Dalle Borse il primo test riflettori puntati sullo spread
ROMA. I segnali portavano tutti in questa direzione e gli operatori si sono preparati per tempo. Ma la materializzazione di un Parlamento senza una chiara maggioranza (secondo gli exit poll) deve ora...
ROMA. I segnali portavano tutti in questa direzione e gli operatori si sono preparati per tempo. Ma la materializzazione di un Parlamento senza una chiara maggioranza (secondo gli exit poll) deve ora passare il vaglio dei mercati, chiamati a dare un primo, significativo voto, all'esito delle urne.
L'Italia torna così al centro dell'interesse degli investitori di tutto il mondo, in un momento borsistico già segnato dalle tensioni sui dazi minacciati dall'amministrazione Trump e poi rasserenato dal via libera dell'Spd alla Grande Coalizione in Germania. Quando gli scenari non sono ancora definiti nel dettaglio, quello che appare certo è che la terza maggiore economia dell'Eurozona registra un pieno di voti delle forze «anti-establishment» sconosciuto ai partner dell'Eurozona. Con uno spread stabile da settimane a quota 130, sui mercati hanno finora prevalso calma e realismo: l'idea è che la riforma elettorale produrrà un Parlamento altamente frammentato, sterilizzando così, almeno nel breve termine, i rischi di mercato.

