De Nicola, la società chiave salvata dal fallimento

7 Febbraio 2017

Crac pilotati, il tribunale di Chieti riammette l’Opera L’Ausiliatrice al concordato Ora l’accusa potrebbe sgonfiarsi. La parola ai 33 creditori in attesa di 21 milioni

PESCARA. L’inchiesta sul crac De Nicola arriva a un punto di svolta con l’ammissione al concordato preventivo dell’Opera scolastica L’Ausiliatrice. La decisione del tribunale di Chieti, riunito in camera di consiglio, consente di evitare il fallimento a una società chiave dell’intera indagine, aperta per scavare su un groviglio di presunti fallimenti pilotati di scuole e case di cura private. Un sistema di complesse operazioni finanziarie, secondo l’accusa mirate ad evadere il fisco, nascondere i fondi e reinvestirli successivamente nel settore immobiliare. Un vortice che coinvolge le società dell’imprenditore Carmine De Nicola, 71 anni di Francavilla, ma anche i vertici della ex Carichieti, accusati di concorso in bancarotta fraudolenta.

Dopo la sentenza del 5 ottobre scorso della Corte d’Appello dell'Aquila, che ha revocato il fallimento dell’Opera scolastica L’Ausiliatrice, adesso il decreto di ammissione al concordato preventivo (emesso dal tribunale di Chieti il 24 gennaio scorso e firmato dai giudici Camillo Romandini, Alberto Iachini Bellisarii e Nicola Valletta) indica come commissario giudiziale il commercialista teatino Filippo Rosa e delega alla procedura il giudice Valletta.

«Il prossimo passaggio», spiega l’avvocato del foro di Pescara Paolo Borrelli, legale della procedura assieme a Marco Sanvitale e ai commercialisti Giuliano Pilone e Marco Roberti, «è l’udienza del 27 marzo prossimo, a cui parteciperanno i 33 creditori, a cui spetta l’ultima parola sull’accordo finanziario. In questa occasione il concordato preventivo dovrà essere messo ai voti. Attualmente la situazione debitoria complessiva dell’Opera scolastica ammonta a 21,922 milioni di euro».

La decisione del tribunale di Chieti può avere implicazioni anche sull’inchiesta principale in sede penale, coordinata dal procuratore capo facente funzioni Cristina Tedeschini e dalla pm Anna Rita Mantini. Il fascicolo sui presunti fallimenti pilotati contestati a De Nicola e ad altri 25 indagati (tra questi il suo braccio destro Antonio Di Ianni, i noti commercialisti pescaresi Andrea Di Prinzio e Guerino Testa, l’ex direttore generale della ex Carichieti Francesco Di Tizio) ruota intorno all’Opera scolastica L’Ausiliatrice, con sede a Francavilla. La società ha acquisito la Sicof, destinataria nel 2007 di un mutuo da oltre 14 milioni di euro ancora scoperto. Per l’accusa, i fondi ottenuti attraverso un mutuo «facile» accordato dalla ex Carichieti sarebbero stati distratti per finanziare le altre attività in ambito immobiliare di De Nicola, secondo una filiera che avrebbe alla base alcune cooperative ritenute «fittizie» allo scopo di evadere il fisco per poi «condurre dolosamente a stato d’insolvenza». Infine, sempre secondo l’accusa, un gradino più in alto ci sarebbero le srl per reinvestire «ingenti risorse» nel settore immobiliare.

L’ultima parola spetta al gup Gianluca Sarandrea, ma la difesa dell’ex direttore generale della ex Carichieti Di Tizio e anche dell’ex capo area Luigi De Vitis ha ora la possibilità di dimostrare come, senza più il fallimento dell’Opera scolastica, non possa più esserci il reato di bancarotta fraudolenta. Una tesi che potrebbe portare alla chiusura del caso in tempi di record.

Ripercussioni importanti potrebbero esserci anche sul secondo filone dell’inchiesta, ossia sul buco dell’istituto di credito. L’imprenditore De Nicola è uno dei tre principali debitori della ex Carichieti con una sofferenza che si avvicina ai 50 milioni di euro. Anche a causa di questi soldi mai restituiti la Carichieti è finita al centro dello scandalo economico nazionale insieme a Banca Etruria e Banca Marche. Ma adesso, alla luce del concordato preventivo, il passivo sarebbe da ricalcolare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA