molto importante nell'industria spaziale. Tutt'ora nel nostro Paese produciamo razzi, lanciatori, habitat spaziali. Tutti pezzi della filiera essenziali. Poter supportare questo comparto, incentivare nuove start up e fare in modo che nuovi team, spesso costituiti da giovani, possano avere successo anche in Italia e non dover andare per forza all'estero, è il mio obiettivo. A livello privato, quest'anno mi sposerò con Raffaella».