«Debiti e casa pignorata Così ci avevamo creduto»

17 Marzo 2016

Le denunce dei truffati, dal marito senza più lavoro al barista in difficoltà «Pestilli ci assicurò finanziamenti vantaggiosi e senza bisogno di garanzie»

PESCARA. Nelle carte giudiziarie dell’inchiesta sulla consulente finanziaria arrestata per truffa si incrociano le storie di persone indebitate: ci sono i proprietari di un bar e di una pizzeria con i conti che non quadrano più, il titolare di una rivendita di barche con la casa pignorata, un artigiano delle insegne e della pubblicità piegato dalla crisi, un imprenditore di prodotti sanitari che ha chiesto un prestito per rilanciare l’attività e invece è andata ancora peggio.

La famiglia senza lavoro. E c’è anche una famiglia normale alle prese con un lavoro che, all’improvviso, scompare: alla finanza una donna ha raccontato di essersi trovata in difficoltà quando il marito ha perso il lavoro. Sono arrivati i debiti con la banca e poi verso Equitalia. È stata una conoscente a suggerirle di chiedere un prestito attraverso la broker Simona Pestilli, 39 anni di Montesilvano. La donna ha chiesto a Pestilli la somma di 20 mila euro e lei le ha risposto che poteva fargliene avere anche 30 mila «a condizioni vantaggiose». Per avviare la pratica, la donna ha pagato 915 euro che si è fatta prestare da un amico. Ma il prestito non arrivava e la donna ha fatto scrivere alla Pestilli da un avvocato. Altre promesse fino a quando le è stato detto: i bonifici sono stati già fatti e c’era solo bisogno di maturare. Da quel giorno è passato più di un anno e non è maturato niente.

Le vittime e i contratti falsi. Il tratto comune tra le vittime della truffa è la mancanza di esperienza in fondi esteri: tutti avevano fiducia nella Pestilli e firmavano contratti in inglese senza alcuna validità. Carta straccia, secondo la finanza, per alimentare l’«apparenza» e l’«immagine di alta professionalità». Ma come arrivavano le vittime alla Pestilli? Su questo l’indagine è ancora aperta. I finanzieri vogliono inquadrare i ruoli degli altri 6 indagati per truffa che consigliavano agli imprenditori di ricorrere proprio alla consulente.

Il barista in difficoltà. Il gestore di un bar in difficoltà economica ha chiesto 200 mila euro e la Pestilli ha assicurato che sarebbero arrivati in 60 giorni: il barista ha pagato 5.490 euro, ma i soldi non sono arrivati. Il barista ha chiesto perché e la Pestilli lo ha tranquillizzato dicendo che il ritardo era legato ad «adempimenti obbligatori per la legge antiriciclaggio». Poi, al barista è stato consegnato un codice che avrebbe dovuto sbloccare l’accredito sul suo conto corrente: nel giro di un oltre anno non si è sbloccato niente.

Il venditore di barche. Il proprietario di un negozio di barche e materiale nautico, con 70 mila euro di debiti e la casa pignorata, ha chiesto 120 mila euro e la Pestilli gliene ha offerti 150 mila da restituire in 25 anni con rate da 700 euro al mese. Lui ha detto sì e ha pagato subito quasi duemila euro. Ma i 150 mila euro non sono arrivati e l’imprenditore ha chiesto indietro i suoi duemila euro. Niente da fare: Pestilli gli ha detto che non poteva ridarglieli perché «la pratica era già in fase di liquidazione». Questa fase è in corso da un anno e due mesi.

L’agente immobiliare. Un agente immobiliare, indebitato con Equitalia, ha chiesto 150 mila euro: dopo aver pagato la parcella, ridotta da 1.500 a 500 euro, il finanziamento non è arrivato e lui si è lamentato. Questa la risposta della Pestilli: il denaro ottenuto come acconto e per avviare le pratiche non si poteva ridare indietro perché confluiva in un fondo, presente in un istituto di San Marino, che serviva a garantire i finanziamenti concessi.

L’imprenditore sanitario. Un imprenditore del settore sanitario, lamentando una «disagiata condizione finanziaria» con debiti per quasi due milioni di euro, ha chiesto aiuto alla Pestilli: lei gli offerto la possibilità di ottenere fino a 5 milioni di euro di fondi europei a fondo perduto presentando solo «un programma di investimento e un progetto dell’immobile». Metà della cifra sarebbe arrivata subito, l’altra metà in seguito. Per avviare la pratica, l’imprenditore ha pagato quasi 4 mila euro. Ai finanzieri, l’imprenditore ha raccontato: «Ritenendo imminente l’erogazione in forza delle continui rassicurazioni della Pestilli, mi ero obbligato per l’acquisto di macchinari destinati all’attività sanitaria per 170 mila euro che, poi, non avendo fondi per onorare il debito erano stati recuperati dalla società titolare». (p.l.)

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