Dal cappello della Finanza al patto siglato in disparte

M5S e Pd: così l’opposizione scende in trincea, ma con due stili totalmente diversi A Pettinari che urla al megafono si contrappone Paolucci che dialoga con Sospiri
L’AQUILA. C’è modo e modo di fare l’opposizione. Puoi ricorrere a gesti di denuncia tra il folkloristico e il clamoroso o parlare a quattrocchi con il padrone del vapore. Sono due stili molto diversi che, in Consiglio regionale, mettono a nudo la distanza sostanziale che separa il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle. Ma c’è anche una terza opzione, ed è quella scelta da chi fa il salto della quaglia passando con il nemico.
Tre fotografie, scattate ieri durante la maratona delle commissioni, cominciata alle 15,30 e terminata cinque ore più tardi, descrivono perfettamente le tre facce di chi si oppone alla maggioranza. Partiamo dal megafono, il maialino e, come new entry, un cappellino con la scritta Guardia di Finanza: sono le armi del mestiere di Domenico Pettinari che alla politica del dialogo o, come lui dice, dell’inciucio con il centrodestra, preferisce lo spettacolo plateale dei 5 Stelle della prim’ora. Quelli del “vaffa”. Meglio, molto meglio, urlare al megafono, e all’indirizzo dell’imbelle presidente della Commissione, il leghista Fabrizio Montepara, frasi del tipo «Chiedeteci scusa», o «Venderemo cara la pelle», per raggiungere l’obiettivo, che cedere le armi in cambio di un piatto di lenticchie. Questa, in estrema sintesi, è la sua filosofia che lo spinge a ostentare davanti al fotografo il berretto da finanziere. Oppure a lanciare avvertimenti alla maggioranza di centrodestra svelando il piano d’attacco che da giorni prepara: la richiesta di un Consiglio straordinario sulle inchieste penali che riguardano esponenti del centrodestra.
La questione morale che Pettinari, senza porsi remore, utilizza come grimaldello per costringere Marsilio (ieri assente perché è a Bruxelles) e i suoi a votare un consistente provvedimento in favore di famiglie e imprese contro il caro bollette. Occorrono sei firme per il Consiglio straordinario, ma lui ne ha cinque. Manca quella di Silvio Paolucci, capogruppo del Pd, che preferisce l’arma del dialogo per arrivare allo stesso risultato inseguito dal pentastellato che, per cinque ore, non smette di urlare con quel megafono mentre il dem, in disparte, parla con Lorenzo Sospiri, dominus in Consiglio, e non si accorge che un fotografo immortala il tentativo di accordo.
Quale dei due stili di fare l’opposizione è più efficace? Non è facile dare una risposta se hai una maggioranza che ha comunque i numeri per asfaltare ogni tipo d’ostacolo.
Ma una cosa è certa. Si può anche tagliare la testa al toro e, senza porsi domande, passare da una parte all’altra della barricata. Come ha fatto due giorni fa l’ex 5 Stelle Marco Cipolletti. La terza foto lo ritrae già nei banchi del centrodestra. (l.c.)

