Dalle regole al prezzario: si paga la tariffa di 50 euro per sparare a un cerbiatto

4 Ottobre 2024

Gli abbattimenti, al via dal 14 ottobre, andranno avanti fino a marzo del 2025 I prelievi solo negli Atc Avezzano, Sulmona, Subequano, L’Aquila e Barisciano

L’AQUILA. Nelle carte della Regione le regole della caccia ai cervi e il prezzario. Da lunedì 14 ottobre e fino al 15 di marzo 2025, saranno possibili «i prelievi del cervo esclusivamente in due Comprensori regionali ricompresi nei territori degli Atc Avezzano, Sulmona, Subequano, L’Aquila e Barisciano ed al di fuori delle aree protette e delle aree ad esse contigue».
I piani di prelievo si basano su una disciplina rigorosa che fissa il numero di capi da abbattere distinguendoli per sesso, classi di età e comprensorio (nel Comprensorio 1 sono 276; nel Comprensorio 2 scendono a 193, per un totale di 469) e stabilisce l’istituzione di punti di controllo per la verifica della corrispondenza tra capo assegnato e capo abbattuto, il rilevamento delle misure biometriche ed eventuale raccolta dei campioni biologici sotto la direzione delle autorità sanitarie competenti.
Nel periodo 2019-2023 i danni provocati dai cervi all’agricoltura sono stati pari a 895.340 euro ai quali andranno aggiunti quelli del 2024 che porteranno la somma a oltre il milione di euro. Oltre ai danni alle colture, sono aumentati gli incidenti stradali causati da cervi (pari a 806 denunciati nel periodo 2019-2023), spesso con danni agli esseri umani «che rendono necessario adottare adeguate contromisure al fine di salvaguardare l’incolumità di chi si mette alla guida e delle persone trasportate», si legge nella delibera di giunta.
Ma non tutti i cacciatori potranno sparare ai cervi. «Sono espressamente preposti al “prelievo selettivo (caccia di selezione)” solo i soggetti appositamente formati e certificati, i “selecontrollori”: cacciatori con specifiche qualifiche e titoli che consentono loro di praticare questa particolare attività venatoria».
Per diventare selecontrollori occorre innanzitutto partecipare ad un corso specifico, durante il quale vengono insegnati sia i fondamentali sulle specie animali (generalmente ungulati) oggetto della caccia di selezione, sia le modalità per lo svolgimento della stessa. Alla fine del corso, l’aspirante selecontrollore sostiene un esame per ottenere l’abilitazione all’esercizio della caccia di selezione.
Passiamo quindi al prezzario. I cacciatori assegnatari dei capi da uccidere dovranno versare un contributo economico, chiamato premio, all’Ambito territoriale di caccia (Atc) di riferimento di Avezzano, Sulmona, Subequano, L’Aquila e Barisciano. Le tariffe cambiano in base all’età, al sesso degli animali abbattuti e alla provenienza del cacciatore. Si parte da 50 euro per i piccoli minori di 12 mesi (si potrà sparare anche ai cuccioli), 100 euro per le femmine giovani e adulte, 150 euro per i maschi giovani e 250 euro per i maschi adulti. I cosiddetti premi aumentano se il cacciatore non è residente in Abruzzo tanto da arrivare fino a 200 euro per i cuccioli e 600 per un maschio adulto.
Ma l’Abruzzo non fa da apripista perché i cervi, cuccioli e adulti, vengono già abbattuti in altre sette Regioni d’Italia.
È il Piemonte a guidare la classifica con 3.026 esemplari da eliminare negli Ambiti territoriali di caccia di Alessandria e Alpino Torino 2. E proprio nel tariffario previsto per l’Atc alessandrino compare uno dei prezzi più elevati (750 euro) che i cacciatori sono chiamati a corrispondere per ogni esemplare adulto abbattuto (in Abruzzo può invece raggiungere il costo massimo di 600 euro ma solo nel caso di cacciatori non residenti in regione, mentre scende a 250 euro per i residenti). Anche per i cuccioli, ad Alessandria, si paga molto: 250 euro contro i 50 previsti in Abruzzo.
Dopo il Piemonte, in classifica, si piazza il Friuli Venezia Giulia, con 2.212 capi da eliminare, che però non prevede alcuna tassa per sparare ai cervi ma autorizza la caccia tradizionale anche a caprioli, camosci, daini e mufloni. E al terzo posto c’è la Toscana dove saranno abbattuti 1.167 esemplari negli Atc di Pistoia, Val Tiberina e Massa 13, che detiene il record delle tariffe perché prevede 800 euro per l’abbattimento di un maschio adulto.
Il dossier predisposto dall’assessore Emanuele Imprudente, quindi, indica che nella classifica nazionale già questa prime tre Regioni hanno pianificato che, nel 2024, debbano essere uccisi 6.405 esemplari in eccesso di cervi. Ma la lista prosegue, in modo politicamente trasversale, con l’Emilia Romagna dove, nell’Atc del capoluogo di Regione Bologna, i capi da abbattere sono 499, con tariffe non molto differenti da quelle applicate in Abruzzo.
Chiudono la classifica il Lazio (appena 34 cervi nell’Atc di Rieti a tariffa unica di 150 euro) e le Marche per le quali l’indagine comparativa indica solo il costo di 100 euro ad esemplare cacciato all’Atc di Ancona 2. (l.c.)