Dal palco del Ravasco al grande cinema Lucrezia si racconta

La pescarese Guidone presto protagonista su Netflix: devo molto a Rachele Marchegiani. Nonno Gino? Un principe
PESCARA. Dizione perfetta. Voce decisa, senza esitazioni. Lucrezia Guidone è un talento. Di quelli con la maiuscola. Classe 1986, nata e cresciuta a Pescara, dopo il liceo classico, si trasferisce a Roma per formarsi all'Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico e poi al Lee Strasberg Theatre and Film Institute di New York.
Tra i primissimi appuntamenti dell’ultima edizione del Fla (Festival di Libri e altre cose), Pescara l'ha ascoltata, nello spazio Matta, nella lettura dell’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio, un romanzo che da marzo scorso la vede impegnata con uno spettacolo nel quale è protagonista ma anche regista per la prima volta, in una stagione con il Teatro stabile d'Abruzzo. «Il 23 novembre saremo a Cagliari, in Sardegna», racconta. «Qualche settimana fa abbiamo portato lo spettacolo a Ortona al teatro Tosti, ma sono davvero tante le persone che mi chiedono delle date anche a Pescara e spero davvero che riusciremo a farle».
Dal 24 novembre sarà sulle scene con “Zio Vanja” di Cechov, una produzione del Teatro stabile di Torino. Nella vita di Lucrezia non c'è solo il teatro. Vincitrice del Premio Ubu come migliore attrice emergente, del Virginia Reiter, del Duse e delle Maschere per il teatro italiano, ma anche “Giovani Talenti” di La Repubblica, in tv ha lavorato al fianco di Corrado Guzzanti in “dov’è̀ Mario?”, nella seconda stagione di “Non Uccidere” sulla Rai, così come al cinema con “Noi 4” di Francesco Bruni per il quale ha ricevuto, nel 2014, il Premio Flaiano.
Sul palco fin dall'asilo dell’istituto Ravasco (dove ha frequentato anche elementari, medie e liceo classico), quando interpretò «il sole, in piedi su una sedia, tutta vestita dorata, un'immagine ancora impressa nella mia memoria», ricorda, a anno nuovo sarà protagonista nella serie Netflix “Luna Nera”, che uscirà contemporaneamente in 190 Paesi, «una serie in costume», anticipa, «ambientata nel medioevo. Un genere fantasy completamente diverso da tutto quello che ho fatto fino ad ora».
Ma se il lavoro la porta lontana da Pescara, con la sua città conserva saldo un «legame del cuore», confessa. «Al di là di tornare per la famiglia e per gli affetti, è sempre bello ricongiungermi con le mie radici. Lavorando in giro per l’Italia, sono sempre meno i periodi che riesco a passare qui, ma per le feste o appena ho un momento di pausa, torno a casa per riposarmi. Nell’ultimo anno, il progetto con il Tsa dello spettacolo dell’Arminuta mi ha permesso di fare per la prima volta il mio lavoro in Abruzzo. Ed è stato bellissimo».
Quando ha capito che la sua strada era la recitazione?
Negli anni del liceo, ma non c'è stato un momento preciso. È stata una vera e propria transizione dalla musica alla parola. Mia mamma (Roberta Moscianese, ndc) è una pianista e anch'io ho studiato il pianoforte. Avere una musicista in famiglia non ti fa prendere alla leggera questo percorso e io non ho mai avuto un approccio da hobby allo strumento. Con il tempo, però, si è sviluppato un passaggio lento e graduale. Ho capito che quella densità che trovavo nella musica e che ritengo una passione ancora fortemente radicata, poteva passare attraverso un altro canale. Mi ci sono misurata ed è andata come sappiamo.
C'è stata una persona che ha stimolato la sua passione per la recitazione e in qualche modo segnato il suo percorso?
Per me è stata determinante la signora Rachele Marchegiani, (insegnante di pianoforte di moltissimi pescaresi, ndc), che ha formato anche mia madre. Ha segnato un punto di svolta e lo dico senza falsi romanticismi. Mi ha fatto capire cosa significa poter vedere oltre quello che c'è scritto. Non a caso la disciplina della pagina musicale me la sono riportata anche nelle sceneggiatura e nelle rappresentazioni teatrali. Credo sia una fortuna a volte poter incontrare delle personalità così dense. Che ti nutrono.
Se dovesse scegliere, qual è un luogo di Pescara a cui è particolarmente affezionata?
Sicuramente il mare. È sempre stato un elemento che mi è piaciuto molto. Prima di trasferirmi a Roma, ho vissuto in una casa fronte mare. Quindi appena torno, vado subito a cercare la nostra spiaggia, la nostra costa.
Qual è uno dei ricordi più belli legati alla sua città?
Un momento incredibile per me è stato vincere il premio Flaiano per il film di Bruni. Un premio che per me da bambina ha sempre rappresentato qualcosa di irraggiungibile ed essere premiata nella mia città insieme a personalità come Luca De Filippo, Paolo Virzì e altri ha segnato una grande gioia. Spero di poter essere sempre più presente nel panorama artistico nella mia regione e nella mia città. Abbiamo tanto da dare.
E il piatto di cui proprio non può proprio fare a meno?
Ogni volta che torno, insieme a mia sorella Ludovica, vado sempre alla Chitarra Antica da Claudio, per assaggiare i suoi fiadoni caldi.
Suo nonno, Luigi Moscianese, Gino, scomparso 8 anni fa, è ricordato come il gentiluomo del basket. Che ricordo ha?
Era un principe, nei modi ma soprattutto nel cuore. Manca molto a tutta la famiglia, era un punto di riferimento e lo è ancora. Mi ha sempre sostenuta e incoraggiata a seguire i miei sogni spronandomi sempre a mettere impegno e serietà in tutto. Sento una grande vicinanza e un legame profondo con lui. E poi era bellissimo. 💙
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