Daniele Toto ricusa il tribunale di Pescara

1 Aprile 2017

L’ex parlamentare indagato per una presunta bancarotta va in Cassazione: giudici non imparziali, il processo si faccia altrove

PESCARA. «Nemici» in procura e in tribunale e «nemici» anche in politica. È per questo che l’ex deputato Daniele Toto chiede di spostare da Pescara il processo sulla presunta bancarotta fraudolenta di tre ditte di famiglia, la Libra, la Argo e la Fidelio, tutte con sede a Manoppello. Toto è indagato insieme ad altre quattro persone, il padre Mario, la madre Luciana Cipressi, il rappresentante legale Giovanni Di Patrizi e una commercialista di Parma, Giovanna Zamparelli.

In Cassazione. L’ex parlamentare, 44 anni, eletto alla Camera dei deputati nel 2008 con il Pdl di Berlusconi, poi passato a Fli con Fini fino a diventare coordinatore del Partito liberale (incarico terminato nel 2015), ora si rivolge alla Corte di Cassazione con un’istanza di remissione del processo affinché «il procedimento penale venga rimesso ad altro tribunale»: a Pescara, sostiene, ci sarebbe il «pericolo concreto della non imparzialità» dei giudici. Un colpo di scena arrivato durante l’udienza preliminare in corso: la Cassazione deciderà il 7 maggio e, a decisione presa, si tornerà in aula a Pescara l’11 maggio.

L’istanza. In base alla richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal procuratore Cristina Tedeschini e dalla pm Barbara Del Bono, Toto in qualità di ex socio di maggioranza di una delle ditte è accusato di aver distratto 10 mila euro e una Lancia Thema dal valore di 25.620 euro. Ma, secondo Toto, assistito dall’avvocato romano Pasquale Scrivio, procura e tribunale di Pescara non sarebbero imparziali perché lo stesso deputato, 5 anni fa, li criticò «fortemente» sull’uso delle intercettazioni telefoniche: l’istanza di remissione del processo ruota intorno a un’interrogazione parlamentare presentata da Toto nel 2012 riguardante un’inchiesta sull’ex assessore regionale Italo Mileti, poi assolto. Il documento spiega che Toto «censurò la condotta della procura e del gip nei confronti dell’imputato generale Mileti e del suo difensore avvocato Giuseppe Cichella». Nell’interrogazione, Toto denunciò presunte violazioni avvenute nell’inchiesta coordinata all’epoca dal pm Gennaro Varone: nell’interrogazione, Toto chiese al ministro della Giustizia di «promuovere l’azione disciplinare» nei confronti di Varone. Secondo Toto, la procura violò «in modo palese e illegittimo il diritto di difesa dell’allora indagato provvedendo a registrare illegittimamente conversazioni riservate con il proprio difensore, mentre il giudice delle indagini preliminari preposto, in violazione delle norme procedurali, ammoniva ed esortava in modo duro e aggressivo Cichella affinché rinunciasse al mandato». Il processo su Mileti si è chiuso con l’assoluzione, «a dimostrazione», dice la difesa di Toto, «della fondatezza delle doglianze espresse nell’interrogazione». La difesa, poi, dice che Toto, oltre all’interrogazione, nel 2013 scrisse anche una lettera all’allora procuratore capo, Federico De Siervo «non solo lamentando una illegittima condotta da parte della procura, ma richiedendo anche adeguati provvedimenti affinché tali fatti non fossero reiterati in futuro». Stessa lettera fu mandata al Consiglio superiore della magistratura, al procuratore della Corte di cassazione, alla procura e alla procura generale di Campobasso «con conseguente iscrizione di magistrati», dice il documento, «nella lista degli indagati anche quale atto dovuto». Proprio per questo, secondo Toto, procura e tribunale di Pescara potrebbero avercela con lui anche se sono passati 5 anni e se si tratta di magistrati diversi: «Non vi è dubbio che la condotta dello scrivente abbia provocato malcontento ed inquietudine nei singoli magistrati della procura e dell’ufficio del gip che si sono visti oggetto di procedimenti dinanzi al Csm e dinanzi alla procura competente di Campobasso». E per Toto, sono «reali» e «gravi» le «inimicizie» in procura e in tribunale e «questo potrebbe inficiare il giudizio del tribunale sia sulla richiesta di rinvio giudizio sia sulla eventuale sentenza di primo grado».

«Nemici». Poi il documento parla di possibili «nemici»: Toto è «un uomo politico conosciuto sia in ambito locale che in ambito nazionale e come tale ha molti avversari sia nel campo ideologicamente avverso sia tra le fila del proprio schieramento politico, avversari che definire nemici non è un’esasperazione linguistica. Pertanto, non si può escludere che il processo penale da celebrarsi dinanzi al tribunale di Pescara potrebbe essere oggetto di pressioni politiche e mediatiche potenzialmente in grado di inficiare, coartare e influenzare la decisione del tribunale».

«Creditore». Nell’istanza, poi, la difesa sottolinea che, nel fallimento, Toto «non solo è indagato per fatti e circostanze del tutto marginali e collaterali alla decozione societaria, ma è insinuato come creditore chirografario e preferenziale per oltre 270 mila euro».

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