Danni ingenti al settore orticolo molti allevamenti senz’acqua

11 Gennaio 2017

L’AQUILA. Finocchi, cavolfiori, sedani, carciofi. A essere danneggiati dal gelo e dalle intense nevicate in corso dal 5 gennaio non sono tanto le colture "dormienti”, come si dice in gergo, di...

L’AQUILA. Finocchi, cavolfiori, sedani, carciofi. A essere danneggiati dal gelo e dalle intense nevicate in corso dal 5 gennaio non sono tanto le colture "dormienti”, come si dice in gergo, di uliveti e viti; ma piuttosto quelle del comparto orticolo, ossia quelle colture destinate all'alimentazione per lo più a chilometro zero del Vastese e del Pescarse, dove gli ortaggi invernali non sono scampati alle gelate «che hanno compromesso sia i raccolti, sia la possibilità di raccogliere». A spiegarlo è il direttore regionale di Coldiretti, Giulio Federici. Le aree più colpite dal maltempo che sta flagellando mezzo Abruzzo (si salva, per il momento, il versante montano dell'Aquila) sono soprattutto quelle costiere. «Non è la montagna a essere danneggiata da questa ondata di maltempo», spiega Federici, «perché la neve è arrivata dal mare».

Danni ancora non quantificabili però: «Non è possibile fare una prima stima dei danni», aggiunge il referente regionale di Coldiretti, «perché non è stato possibile finora vedere lo stato reale in cui si trovano gli ortaggi, ancora ricoperti dalla neve». Già evidente, invece, sugli scaffali dei supermercati, il rincaro dei prezzi al dettaglio, con aumenti che in alcuni casi sfiorano il raddoppio, diretta conseguenza «non di fenomeni speculativi, che escluderei in questo contesto, quanto alla mancata raccolta».

A preoccupare moltissimo l'organizzazione di categoria che riunisce allevatori e produttori agricoli, è il settore zootecnico, con gli allevamenti in grande difficoltà. «Gli acquedotti e gli impianti di adduzione idrica si sono gelati e non hanno erogato acqua, in molti casi si è dovuto sopperire cercando di portarla a mano», spiega Federici.

Nel Teramano il gelo e le nevicate rendono ancora più difficili e dure le condizioni di tanti allevatori alle prese con le conseguenze del terremoto e con decine di stalle e ricoveri inagibili e gli animali costretti a restare all'aperto con temperature che sfiorano anche i 15 gradi sotto lo zero durante la notte: sono decine di centinaia gli ovini e i bovini che nel territorio dell'Alto Teramano sono costretti all'addiaccio.

Proprio questa mattina la Coldiretti incontrerà all'Aquila la Protezione civile e la Regione per fare il punto della situazione. «Auspico che sia possibile avere tutta la modulistica necessaria per attivare la messa in opera delle tensostrutture da adibire a stalle e che, una volta completate le procedure burocratiche (che stanno rallentando l'arrivo delle strutture, ndc), dovrebbero arrivare rapidamente e aiutare, così, gli allevatori a mettere il proprio bestiame al riparo», dice il direttore regionale di Coldiretti.

Non solo: la produzione di latte e carni è già crollata del 30%, in quanto è difficile raggiungere le stalle per la mungitura, gli abbeveraggi sono ridotti, così come la fornitura di alimenti in una fase dell'inverno in cui gli animali hanno, invece, bisogno di alimentarsi di più. Meno alimentazione e condizioni di vita più disagiate portano alla diminuzione della produzione di latte e carni e di conseguenza all'aumento dei costi per le aziende.

(m.g.)

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