Dal cameriere all’estetista, rischio povertà

Nieddu (direttivo Croce Rossa): finite le chiamate di lavoro, in tanti non sanno più come fare la spesa
PESCARA. «Non abbiamo più soldi, aiutateci». Sono le parole che il personale della Croce rossa di Pescara si sente dire in questi giorni rispondendo al numero verde per il pronto spesa e per il pronto farmaco. E in alcuni casi «la disperazione è palpabile», dice Fabio Nieddu componente del direttivo della Cri di Pescara, impegnato nell'affrontare la pandemia insieme a tanti volontari, coordinati dal presidente Gianluca Desiderio.
Tra le «situazioni delicate» emerse nei giorni scorsi c'è quella di un cameriere stagionale che ha lavorato la scorsa estate e poi per singoli eventi, oltre che a Natale e Capodanno, ma ora è fermo da febbraio. «Non avendo ricevuto più chiamate di lavoro, visto che è tutto chiuso per via del virus, ho finito i soldi. Non so come andare a fare la spesa la prossima settimana», ha detto alla Croce rossa chiedendo aiuto. Ha composto il numero 800.065.510 anche un’estetista separata che ha una bimba di 3 anni e ha difficoltà a gestire questo periodo di inattività. Un Sos alla Cri è arrivato anche due anziane sorelle che vivono sole, non hanno parenti e non sanno a chi rivolgersi per fare la spesa, perché la loro badante ha contratto il virus. «In lacrime, si sono rivolte a noi, raccontando di non aver mangiato per qualche giorno perché nessuno poteva aiutarle», raccontano. I volontari della Cri si sono attivati con questi e altri pescaresi bisognosi intervenendo direttamente e hanno fronteggiato la fase di emergenza, in attesa che i buoni spesa del Comune siano assegnati ai cittadini. Ma non è tutto nero e questa pandemia deve portare a guardare oltre con uno sguardo nuovo. «Dalle richieste di soccorso non si avverte solo la disperazione, ma anche tanta speranza», dice sempre Nieddu, «anzi, la percezione che ho avuto è che la speranza sia più diffusa, per adesso. E credo che abbia bisogno di essere costantemente alimentata dalle istituzioni, sia con gli interventi già disposti per tamponare l’emergenza alimentare delle famiglie in difficoltà sia, ancor più, con la pianificazione e programmazione di politiche sociali coordinate, magari a livello europeo, come si tenta di fare per il meccanismo “Sure” di mitigazione del rischio disoccupazione».
Il nuovo obiettivo delle politiche sociali deve essere, in un contesto nuovo come quello che si sta delineando, «la neutralizzazione alla radice dei percorsi di disperazione, che da individuali possono diventare collettivi. La storia ci insegna che questi percorsi vengono affrontati, purtroppo, con gli strumenti culturali di cui ogni persona è in possesso». È la politica che deve darsi da fare, dopo essersi distinta per «la stasi che ha paralizzato scelte fondamentali in ambito sociale. Ora abbiamo l’occasione di sfruttare in positivo il coronavirus per forzare i processi decisionali».
Sono due i possibili scenari post-pandemia. «Potrà accadere», afferma, «che le ataviche disuguaglianze strutturate nella comunità si accentuino, oppure questa potrà essere l’occasione per percorrere insieme una strada nuova, con un'attitudine diversa, se l'epidemia ci insegnerà che “siamo tutti sulla stessa barca”, come ha detto Papa Francesco». La squadra di volontari impegnata al fianco di Desiderio spera che un giorno si riesca ad «anteporre l’attenzione al compagno di viaggio all'egoistica aspirazione di raggiungere la destinazione ad ogni costo per tentare di umanizzare la globalizzazione, comprendendo che le logiche di profitto devono lasciare il passo alle logiche di solidarietà».
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