Dall’urna di Celestino il no alla guerra

Le parole dell’Angelus (in mondovisione) e l’omaggio silenzioso all’eremita del Morrone
L’AQUILA. Per le dimissioni ripassare, grazie. Chi aveva speculato sulla visita del Papa all’Aquila – surrettiziamente collegata, anche da alcuni ambienti ecclesiali ultraconservatori, all’asserita volontà di Francesco di farsi da parte – è stato smentito una volta di più. Il pontefice, dopo aver aperto la Porta Santa della basilica di Collemaggio, ha sostato in preghiera davanti alla tomba di Celestino V, primo pontefice ad avere rinunciato alla sua carica. Su questo momento tanto si era speculato nei mesi scorsi ricordando come Benedetto XVI, nella sua visita del 2009, avesse lasciato, come omaggio, sulla tomba di Celestino V il pallio che gli era stato imposto a inizio pontificato. Un gesto che, per molti, aveva anticipato la sua decisione del 2013, quella di rinunciare al suo ruolo. E c’è di più. C’è la solenne stroncatura del Papa sulla lettura comune del terzo canto dell’Inferno che inguaia Celestino. «Erroneamente», scandisce il pontefice nella sua omelia, «ricordiamo la figura di Celestino V come “colui che fece il gran rifiuto”, secondo l'espressione di Dante nella Divina Commedia; ma Celestino V non è stato l’uomo del “no”», ha sottolineato Papa Francesco, «è stato l'uomo del “sì”. Infatti, non esiste altro modo di realizzare la volontà di Dio che assumendo la forza degli umili». «Proprio perché sono tali», ha proseguito il Papa, «gli umili appaiono agli occhi degli uomini deboli e perdenti, ma in realtà sono i veri vincitori, perché sono gli unici che confidano completamente nel Signore e conoscono la sua volontà».
l’angelus
All’Angelus, trasmesso in mondovisione, il Papa saluta «tutti voi che avete partecipato, anche quanti hanno dovuto farlo a distanza, a casa o in ospedale o in carcere. Ringrazio le Autorità civili per la loro presenza e per lo sforzo organizzativo. Ringrazio di cuore il Cardinale Arcivescovo e gli altri Vescovi, i sacerdoti, le consacrate, i consacrati, le famiglie, il coro e tutti i volontari, come pure le Forze dell’ordine e la Protezione civile. In questo luogo, che ha patito una dura calamità, voglio assicurare la mia vicinanza alle popolazioni del Pakistan colpite da alluvioni di proporzioni disastrose. Prego per le numerose vittime, per i feriti e gli sfollati, e perché sia pronta e generosa la solidarietà internazionale. Ed ora invochiamo la Madonna affinché, come dicevo al termine dell’omelia, ottenga per il mondo intero il perdono e la pace. Preghiamo per il popolo ucraino e per tutti i popoli che soffrono a causa delle guerre. Il Dio della pace ravvivi nel cuore dei responsabili delle nazioni il senso umano e cristiano di pietà, di misericordia. Maria, Madre di misericordia e Regina della pace, prega per noi». (e.n.)
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