Da Pesco l’invito al Papa: vieni a trovare San Nunzio

Mille persone da tutto l’Abruzzo per “scortare” Sulprizio tra le vie del borgo
PESCOSANSONESCO. «Speriamo che un giorno papa Francesco venga qui da San Nunzio, a pregare. Così come vorrei che venissero in pellegrinaggio tanti giovani».
Con questo appello al Pontefice e alla gioventù, don Mauro Pallini, rettore dal 28 settembre del santuario di Riparossa, ha concluso ieri la sua omelia nel settimo giorno dal rito di canonizzazione di Nunzio Sulprizio formulato da Jorge Bergoglio in Vaticano, il 14 ottobre scorso.
Parole, quelle del giovane parroco di una chiesa con un giovane santo, pronunciate davanti a una folla di oltre un migliaio di persone, stipate davanti alla parete di roccia dal l’acqua ritenuta miracolosa, provenienti da molti paesi del circondario, quattro bus da Montesilvano e anche qualche Sulprizio da Roma e dalla California, Usa.
Volti dagli occhi umidi, baci e mani giunte in preghiera davanti alla teca di vetro dove i resti mortali del quinto santo d’Abruzzo riposano dal 1965. Da 53 anni, una ventina di pescolani, dai 18 ai 68 anni, indossano una tuta blu da operaio, vegliano come angeli custodi quello che «da sempre» è il loro santo - operaio e lo trascinano in processione a spalla. Un rito che si è ripetuto anche ieri mattina per le vie del borgo che ha dato i natali a Nunzio, «nostro figlio» per le mamme di Pesco.
Sotto un cielo che minacciava pioggia, Nunzio è uscito per la prima volta da santo per abbracciare il suo popolo di fedeli. Da Riparossa, un fiume di gente silente ha partecipato al corteo accompagnato dalle note da brivido della banda Città di Chieti, dal coro polifonico di Torre, dagli spari in collina.
In testa le autorità, il sindaco Nunzio Di Donato, il vice sindaco Aldo Luciani, don Mauro e i suoi chierichietti, il comandante della stazione dei carabinieri di Torre de’ Passeri Alessio D’Alfonso che ha curato la security della manifestazione con i vigili urbani e le guardie ecologiche che hanno dirottato, nei posteggi riservati, il traffico delle centinaia di vetture e autobus che si sono riversati in paese a una settimana dalla santificazione.
Lenzuoli bianchi ricamati, in segno di devozione, stesi sulle finestre di piazza Porta Nuova, al passaggio dell’urna che è scesa lungo la via San Rocco alle 12 ed è risalita mezz’ora dopo, tra gli applausi della gente con il volto girato verso i monti della Majella a osservare i fuochi. «Questi spari», ha detto don Mauro, «siano la voce del beato (piccolo lapsus, subito corretto, ndr) che risuona in tutta la vallata».
Applausi scroscianti. Ma in pochi vanno via. Molti rientrano in chiesa per sfilare e pregare davanti alla bara di cristallo di Nunzio. Èd è proprio sulla preghiera che il sacerdote ha impostato il suo sermone: «San Nunzio passava il suo tempo a pregare, qui a Riparossa. Poi bussava alle porte per avere un tozzo di pane. Voi oggi siete venuti quassù a vedere cosa? A calpestare la terra di un giovane che ha saputo vivere una vita di santità. Non è l’acqua che fa i miracoli, ma il tocco di Dio. Vorrei che questo paese diventasse meta di pellegrinaggio dei giovani». E, ancora: «Qualcuno di voi c’è rimasto male quando il Papa ha indicato Nunzio come napoletano (tante teste hanno annuito, ndr), ma poi ha regalato parole tenere per il figlio di questa terra. Speriamo che Francesco ci faccia visita un giorno». Figlio, appunto. Le sorelle Flora e Maria Confalone, lo hanno sottolineato: «La mattina ci alziamo e non vediamo l’ora di venire a salutarlo, in famiglia parliamo sempre di lui. Per noi è come un figlio». Da Los Angeles è arrivata Maria Sulprizio, originaria di Tocco e manager di un’azienda americana e Marco Sulprizio, funzionario Onu nella capitale. Questi i nomi degli operai del santo: Loris, Dario, Mauro e Michele Luciani, Sabatino Di Donato, Augusto Bucciacchio, Enzo Riccitelli, Vincenzo e Fabio Di Berardino, Vincenzo Buccella, Massimiliano Bucci (il veterano), Luca Odoardi, Marsico e Davide Confalone, Raimondo D’Arcangelo, Giovanni Caiani e Mariano Di Bernardo.

