De Dominicis: ho ritrovato la serenità

Caso Barusso, parla l’ex presidente della Provincia dopo l’assoluzione della Corte dei conti
PESCARA. «”Definitivamente pronunciando, respinta ogni contraria istanza, eccezione o deduzione: assolve Giuseppe De Dominicis”: con queste parole, scritte nella sentenza della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Abruzzo, si chiude per me e non solo per me, una lunga vicenda che, pur nella consapevolezza del mio corretto agire, mi ha costretto ad attraversato momenti difficili».
È l'incipit del commento dell'ex presidente della Provincia di Pescara, Giuseppe De Dominicis, alla sentenza di assoluzione per la vicenda del maxi risarcimento da 1,4 milioni di euro ottenuto da Eduardo Barusso dopo la revoca dall'incarico di direttore generale dell'ente.
«La sentenza della magistratura contabile», spiega, «mi restituisce quella tranquillità e quella serenità che avevo sempre avuto nella gestione del bene pubblico nel periodo in cui ho ricoperto responsabilità di governo. Non mi sarei mai perdonato anche la sola idea di aver potuto procurare un danno alla collettività per mia colpa; avendo agito, in tutta questa vicenda, così come ho sempre fatto, nel pieno rispetto delle leggi e dei regolamenti, oltretutto suffragato da atti e pareri interni ed esterni che hanno accompagnato il mio agire. Posso finalmente dire che la mia esperienza politica si è conclusa senza una benché minima macchia, pulito come ne sono entrato. E vorrei ringraziare, per questo, le tantissime persone che mi sono state vicine in questo difficile periodo, oltre al mio avvocato Giulio Cerceo, la cui grande competenza e professionalità si sono rivelate preziose. Un messaggio, infine a quanti (ma per la verità sono stati davvero pochi...) hanno cercato di speculare su questa vicenda: in uno stato di diritto, per fortuna, le sentenze le scrivono i giudici e non qualche toga improvvisata come il consigliere regionale Leandro Bracco, che ancorché non richiesto, si era autoproclamato custode della pubblica moralità. E dal quale, oggi, sarebbe lecito attendersi pubbliche scuse».

