De Vico: evento imprevedibile Resta la responsabilità regionale

21 Dicembre 2017

FARINDOLA. È durato oltre due ore il suo interrogatorio al quinto piano della Procura di Pescara, dove è stato ascoltato dai pm nell’ambito dell’inchiesta sul disastro dell'hotel Rigopiano dove il 18...

FARINDOLA. È durato oltre due ore il suo interrogatorio al quinto piano della Procura di Pescara, dove è stato ascoltato dai pm nell’ambito dell’inchiesta sul disastro dell'hotel Rigopiano dove il 18 gennaio sono morte 29 persone. L’ex sindaco di Farindola Antonio De Vico è tra i 23 indagati. Nei suoi confronti sono stati ipotizzati i reati di omicidio colposo, lesioni plurime colpose e crollo colposo, in relazione all’attività omissiva legata alla mancata adozione del nuovo piano regolatore generale del Comune di Farindola e alla mancata convocazione della commissione valanghe, riunitasi l’ultima volta nel 2005. De Vico ha voluto precisare alcune sue considerazioni fatte all’uscita della Procura, due giorni fa.
Dottor De Vico, come ha spiegato ai pm la mancata adozione del nuovo piano regolatore da parte del Comune di Farindola?
«Il Prg nella versione ufficiale riconsegnata nel settembre 2011 dopo il lungo congelamento subito dall’iter regionale 2005-2008 del Piano di assetto idrogeologico che non segnala nessun rischio a Rigopiano, prevede nella Tavola di zonizzazione E-08 località Rigopiano la realizzazione del Camping e la ristrutturazione delle strutture esistenti: Rifugio e Hotel. Nessuna emergenza valanghiva quindi. Anzi se il Prg fosse stato approvato ci sarebbe stata la possibilità di completamento e trasformazione addirittura con piccoli premi di cubatura validi per tutte le strutture turistiche di Farindola. Non c’è stata nessuna omissione, il prg è strumento collegiale, non obbligatorio, nessuna inerzia e soprattutto nessuna relazione geologica allarmante occultata».
E riguardo alla mancata convocazione della commissione Valanghe?
«Premetto di essere stato io a costituire la commissione locale valanghe nel febbraio 1999 e che la stessa ha operato nelle emergenze degli inverni 1999 e 2003. Al pari di quanto detto dal sindaco Giancaterino, sindaco dal 2004 al 2009, anche nel mio terzo mandato dal 2009 al 2014 la Commisione locale valanghe non è stata più attivata, dopo l’ultima volta nel 2005, verosimilmente per mancanza - basta controllare il protocollo - di fenomeni climatici estremi con rischio valanghivo 3/4 e relativo iter di allarme prefettizio e/o forestale della locale caserma con 5 unità operative. Il catasto valanghe è coerentemente silente su questo periodo, ossia sul nostro territorio non si evidenziarono valanghe a differenza di quelle registrate in occasione delle precedenti attivazioni della commissione nel 1999, nel 2003 e nel 2005».
Come giudica l’operato dell’attuale sindaco Lacchetta rispetto alla maxi emergenza neve dello scorso gennaio a Rigopiano?
«Il sindaco Lacchetta si è dato da fare tantissimo pressato dalle tante emergenze in corso sul nostro vasto territorio».
Cosa avrebbe fatto lei?
«Al netto della responsabilità madre della Regione, la parte gestionale, come ho dichiarato nella premessa dell’interrogatorio reso e di quelle che la procura vaglierà per chicchessia a iniziare da me, credo sia mancato forse il buon senso dei gestori che avrebbero dovuto meglio attrezzarsi per le note pericolosità naturali di Rigopiano, specie invernali. Quel che è accaduto nel marzo 2015 avrebbe dovuto insegnare, magari ipotizzando la chiusura volontaria per una settimana. Questo forse avrei messo in campo io se avessi vissuto o saputo del precedente isolamento a me non noto. Nessun appunto al giovane Ilario, nessuna ordinanza di chiusura evocata né sulla strada provinciale che non ci compete né sull'hotel. Solo buon senso».
La sua difesa ha depositato in Procura una relazione geologica su Rigopiano, è vero?
«Sì, abbiamo depositato una relazione del geologo Leo Adamoli sulle evidenze geomorfologiche di Rigopiano. Queste, unitamente alle evidenze storiche e climatiche già raccontate pubblicamente dal professor Mario Viola, costituiscono l'autorevole bagaglio di conoscenza locale della nostra montagna, della sua nota pericolosità naturale con la quale abbiamo sempre convissuto in armonico e reciproco equibrio, rotto oggi da fattori climatici mondiali, e della relativa consapevolezza della locale comunità. Contrapponiamo tutto ciò, con rispetto e nei termini di legge, a diverse conclusioni della Ctu che non condividiamo. Le contrapponiamo altresì e con vigore anche ai professori e alle cassandre “del giorno dopo”. L’evento eccezionale del 18 gennaio 2017 lo consideriamo imprevedibile e conseguente alla drammatica combinazione di una “bomba di neve”, sempre meno inusuale per il dissesto climatico planetario in atto, con uno sciame sismico unico o rarissimo. Per Farindola che da quarant'anni si è distinta per fatti compiuti a difesa, tutela e valorizzazione ambientale si è trattato di un imprevedibile “NeveMoto” che nulla toglie alle eventuali responsabilità che solo la Magistratura dirà e alla quale intendiamo dare il nostro contributo di conoscenze parziali».