Da ristorante a palazzo: in 5 a giudizio per abuso
Francavilla, l’inchiesta sull’immobile di viale Alcione: il 16 luglio la prima udienza Alla sbarra, oltre all’imprenditore Masciangelo, anche due dipendenti comunali
FRANCAVILLA AL MARE. Finisce con il rinvio a giudizio di tutti e cinque gli imputati una vicenda giudiziaria legata all’iniziale ristrutturazione di un immobile di Francavilla al Mare, in viale Alcione, che doveva diventare un ristorante di un piano e che invece si era già trasformato in una palazzina di 15 metri di altezza. Le accuse di cui dovranno rispondere a vario titolo i protagonisti nella prima udienza del processo fissato al prossimo 16 luglio, sono di abuso d’ufficio, falso e violazione delle norme edilizie.
Dei cinque imputati due sono dipendenti del Comune di Francavilla: Graziano Cialfi, direttore del settore edilizia del Comune, e Giuseppe Paolini, istruttore tecnico dello sportello unico edilizia dello stesso Ente. Insieme a loro, sul banco degli imputati, sederanno anche Ruggero Masciangelo, amministratore unico della omonima società committente i lavori; Marcello Borrone, direttore dei lavori; e Raffaele Di Giovanni, amministratore unico della Saitem, l’impresa esecutrice degli stessi lavori.
Inizialmente, Masciangelo aveva in mano un permesso a costruire per realizzare un ristorante che avrebbe preso il posto di quel villino con ampio giardino. Ma poi, nel giro di pochi mesi, e siamo nel 2016, i confinanti, che nel processo si sono costituiti parte civile, hanno visto ergersi di fronte la loro abitazione una struttura completamente diversa da quella del progetto iniziale e che gli aveva tolto qualsiasi visuale in quanto non erano state neppure rispettate le distanze di legge.
La Masciangelo srl aveva infatti deciso di cambiare destinazione d’uso a quella costruzione, facendola diventare, con la presunta complicità dei due pubblici dipendenti, una struttura ricettiva con un piano sotto terra e circa 15 metri di altezza. Fu allora che scattò la denuncia dei confinanti (la famiglia Tatozzi ha chiesto 300mila euro di risarcimento danni patrimoniali e no), alla quale fece seguito il sequestro disposto dalla procura, con tanto di sigilli apposti dai forestali. L’edificio è stato poi dissequestrato. Il Comune di Francavilla era stato più volte sollecitato dai confinanti, ma secondo i denuncianti non dispose alcun sopralluogo da parte dei vigili urbani per controllare quel palazzo che stava crescendo così in fretta, peraltro. Entrambi i permessi a costruire, sostiene l’accusa nel capo di imputazione, «si ponevano in aperta violazione delle distanze minime previste dalla norma», non solo, ma il permesso di variante in corso d’opera «assentiva in realtà», scrive l’accusa, «la realizzazione di un’opera del tutto diversa da quella autorizzata con il pregresso permesso a costruire, in quanto le altezze erano portate da 5 metri a 14 metri e mezzo e la volumetria aumentata a 1.800 metri cubi, e la destinazione d’uso mutata da attività ristorativa a turistico recettiva». Insomma, un palazzo invece di un ristorante a un piano come doveva essere.
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