Damiani: «La soluzione? Più alberi Ma ora si intervenga sul traffico»

28 Febbraio 2019

PESCARA. Mettere mano al traffico in un’ottica di area metropolitana. E puntare sulle alberature stradali. Sono le soluzioni proposte dal biologo Giovanni Damiani, componente del consiglio direttivo...

PESCARA. Mettere mano al traffico in un’ottica di area metropolitana. E puntare sulle alberature stradali. Sono le soluzioni proposte dal biologo Giovanni Damiani, componente del consiglio direttivo nazionale di Italia nostra onlus e componente del Gruppo unitario per le foreste italiane. Proprio Damiani è stato direttore tecnico dell’Arta e conosce bene la situazione di Pescara, per quanto riguarda lo smog.
Qual è il quadro, in città?
È lo stesso di qualsiasi altra città molto trafficata. Gran parte del materiale inquinante arriva dal traffico, e poi c’è la questione degli impianti di riscaldamento che diventano un problema solo se le caldaie non vengono manutenute bene, e la manutenzione è prevista per legge. Il nodo vero è il traffico, specie quando c’è ristagno (in assenza di pioggia e di vento) e quando c’è una inversione termina, cioè quando il freddo crea una sorta di cappa, una coperta, che non lascia diluire gli inquinanti per cui si hanno delle concentrazioni elevate.
Che cosa si può fare concretamente per combattere lo smog?
La limitazione del traffico è possibile trovando un accordo con i comuni limitrofi e creando dei grandi parcheggi di scambio all’ingresso della città, con l’attivazione di un servizio competitivo di trasporto pubblico. Quindi si arriva con l’auto al parcheggio di scambio e poi da lì ci si muove con i mezzi pubblici. Certo, Pescara non può pensare di risolvere il problema dell’inquinamento dell’aria guardando dentro se stessa. E quando si parla di parcheggi in centro (anche nell’area di risulta) si dovrebbe riflettere sul fatto che queste aree non fanno altro che attirare i veicoli (che devono anche pagare per il parcheggio). È evidente che se lauto ci sono, inquinano. Ma ritengo, ripeto, che sia indispensabile seguire una strategia di area metropolitana.
Quindi la convenzione studiata dai Comuni è valida, come strada da seguire?
È fondamentale.
Altre possibili soluzioni?
Gli alberi. È dimostrato che più ce ne sono, più è consistente l’abbattimento delle polveri. A Londra, ad esempio, sono state misurate le polveri inquinanti (Pm10 e Pm2,5) prima e dopo la realizzazione di un’alberatura, e la differenza era del 50%. E non bisogna considerare solo gli alberi, quanto agli effetti positivi, ma anche il suolo, quindi il sistema albero e suolo nel suo complesso. Serve, quindi, una politica di mitigazione che contempli le alberature stradali e anche la cinturazione delle città, cioè le alberature attorno ai comuni. L’allocazione del verde va considerata anche in funzione di tutela della salute e mi viene in mentre a questo proposito una stima realizzata a New York sulla riduzione delle spese sanitarie in relazione alla presenza di un parco in città. E il valore era davvero elevato.
Perché secondo lei a Pescara non è mai stato fatto niente, a parte alcune sperimentazioni sul traffico?
Non lo deve chiedere a me. Ma credo che sia anche per una questione di pressioni esercitate sull’amministrazione. E penso, ad esempio, che qui si è costituito un comitato di negozianti contrari al verde nell’area di risulta. Eppure dovrebbero capire che se la gente va al parco poi va anche nei negozi. Altro esempio: le isole pedonali. Ogni volta che se n’è parlato, a Pescara, ci sono state reazioni negative. All’epoca del sindaco Mario Collevecchio, Edvige Ricci fu messa in croce sulla pedonalizzazione di Pescara vecchia. Fu paventata la desertificazione e invece è diventata una piccola Trastevere.
Parlando dei dati di Pescara sulla qualità dell’aria, Edoardo Bai, presidente dell’Associazione medici per l’ambiente, ha sottolineato che la situazione è la stessa di Milano. Un paragone preoccupante.
Certo, deve preoccupare. E la questione va risolta. È vero che a Pescara non ci sono stati i 35 superamenti dei limiti in un anno che impongono di intervenire, ma bisogna pensare anche ai picchi che vengono raggiunti. Non voglio apparire un terrorista però l’organizzazione mondiale della sanità ha stabilito che esiste un rapporto tra queste polveri e le morti premature. La riflessione va fatta al di là dei superamenti. Ricordando che queste polveri sono talmente piccole da entrare nel sangue.
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